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Namastè! Sono passati quasi vent’anni dall’ultima volta in cui sono stato a Kathmandù. Avevo lasciato una città fatta di strade in terra battuta, in cui risciò a motore sfrecciavano nei vicoli di Thamel, i taxi erano rari e le biciclette erano le vere padrone della città. Allora, ad ogni angolo di strada c’erano piccoli templi dove i locali andavano a pregare i loro Dei e il profumo dell’incenso era “l’odore” della città, una fragranza di misticismo e magia che non mi avrebbe più lasciato.

A prima vista, ciò che mi appare non è la Kathmandù di quel tempo. Vedo un mondo diverso, a tratti sconosciuto e mi ci vuole un po’ a rendermi conto di esserci già stato. Se l’asfalto ha cementato tutta la zona attorno a Durbar Square, i palazzi sono rimasti quelli di una volta. Ovunque si affacciano ristorantini per turisti e agenzie di trekking. I nepalesi si sono dati da fare, ma non hanno solo cambiato in poco tempo l’aspetto della loro capitale: hanno cambiato anche il volto della società, quella storica radicata nel passato.

Kathmandù dista solo 120 chilometri dal confine cinese e la Friendship Highway, che inizia proprio qui, è l’unica strada che collega il Tibet ad un paese straniero. Per raggiungere Kodari, l’ultima città nepalese prima del confine cinese, bisogna percorrere la strada che si snoda prima nella valle di Kathmandù, poi sui pendii delle montagne himalayane. Gli ottomila svettano dietro le alture più basse, e ad ogni curva si presentano ai nostri occhi incuriositi gli spettacoli che offre la natura da queste parti.

Per percorrere questo breve tratto della Friendship ci vogliono più di sei ore. I posti di controllo dei militari sono numerosi, spesso le frane invadono la sede stradale e la tortuosità del percorso rallenta i mezzi fuoristrada che arrancano sulle strette carreggiate con pendenze da capogiro. Kodari, la città di frontiera, è un agglomerato di case ubicate in una stretta valle a quasi duemila metri di altitudine. Ci sono alcuni negozietti di spezie, altri di frutta e verdura e una sola locanda dove i turisti diretti in Tibet passano la notte. Le formalità doganali in uscita dal Nepal sono veloci: solo un timbro sul passaporto e nessun controllo ai bagagli. Subito dopo la dogana, si deve percorrere un breve tratto a piedi, si attraversa il Ponte dell’Amicizia e finalmente si arriva in Cina.

Prima di ritirare i moduli per la dichiarazione doganale bisogna sottoporsi alla misurazione della febbre. Sembra una cosa d’altri tempi, ma è proprio così! Un funzionario – medico – munito di termometro ultrarapido a forma di pistola controlla la salute di tutti i viaggiatori in ingresso. Fortunatamente, io sono in ottima forma e i moduli mi vengono consegnati con un accenno di sorriso di benvenuto. Questo è solo il primo dei controlli…


Si riparte percorrendo un tratto di strada in salita, poi ci si ferma alla dogana, quella vera. I militari sono in uniforme verde con strisce rosse, e indossano ilo classico cappello con visiera comune a tutti i soldati cinesi. I militari appaiono impeccabili, quasi eleganti, oltre che pratici: anche se i controlli sono minuziosi si perde solamente mezz’oretta, poi si passa, siamo in Tibet.

A Zanghmu, la prima cittadina cinese, è quasi buio e anche se gli alberghi del posto non offrono nulla di buono è bene fermarsi. Si riparte la mattina successiva. Dopo i primi tornanti, l’altitudine inizia a farsi sentire… In poche ore si arriva a quota 3.500 metri. L’aria è sempre più rarefatta e, anche se lo spettacolo che appare ai nostri sguardi diventa sempre più affascinante, i nostri polmoni faticano a pompare il poco ossigeno che riescono a recuperare. Ancora qualche chilometro e la strada smette improvvisamente di inerpicarsi sui pendii della montagna e inizia un falsopiano infinito. La lancetta dell’altimetro continua a salire, sebbene meno rapidamente, mentre puntiamo all’orizzonte su cui le cime innevate fanno da contorno. La meta sembra irraggiungibile, lontana.

A breve la seconda parte di questo diario di viaggio. Vuoi essere notificato al momento della pubblicazione del nuovo post? Iscriviti gratis alla nostro RSS feed o Newsletter

Foto Nepalbaba

Diario di Giovanni

A proposito dell'autore

Marco e Felicity

Marco e Felicity, in viaggio per il mondo dal 2004 con oltre 100 nazioni visitate in 5 continenti. Prima viaggiatori e poi travel blogger, sognatori e sempre in cerca di nuove avventure.

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