Da Reykjavik a Ísafjörður: alla scoperta dell’Islanda che incanta
Il giorno in cui sono arrivata io poi, e’ stato il giorno in cui ha iniziato a nevicare. E infatti, appena uscita dall’aeroporto, una tormenta di neve mi ha accolto a braccia aperte. Per la strada non si vedevano auto per chilometri e l’autobus che dall’aeroporto porta a Reykjavik ha impiegato quasi un’ora e mezza per arrivare al mio ostello in città. A Keflavik, l’aeroporto di Reykjavik, una linea di trasporti efficiente e funzionale porta i visitatori direttamente davanti l’entrata di qualsiasi tipo di ostello o hotel in centro, e questo, guardando il freddo fuori dal finestrino fa davvero la differenza quassù.
Reykjavik e’ rimasta esattamente come la ricordavo, solo più bianca. Da quando l’avevo lasciata un anno fa non e’ cambiato quasi niente. Dopo due giorni in città mi ricordavo tutte le strade e gli angoli della città con le sue caratteristiche. Bello, bellissimo, passeggiare per le stradine adornate ovunque con luci e colori di Natale.
Il primo giorno e’ stato strano in quanto mi sono dovuta abituare all’orario del sole. A queste latitudini, a dicembre, il solo inizia ad levarsi verso le 10 di mattina; e’ successo cosi’ che la prima mattina svegliandomi alle 9.30 era ancora tutto buio… li’ ho pensato a come farà mai questa gente ad andare a lavoro ogni giorno in questo modo, al buio; in più in Islanda il sole d’inverno e’ molto diverso dal nostro sole mediterraneo.
L’alba sembra già tramonto e la a sensazione che si ha durante il giorno e’ quella di un costante crepuscolo. Se non e’ nuvoloso, il solo splende leggermente più in alto dell’orizzonte fino alle 3 di pomeriggio, prima di iniziare a prepararsi di nuovo per la notte, e verso le 4 si accendono già le luci della città e ci si prepara per la sera. Il viaggiatore ha la sensazione, cosi’, che il tempo a disposizione sia molto breve, il giorno termina troppo in fretta ed e’ difficile organizzarsi e riuscire fare tutte le cose che si vorrebbe.
Nonostante questo, l’Islanda e’ un posto stupendo. All’ostello ho incontrato tantissima gente che mi diceva di essere triste nel ripartire. Quasi tutti provavano la stessa sensazione e questo mi ha davvero impressionata e mi ha fatto pensare a quanto questa terra lontana possa affascinare.
Reykjavik e’ la sola città che possa essere chiamata tale in tutta l’isola. Una volta li’ si hanno due possibilità: o la si adotta come base e ogni giorno ci si allontana con uno dei tanti tour organizzati alla scoperta di gioielli quali il Golden Circle, con il famoso geyser, o la Laguna Blue, oppure la si lascia alle spalle e ci si avventura verso un mondo sconosciuto.
Il mio piano era di arrivare ad Ísafjörður, non Interessata per niente ai tour in città. Ci avevo già provato l’anno prima, a marzo ma non ero riuscita ad arrivarci in quanto le strade erano ancora inaccessibili per la neve. Questa volta ho avuto la grande intuizione di provarci in aereo.
Ísafjörður e’ un paesino di circa 3000 abitanti sui fiordi occidentali, su nel profondo nord. In inverno l’unico modo per arrivarci e’ in aereo appunto, se il tempo permette. E al mio primo tentativo, infatti, il tempo aveva deciso di non permettere. Dopo aver atteso mezza giornata in aeroporto in attesa di informazioni, la notizia era finalmente arrivata: volo cancellato.
Ma niente panico! L’Islanda a volte e’ testarda, ma lo sono anche io.
Cosi’ il giorno dopo ho deciso di riprovarci. La seconda mattina, il volo era di nuovo stato rimandato, ma nel pomeriggio il tempo su a nord e’ migliorato e finalmente la notizia del tanto atteso check in ha rincuorato il mio cuore di viaggiatrice preoccupato.
Stupenda Ísafjörður!
Questo posto ti ruba il cuore dal momento in cui inizia ad apparire sotto ai tuoi piedi, quando le nuvole all’improvviso si aprono e sotto l’aereo si spalanca il paesaggio più bello del mondo. Circondata da maestose e bianche montagne, nascosta tra I fiordi, Ísafjörður, il “Fiordo di ghiaccio” appartiene ad un altro mondo.
