E’ un piacere intervistare Elisa Finocchiaro, 2 tesi di laurea sulle culture e sui popoli della terra, ex consulente presso la FAO, ha viaggiato in lungo e in largo per il mondo e ha coordinato le attività di comunicazione, informazione ed educazione per il progetto di Medici senza Frontiere a Malta e durante l’epidemia di colera a Luanda, in Angola.

ELISA, DIREI CHE VIAGGIARE E’ PARTE INTEGRANTE DEL TUO MODO DI ESSERE. CHE COSA SIGNIFICA PER TE VIAGGIARE?

A volte nel guardare il mondo viaggiando mi è sembrato di  perdermi. E’ una sensazione di libertà estrema, quella dell’indeterminatezza, dell’abbandonarsi un po’ al caso. E’ una delle principali differenze tra le vacanze, i tour organizzati, il turismo di massa e il vero viaggio. Quest’ ultimo per sua costituzione include sorprese, imprevisti, momenti di sconforto, scomodità, la solitudine e la frustrazione che vengono dallo scontro con la diversità, specialmente se si viaggia soli, e quindi senza “rifugi”.

Tutto quello che menzioni, il fatto di aver fatto lunghi viaggi da sola o aver operato nell’umanitario per un lungo tempo, mi ha dato identità. Eppure, tornando a casa, dopo tutte le lotte che avevo ingaggiato nel mondo, mi resi conto che per me la lotta più difficile da ingaggiare era proprio questa: realizzare bene una sana “normalità”, trovare la sorpresa e la curiosità del viaggio passeggiando soli per la propria città, parlando con qualche sconosciuto sulla metropolitana o guardare dal finestrino del treno che prendo per andare a lavoro, o osservare chi ci siede di fronte. Si è liberi quando non si ha più una missione. Per me viaggiare era una missione ed ora che sto ferma mi sento libera, sotto un certo punto di vista. Libera dal fatto di viaggiare e soprattutto viaggiare da sola, per sentirmi più forte. Forse i viaggi migliori quindi devono ancora venire.

I NOSTRI LETTORI CONOSCONO GIA’ ALCUNE DELLE TUE AVVENTURE PER IL MONDO. QUALE QUELLA CHE TI HA CAMBIATO LA VITA?

Quando ero in Maranhao, in Brasile, ad Atins per l’esattezza, mi è successa una cosa che non scorderò mai. Andai a fare il bagno con Martin, conosciuto in viaggio, e dopo qualche bracciata, guardando alle mie spalle mi resi conto che eravamo già spaventosamente lontani dalla riva. Provammo a tornare indietro ma era impossibile. La corrente era molto, molto più forte di noi, tanto da farci perdere ad un certo punto la volontà di lottare. Pensammo solo a riposare e a rimanere tranquilli, sperando che qualcuno ci avrebbe soccorso, ma in realtà nessuno ci trovò, mentre la corrente ci allontanava sempre di più dalla riva. Passammo per l’esattezza sei ore in mare, e si fece addirittura buio. Per fortuna ad un certo punto la corrente cambiò direzione e grazie anche al fatto di trovare un banco di sabbia in mezzo al mare riuscimmo a tornare, seppur stremati e su un’altra spiaggia. Di questa avventura potete leggere un racconto dettagliato sul mio blog.

HAI TROVATO DIFFICOLTA’ NEI TUOI VIAGGI IN SOLITARIA?

Viaggiare soli significa davvero abbandonarsi all’alterità. Viaggiare con qualcuno, qualcuno che ci “portiamo da casa”, è, appunto, portare con noi un pezzetto di casa. Viaggiando da soli non vi è possibilità alcuna di chiudersi in dinamiche familiari. Bisogna scegliere come compagni persone che si incontrano lungo la strada.  Ma questa non direi che è una difficoltà vera e propria, anzi spesso è un vantaggio. Non mi è mai successo niente di spiacevole. Credo che se viaggiando abbiamo paura questo viene percepito dai locali e allora si che può succedere qualcosa. Ma se invece abbiamo gli occhi bene aperti e la fiducia non ingenua nel prossimo difficilmente possa succedere qualcosa.

QUALI CONSIGLI DARESTI A CHI VUOLE COLLABORARE CON ASSOCIAZIONI CHE FORNISCONO SOCCORSO UMANITARIO NEL MONDO?

Innanzitutto credo che per collaborare con organizzazioni serie bisogna avere una preparazione e affrontare un vero e proprio processo di reclutamento. Non credo nel volontariato non qualificato. Credo che certe cose vadano prese seriamente, come un lavoro per l’appunto. In certi paesi non si ha bisogno di persone che partono per sentirsi migliori e apposto con la coscienza, non si ha bisogno di persone che vogliono sentirsi i salvatori del mondo. Uno dei peggiori mali in questo campo è l’assistenzialismo,il paternalismo, la presunzione. Spesso sotto il fatto di voler aiutare si cela un profondo egoismo e narcisismo. Credo che certe esperienze vadano fatte con la coscienza che è innanzitutto noi stessi che stiamo aiutando entrando in situazioni del genere. Bisogna essere umili e rigorosi, ed essere coscienti del fatto che non esistono missioni assolute e persone da salvare, ma contesti nei quali si può dare un contributo a se stessi e agli altri.

COME TI ORGANIZZI IN PREVISIONE DI UN VIAGGIO. QUALI LE COSE DA NON DIMENTICARE MAI?

Faccio sempre una lista delle cose da portare cominciando a scriverla molto tempo prima. E’ bene curare anche tutta la questione dei biglietti, dei visti, e soprattutto organizzarsi per avere più di una carta di credito – nel caso in cui una non funzioni – oltre ovviamente ai numeri da chiamare nel caso in cui smarrissimo la carta o ne venissimo derubati.

QUALE SARA’ IL TUO PROSSIMO VIAGGIO?

Voglio andare a New York.

 

Qui puoi leggere la raccolta di racconti di viaggio di Elisa.

Qui trovi invece i suoi album di foto.

 

A proposito dell'autore

Aritravelplan

Travel Planner per passione. Moglie e mamma adottiva di Calimero e Silente, viaggio da sola da quando ho 12 anni e voglio vedere tutto il mondo!

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