L’avventura di Bernardo e Marcella che, in sella alle loro biciclette, hanno percorso 14 mila chilometri, dall’Italia all’altopiano tibetano, passando attraverso l’Asia Centrale. Un viaggio della durata di un anno, tra gioie e dolori, fatiche ed appagamento.

Marcella Stermieri e Bernardo Moranduzzo hanno entrambi trent’anni, lui è di Firenze, lei di Modena, lui è archeologo e lei mediatrice sociale. Entrambi amanti dell’avventura, del viaggio indipendente ed accompagnati da un forte desiderio di esplorare il mondo, decidono di partire in bicicletta da Modena alla volta del Tibet. Talmente tante sono state le loro esperienze, emozioni, desideri, avventure, appunti di viaggio, che una volta rientrati in Italia decidono di scrivere un libro: “Dalla nebbia alle nuvole – in bici verso il Tibet”.

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Il tutto ha inizio nell’ottobre del 2009 quando Marcella e Bernardo, dopo mesi di sacrifici per racimolare i fondi necessari per la “spedizione”, lasciano i rispettivi posti di lavoro e montano in sella alle loro biciclette. Da quel giorno hanno percorso 13.923 chilometri, visitando 10 paesi, per un viaggio lungo 12 mesi.

1) Oltre al desiderio d’avventura, ci sono state altre ragioni che vi hanno spinto a partire?

Siamo due persone molto inquiete e, nonostante i tentativi di razionalizzare, le nostre decisioni, la nostra curiosità prende sempre il sopravvento e ci guida in scelte che per molti possono sembrare avventate. Ad entrambi piace viaggiare e farlo nella maniera più semplice possibile, in bici.

2) Perche’ proprio l’Asia centrale?

All’inizio avevamo deciso per sei mesi dal Messico all’Argentina ma non eravamo realmente convinti della scelta. C’era qualcosa che non ci tornava. Negli anni precedenti avevamo pedalato nei Balcani fino a Istanbul che rappresenta la porta dell’oriente. Abbiamo sentito che dovevamo proseguire il cammino iniziato e che volevamo partire da casa. L’idea di prendere un aereo non faceva parte della nostra idea di viaggio: volevamo fare come gli antichi viaggiatori! Al ritorno l’aereo l’abbiamo preso: 11 mesi per arrivare in bici nel cuore dell’altopiano tibetano e 11 ore per tornare a casa in aereo. È stato uno shock.

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3) E’ stato difficile lasciare il posto di lavoro e come hanno preso le vostre dimissioni i vostri colleghi / superiori?

Marcella ha preso l’aspettativa di un anno. Lavora nella cooperativa da lei fondata con altre due socie e al momento della nascita dell’impresa ognuna di loro ha espresso un desiderio che avrebbe condizionato anche l’attività lavorativa: il suo era di andare via per un anno. Dopo due anni dalla fondazione è partita.

A Bernardo è scaduto il contratto di lavoro e a causa della crisi economica non è stato rinnovato. Il progetto del viaggio era però già in cantiere.

4) Come hanno reagito parenti ed amici alla notizia di questo viaggio?

I nostri genitori, quando gli abbiamo raccontato del nostro progetto erano tra l’incuriosito e il preoccupato. In breve però sono diventati i nostri più accaniti sostenitori. Gli amici ci dicevano che eravamo pazzi e forse non avevano tutti i torti, vista l’avventura che abbiamo vissuto.

5) Avete pianificato l’intero percorso prima della partenza o l’avete cambiato di volta in volta strada facendo?

Abbiamo deciso il punto di partenza e quello di arrivo oltre ad alcuni paesi che avremmo visitato volentieri. Durante il cammino abbiamo cambiato strada, sia per contingenze politico sociali che climatiche: abbiamo incontrato guerre civili e deserti troppo bollenti.

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6) Eravate gia’ abituati ad avventure in bicicletta prima di questa esperienza in Asia?

Abbiamo fatto due esperienze in bici ciascuna di un mese: la prima da Trieste al Montenegro, la seconda dall’Albania a Istanbul. In entrambi casi siamo partiti con molta voglia di incontrare persone, di pedalare e una scarsissima attrezzatura. Molte persone ci hanno ospitato lungo il cammino, soprattutto in Bosnia. Anche nel nostro viaggio di un anno abbiamo ricevuto tantissimo dalle persone e questa è una cosa indimenticabile.

7) Avete mai avuto ripensamenti nei mesi prima della partenza? Se si quali e come li avete superati?

All’inizio a parte l’entusiasmo per un anno di libertà totale, entrambi eravamo preoccupati: Bernardo per l’attrezzatura che avevamo comprato nuova e non tanto sperimentato (si è dimostrata ottima!) e io man mano che pedalavo mi rendevo conto che la Cina era veramente lontana. Abbiamo superato ogni problema con pazienza, ironia e supportandoci a vicenda. La gioia di essere liberi era più forte di qualsiasi ripensamento.

8) Ci raccontate uno o piu’ episodi tra i piu’ difficili che avete passato?