Al mio arrivo in paese, sono stata ospitata da Graham, un studente americano dell’università locale, conosciuto attraverso il sito del couchsurfers. A Ísafjörður c’è un solo hotel, chiamato in maniera poco originale “Hotel Ísafjörður”. In estate le case degli abitanti del posto si trasformano tutte in guest-houses e bed and breakfast, per accogliere i turisti che arrivano fin quassù, ma in inverno, se non fosse stato per Graham, sarebbe stato difficile trovare un posto dove dormire.
Lui e i suoi amici vivono in una piccola cassa gialla alla fine della strada, tutti sono stati gentilissimi. Graham e’ venuto a prendermi all’arrivo e mi ha mostrato il paesino e la vita semplice di quassù. In paese c’è un posto, e uno solo, per ogni cosa: un supermercato, una banca, un take-away, un ufficio postale, un paio di panetterie e un solo pub…e’ strano e difficile immaginare la vita qui se non la si vede con i propri occhi.
Nonostante tutto, la vita a Ísafjörður e’ dolce. Le persone sono semplici e contente. Quando la signora della panetteria ha sentito la mia storia, mi ha ringraziato per essere venuta a visitarli in inverno. Le persone si conoscono tutte. La gente mi ha continuato a chiedere costantemente per due giorni dove alloggiassi e il giorno in cui volevo comprare una cartolina nell’unico negozio di libri della città, dato che l’unico negozio di souvenirs era chiuso in inverno, mi sono sentita dire dalla ragazza del negozio di provare a chiedere all’hotel perché loro avevano finito la cartolina che cercavo, m il fotografo della suddetta lavorava in hotel e forse ne aveva altre con se’!!!
Ísafjörður e’ meravigliosa. Nei due giorni in cui ci sono stata, ho camminato costantemente per le sue stradine meravigliata e sorridente. Il paesaggio che offre e’ uno dei più belli che abbia mai visto nella mia vita, con montagne altissime che circondano tutto il paesaggio, e la quiete e il silenzio ovunque, a ricordarmi quanto siamo piccoli.
Il sole qui sorge alle 11 di mattina. Siamo quasi agli estremi. Il sole sorge dietro una delle montagne che circondano il fiordo, e per tutto l’inverno non ce la fa ad arrivare abbastanza in alto da poter sfiorare con i suoi raggi la cittadina. Cosi’, in inverno, i raggi del solo riescono solo ad illuminare le cime delle montagne di fronte, trasformandole in delicati pezzi di rosea bellezza.
Il mio primo giorno ad Ísafjörður sono stata fortunata perché il tempo e’ stato stupendo, con un cielo blu e limpido che splendeva sulla neve fresca caduta la notte prima e rendendo il tutto incantevole. Tuttavia, mai fidarsi del tempo islandese. Quella stessa notte, lentamente, il tempo ha iniziato a trasformarsi e verso mezzanotte una tempesta di neve come non avevo mai visto in vita mia si e’ abbattuta sull’intero fiordo. Svegliata di soprassalto in piena notte, guardando fuori dalla finestra ho visto il vento portare via con se’ la neve a una velocità incredibile.
Il giorno dopo l’intero paesaggio era totalmente diverso, la baia era ghiacciata e il vento aveva ricoperto di ghiaccio tutti i muri delle case.

Il tramonto da queste parti e’ verso le 3 di pomeriggio. Qui il giorno e’ davvero breve e i ritmi di vita lenti e pacifici. Parlando con la gente locale e facendoli partecipe della mia preoccupazione sulla possibilità di vedere annullato il mio volo del pomeriggio,la loro risposta in tutta tranquillità e’ stata che da quelle parti e’ una cosa normale, a volte i voli sono annullati per un’intera settimana.
Quassù, Tutto e’ più lento , specialmente se ha a che fare con il tempo.
La città a dicembre e’ una festa di colori. Le case sono l’orgoglio di Ísafjörður e quando sono adornate a festa per Natale, con mille luci colorate alle finestre e strade e giardini, sembra davvero di camminare in un paesaggio da fiaba. La prima casa fu costruita ad Ísafjörður intorno al 1800. Ho provato ad immaginare la vita’ da queste parti a quei tempi, a come la gente avesse mai deciso di insediarsi in questo posto, a come le case siano state fredde e gli inverni lunghi…e non ho potuto non ammirare questa gente.
Cosi’, alla fine, il cielo ha finalmente ha deciso di darmi una possibilità’ e il terzo giorno sono finalmente riuscita a tornare a Reykjavik…e cosi’ e’ successo che alla fine lassù ho lasciato un pezzo del mio cuore di viaggiatrice…ricorderò per sempre la sensazione provata nell’arrivare in questo posto, l’emozione di trovarsi di fronte a tanta bellezza e terrò queste emozioni per sempre con me, nelle pagine del mio diario, fino al giorno in cui ci ritornerò







