Sono stata battezzata con i colori del giallo e del blu, che contraddistinguono dal 1989 la squadra degli aranceri dei Credendari, nel 2004.

All’epoca ero una delle poche donne ad avere il coraggio di affrontare senza protezioni chili e chili di arance tirate da pochi metri ma la cosa poco mi importava, visto che ero circondata da alcuni dei miei più cari amici e potevo contare sulla presenza anche di quello che sette anni dopo sarebbe diventato mio marito.

Ricordo che a scuola per un breve periodo fece parte della mia classe una ragazza eporediese che tornò a conclusione del carnevale con due occhi pesti e viola.

A me fortunatamente non accadde nulla del genere. Rimasi spavalda fino a che non vidi arrivare nella piazza i cavalli del primo carro. In quel momento me la feci addosso, quasi letteralmente. Vidi arrivare davanti a me un carro scuro, tirato da due cavalli nervosi e spaventati dal frastuono che regnava nella piazza e pensai che forse non era stata una grande idea partecipare al tiro delle arance.

5.000 spettatori o giù di lì, tutti rigorosamente muniti del tipico cappello rosso o cappello frigio che li protegge dai tiri degli aranceri, aspettavano di vedere come se la sarebbe cavata quella ragazza grassottella che fino a pochi minuti prima sorrideva e scherzava.

Rimasi nelle retrovie per un po’, come consigliatomi dagli amici veterani del tiro, poi piano piano provai a tirare anch’io qualche arancia, il più delle volte mancando il bersaglio.

Nella battaglia rappresentavo una popolana, ruolo che per inclinazione politica mi si addice particolarmente. Sprovvista di qualsiasi protezione, ho combattuto per due giorni a suon di arance contro le armate del Feudatario, rappresentate da tiratori su carri trainati da cavalli, che indossano protezioni e maschere che ricordano le antiche armature.

Facile per loro, un po’ meno per noi, per i Credendari in particolare, una delle squadre più giovani del Carnevale e quindi con poche risorse disponibili.

L’anno dopo, nel 2005, ci sono tornata come spettatrice e per ironia della sorte, non indossando il famoso cappello rosso a forma di calza che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta, fui l’oggetto prediletto del tiro di due burloni in Piazza Ottinetti!

Per maggiori info sul carnevale storico di Ivrea visita il sito ufficiale.

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Io e Cristian, mio marito, a conclusione del primo giorno di battaglia

A proposito dell'autore

Aritravelplan

Travel Planner per passione. Moglie e mamma adottiva di Calimero e Silente, viaggio da sola da quando ho 12 anni e voglio vedere tutto il mondo!

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