Non abbiamo avuto quasi nessun problema con le persone ma molti con gli agenti atmosferici. Marcella ha avuto difficoltà a pedalare con la neve, per giorni sotto zero e Berna a gestire le tempeste di sabbia nei deserti. Per fortuna uno dei due è sempre rimasto lucido.

In Turchia e sull’altopiano tibetano abbiamo avuto problemi con i cani randagi o cani pastori che ci attaccavano ripetutamente e con molta aggressività. In quei casi ci siamo difesi con urla, sassi e bastoni. Per fortuna hanno sempre funzionato.

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9) E momenti in cui vi siete sentiti felici ed appagati con voi stessi ed il mondo?

Abbiamo avuto momenti bellissimi, indimenticabili dove ci siamo sentiti bene con noi stessi, una cosa sola come coppia e in piena armonia con la natura e le persone che ci circondavano. Una sensazione di totale libertà e empatia.

Raggiungere luoghi remoti, mitici da noi solo sognati è stato motivo di grande gioia.

Soprattutto quando siamo entrati in Cina, sembrava così lontana in Italia. Anche quando abbiamo raggiunto Bukhara e Samarcanda, città storiche sulla via della seta. Infine toccare con mano i templi tibetani e sedersi a terra cullati dal fruscio delle bandierine di preghiera è stato molto emozionante. In generale entrare in contatto con popolazioni sconosciute è stato molto affascinate.

10) Vi siete mai sentiti in pericolo o avuto paura?

Come dicevamo prima, le tempeste di sabbia, soprattutto notturne, ci hanno seriamente provato e anche i cani. Abbiamo avuto pochissimi problemi con le persone in un anno di viaggio.

11) Avete avuto incidenti sulla strada? Vi siete mai fatti male?

Bernardo è caduto di bici a causa del vento. Pioveva orizzontalmente sulla discesa di un passo a più di 2600 metri d’altezza in Turchia. Una folata particolarmente forte lo ha sbattuto per terra. Lui non si è fatto nulla, se non essersi preso un gran brutto spavento mentre il cerchione della sua bici si è piegato da rendere il mezzo impedalabile. Faceva molto freddo. La gentilezza di due camionisti turchi ci ha permesso di uscire da quella brutta situazione.

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12) Come e’ stato rientrare in Italia dopo un anno passato “on the road”? E stata dura riabituarsi ai ritmi e alla routine della vita quotidiana?

È stato molto difficile. Alcuni amici viaggiatori ci avevano avvertito che la parte del viaggio più difficile da gestire è il ritorno. Avevamo passato un anno emozionante, carico di incontri e di adrenalina: tornare alla quotidianità, rallentare è stato tremendo. È stato come se l’anno di viaggio fosse stato spazzato via in pochi istanti, come un sogno mattutino.

13) Vi sentite persone in qualche modo cambiate dopo questa esperienza di vita?

Durante il viaggio ognuno ha fatto i conti con i propri limiti perché un viaggio lungo in bicicletta non ti risparmia nulla: gioia, paura, fatica, disperazione, empatia, serenità… Possiamo dire di conoscerci meglio, di essere più consapevoli.

Incontrare tante persone, spesso molto diverse da te, ti insegna a stare con gli altri e a condividere il momento a prescindere da tutto.

14) Come e’ nata l’idea di scrivere un libro?

Ognuno di noi ha rielaborato l’esperienza del viaggio a proprio modo: Marcella ne ha parlato tanto mentre Bernardo ha deciso di scrivere un libro. Sentiva il bisogno di fermare i mille ricordi e le dense emozioni nero su bianco facendolo però in una maniera diversa. Non ha infatti scritto un diario, bensì un romanzo in terza persona dove Marcella e Bernardo sono raccontati dai personaggi di Tina e Riccardo: una maniera per dare voce anche alla sua compagna.

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15) Avete in progetto altre avventure come questa per il futuro?

Già sull’aereo del ritorno parlavamo di un viaggio dall’Alaska all’Argentina, due anni di pedalate. Poi Marcella è rimasta incinta (tra qualche giorno partorisce) e i nostri sogni sono a tre!

Alcuni numeri di questo viaggio:

– Paesi attraversati: 10

– Chilometri percorsi: 13923

– Numero di forature: all’inizio tante perché avevamo dei copertoni di scarsa qualità. Sostituiti con un paio buoni abbiamo percorso 10000 km senza mai forare!

– Numero cadute: 4 (2 a testa)

Anche il video girato e montato da Marcella e Bernardo e’ molto bello: in pochi minuti sono riusciti a trasmettere l’essenza di questo viaggio.

Si possono seguire le avventure di Marcella e Bernardo attraverso il loro blog, nel quale sono elencate le librerie in cui trovare il loro libro:

www.dallanebbiallenuvole.net

 

A proposito dell'autore

Marco

Viaggiatore per il mondo con oltre 100 nazioni visitate nei 5 continenti. La passione per i viaggi è accompagnata da quella per la fotografia. Fondatore e autore di NonSoloTuristi.it e ThinkingNomads.com

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