Mettiamola in questo modo: la notte appena trascorsa e’ stata quella in cui ho dormito meno dall’inizio di questa avventura nella giungla. Purtroppo eravamo in troppi sotto lo stesso tetto: tra chi russava e chi parlava nel sonno, senza contare altri rumori strani, c’e’ ben poco da riposare… Se ci si mette poi anche un animale non ben identificato che nel bel mezzo della notte rovista tra i rifiuti, abbiamo completato l’opera.

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Nemmeno la colazione riesce a “rimediare” alla brutta nottata appena trascorsa: uova sode con pane raffermo, marmellata e caffè’. Se non fossimo stati abituati bene nelle prime due mattine, non ci sarebbe stato nulla di male e sarebbe stata considerata un buona colazione.

La partenza avviene alle 8 in punto: sarà una giornata pesante, lunga e faticosa. Speriamo il tempo tenga, che non piova nel bel mezzo del cammino e che non ci sia nemmeno troppa umidita’ a rendere l’ascesa piu’ faticosa del dovuto. E’ chiedere troppo?

La nostra guida Gabriel, in pochi secondi spiega il tragitto di oggi: 6 ore di cammino, 8 fiumi senza ponti da attraversare con l’acqua che arriverà fino all’altezza della vita, umidità e caldo elevati, con salita finale alla città perduta costituita da 1200 scalini. Forse sarebbe stato meglio non ricevere questo tipo di informazioni!

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Appena intrapreso il sentiero siamo accompagnati subito da un cagnolino marrone, con il quale avevamo giocato la sera precedente al campo: ci accompagnerà per tutta la giornata, rischiando in un paio di occasioni addirittura di venire travolto dalla corrente del fiume.

La giornata e’ calda ma non troppo, nemmeno l’umidità sembra dare fstidio: col passare delle ore non ci affatichiamo come avevamo temuto, ma bensì apprezziamo il cammino e il paesaggio circostante. La vegetazione e’ così verde da sembrare finta.

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I fiumi da attraversare non presentano grosse difficoltà, a parte un paio in cui effettivamente l’acqua e’ alta e la corrente abbastanza forte; passiamo tutti senza problemi, togliendoci le scarpe e camminando a piedi nudi, cercando di mantenere l’equilibrio e non calpestare sassi appuntiti o taglienti. Test passato con successo: nessuno si fa male per fortuna. Sicuramente ci si rinfresca.

Ci fermiamo per il pranzo sulle rive dell’ultimo dei fiumi da attraversare: come sempre i panini imbottiti con pomodoro e formaggio, vengono preparati dalla nostra guida e dal nostro portatore. Come sempre non manca mai l’ananas come frutta. E’ il pasto prima dell’ultima salita alla ciudad perdida, con i suoi 1200 scalini di roccia e terra.

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Ultimo attraversamento di fiume e inizia l’ascesa: siamo circondati dalla fitta giungla e gli scalini, oltre ad essere ovviamente sconnessi, sono anche scivolosi, a causa dell’umidità.

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Il primo vero e proprio contatto con la città l’abbiamo dopo circa mezz’ora di cammino dal fiume: si tratta di una terrazza su due livelli con diversi sentieri che conducono ad essa. Il tutto ovviamente circondato dalla fitta giungla, resa ancora più densa dal passare degli anni in cui e’ rimasta incolta.

La nostra guida spiega come questa sia la periferia della città, che come al giorno d’oggi, ospitava le persone meno abbienti: più ci si avvicina al centro e più aumenta il benessere e il potere degli abitanti.

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Dopo un’altra mezz’ora di scalini e terrazzamenti, raggiungiamo il cuore della città, meta finale del nostro viaggio e premio delle nostre fatiche: la piazza principale con vista mozzafiato sulle valli e colline circostanti. Non abbiamo avuto un panorama simile dall’inizio di questa avventura: ora, come per magia, la giungla si manifesta in tutta la sua bellezza e drammaticita’. Siamo quasi nel punto piu’ alto di questa vallata, postazione strategica, dalla quale si puo’ vedere tutto e tutti, ma non si puo’ essere visti.  Dopo giorni di cammino abbiamo finalmente coronato il nostro sogno: trovarsi nel centro della Ciudad Perdida con una vista a 360 gradi sulle vallate circostanti.

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Continuo a girarmi su me stesso, come in una sorta di estasi, cercando di fare entrare nel mia mente e nel mio cuore questa vastità e bellezza naturale che ci circonda. Adesso capisco perché i Tairona chiamavano questa città Teyuna – Madre Natura e il perché della loro scelta di stabilirsi in un posto simile, così lontano dal mare o da zone più accessibili.

Torno con i pedi per terra solo alla vista in lontananza di un folto gruppo di militari in sorveglianza alla zona: si trovano nella parte alta della ciudad, dalla quale possono controllare l’intera area. Ogni unita’, composta da una decina di soldati armati, tutti giovanissimi, passa dai 4 ai 6 mesi in questo posto senza fare ritorno a casa.

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L’ultimo campo si trova giusto dietro la postazione militare, spostato sulla sinistra rispetto alla piazza principale; e’ ancora più basilare del precedente, senza amache ma con materassi sparsi sul pavimento, vecchi come la ciudad stessa.

Ci sono anche delle docce, o meglio, sgabuzini in legno dove la temperatura dell’acqua e’ vicina allo zero: non ce la faccio a farmi una doccia, mi accontento di una rinfrescata veloce. Anche qui non mancano le birre, vendute a peso d’oro: ma chi può rifiutare una bionda ghiacciata dopo le fatiche della giornata e come premio per la buona riuscita dell’impresa?

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Essendo ad un’altezza molto più elevata rispetto al campo precedente, la temperatura e’ ancora più bassa; subito dopo cena fa’ freddo e a causa della stanchezza ci corichiamo presto.

Ormai abituati ai rumori notturni della giungla e per il fatto che siamo l’unico gruppo al campo, passiamo una notte tranquilla, in cui dormo bene, considerando il materasso sottile come un foglio di carta e decisamente non profumato. Si vedono anche le stelle dalla mia posizione: senza inquinamento luminoso e con il silenzio della giungla, mi addormento velocemente, consapevole del privilegio di essere in un luogo cosi’ sperduto e lontano dalla civilta’..

To be continued… leggi il seguito di questa avventura: [ilink url=”http://nonsoloturisti.it/2011/08/ciudad-perdida-giorno-4-il-ritorno/”]clicca qui[/ilink]

A proposito dell'autore

Marco

Viaggiatore per il mondo con oltre 100 nazioni visitate nei 5 continenti. La passione per i viaggi è accompagnata da quella per la fotografia. Fondatore e autore di NonSoloTuristi.it e ThinkingNomads.com

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5 Risposte

  1. stefano

    ho l’idea di fare il trekking quest’estate. quindi molto fango immagino…ma prima devo avere una risposta: ci sono pezzi che un soggetto che soffre di vertigini può avere difficoltà a passare? se si tratta di salite e fango e fatica…nessun problema! ma se si tratta di passaggi con precipizi su uno/due lati…cerco un altro posto! che dite?

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