Sono da sempre un appassionato della montagna, che amo e rispetto profondamente.

Lo scorso dicembre, per la precisione il 18 dicembre, la domenica prima di Natale, io ed un mio caro amico siamo partiti da poco prima di Madonna dell’ Acero,  nell’alto Appennino bolognese,  intenzionati a salire fino ai 1827 metri di Monte La Nuda.

La giornata non era particolarmente bella ma almeno non pioveva, per cui di buon mattino ci siamo messi in cammino.

Verso mezzogiorno arriviamo in cima. Da lassù si gode di un panorama mozzafiato e si è immersi in un silenzio surreale.

Dopo un velocissimo pranzo al sacco, la temperatura che stava iniziando ad abbassarsi pericolosamente non ci dava tregua, iniziamo a malincuore a scendere.

Iniziano così i problemi:  sul terreno si era formato un sottile strato di verglas  che rendeva il nostro passaggio estremamente pericoloso. Non eravamo provvisti di ramponi quindi imboccavamo spesso divagazioni dai sentieri segnati per cercare un minimo di aderenza  sul terreno scivoloso.

Con molte difficoltà, attraversando la Valle del Silenzio, arriviamo al Rifugio Cavone e finalmente tiriamo entrambi un sospiro di sollievo.

Davanti ad una tazza di cioccolata fumante, raccontiamo al proprietario del rifugio la nostra avventura e apprendiamo che in passato scalatori ben più esperti e equipaggiati di noi hanno avuto incidenti  gravi lungo il nostro stesso percorso.

La montagna ha una forte individualità che va sempre rispettata, mai, questa la lezione da noi sapientemente imparata, affrontarla a cuor leggero!

Racconto e foto di Stefano Santi, 34 anni , bolognese, sportivo e amante della montagna, è iscritto da 5 anni al CAI di Imola.

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