Sto leggendo un libro che sta contribuendo al totale lavoro degli ingranaggi dentro la mia testa. Questo testo ha fatto sì che io cominciassi a ragionare sui confini.

Se c’è una parola, infatti, che ha sempre solleticato la mia fantasia e il mio viaggiare, quella parola può essere soltanto “Confine“.

Chiamatelo Border o Grenze che dir si voglia  ma un confine resta pur sempre una linea, più o meno umana, tracciata da qualche parte: una strada, una carta geografica, dentro la nostra mente.

Quando ero piccola e sono stata portata all’estero per la prima volta, sommersi mio padre di domande sulla faccenda del confine.

Ma cosa si vede al confine? Com’è segnato il confine?

Ai tempi, ormai millenni fa, c’erano le gran dogane con i gran doganieri che fermavano tutti con fare perentorio e contribuivano al formarsi delle file dei vacanzieri più o meno pazienti. Mi piaceva passare davanti al doganiere e osservarlo dal finestrino posteriore con un po’ di timore nel cuore.

Benché fossi bimba, riconoscevo il lui un’autorità immensa: quella del sancire il passaggio da una nazione all’altra. Erano mica bruscolini, vero? Dentro di me il passaggio da una nazione all’altra era visualizzabile sono un gran spazio aperto che si legava al concetto di terra di nessuno. Questo concetto si rivoluzionò totalmente e la certezza mi crollò quando mi trasferii per lavoro in Svizzera.

Tra la Svizzera e l’Italia non c’era neanche mezzo millimetro di spazio se non, ma ne ebbi la certezza solo molti anni dopo, per quando riguarda i remotissimi confini montani e/o dispersi da qualche parte. Vivendo lì saltavo di qua e di là del confine con una facilità che non avevo neanche quando ero piccola e giocavo ad elastico (mai giocato ad elastico?) con le mie amiche. Mi piaceva transitare liberamente ma amavo ugualmente la presenza a mo’ di segnalibro di quei doganieri fermi, decisi, imponenti anche se non ero più una bimba.

E del confine mi è rimasto dentro questo: un gran senso di solennità e la capacità di mescolare le situazioni. In prossimità dei confini hai un po’ della nazione che ti porti dientro e altro della nazione che hai davanti. Mettendosi in modo immaginario a cavalcioni sulla linea che separa due realtà si acquisisce le caratteristiche di quello che ci circonda, indistintamente. Il confine è stato protagonista di storie indimenticabili, bellissime e anche crudeli. Storie che, a loro modo, possiamo riscontrare in tutte le culture del mondo. Il confine è stato spesso motivo di contesa, di guerra, di pace, di matrimonio e di tradimento.

Il confine è una linea percorribile e transitabile. Esso è parte della materia stessa del viaggio.
Il confine non è una linea che divide. E’ ciò che salda insieme il mondo e ci permette di visitarlo.

Le terre di confine sono magiche perché racchiudono in loro la diversità di ciò che uniscono. Se non ci avete mai pensato prima, considerate e inventate un vostro prossimo viaggio seguendo una linea di confine.

Lasciatevi conquistare dal suo fascino sottile ed infitino, come una linea che non ha capo e non ha fine.

A proposito dell'autore

Giovy Malfiori

Travel blogger e scrittrice freelance: classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi piace viaggiare con i mezzi pubblici, con gli occhi ben aperti e con il cuore curioso. Ho una passione sfrenata per le Isole Britanniche e per i piccoli luoghi che non aspettano altro che essere raccontati.

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3 Risposte

  1. Devis

    Ho letteralmente divorato ciò che hai scritto 😀 Anche se ne avevi parlato un poco anche l’altra volta nel tuo blog.
    Grazie infinite di esserci!!!

    Rispondi

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