A che cosa si pensa quando si parla Norvegia? Immediatamente ai fiordi, alle isole, a Capo Nord e a mille altri luoghi, da visitare o in cui ritornare, legati al mare.

La Norvegia coi suoi oltre 20.000 chilometri di coste (inclusi fiordi e baie) non può che essere inesorabilmente legata al mare.

E chi non pensa al favoloso Hurtigruten il postale dei fiordi? Chiaramente un viaggio così è un’esperienza indimenticabile ma anche costosa, anche se tuttavia esistono dei modi per risparmiare e ve li illustrerò in un altro post.

 

Oggi vi presento la costa norvegese da un punto di vista alternativo e poco gettonato. Non sarà un’esperienza di lusso ma sarà un modo di vivere la Norvegia più vero e meno turistico che, si sa, è il modo che preferisco per viaggiare. Non disdegno chiaramente nè l’uno nè l’altro, ma se il Postale dei Fiordi è stato il primo vero viaggio con la mia bimba di pochi mesi e pertanto indimenticabile, questo, fatto con lei più grandicella, sicuramente è stato più consapevole e divertente.

Arriviamo ad Oslo con uno dei tanti voli economici oggi disponibili e ci rechiamo alla stazione ferroviaria che è posizionata in centro e facilmente raggiungibile a piedi. Sì, avete capito bene, in stazione, ma il nostro viaggio non sarà in treno. Acquistiamo il biglietto ferroviario per Bergen. Nessuna prenotazione. Gli addetti della biglietteria saranno felicissimi di aiutarvi a scegliere la sistemazione migliore. La prima volta che l’ho fatto (in gravidanza all’ottavo mese) la gentilissima addetta ha avuto l’accortezza di selezionare per me, senza neppure dirmelo, il posto con tavolino che mi permetteva maggior libertà di movimento. E’ inutile, in questi posti hanno un occhio particolare per le famiglie!

Il treno è già di per sè parte del viaggio. Tocca zone di alta montagna e piccoli centri che sono raggiungibili solo così, le stazioni sono scavate nella roccia per riparare dalle intemperie e dai rifugi vengono a prelevarvi con i quad in quanto non ci sono strade. Sono posti meravigliosi per gli amanti del trekking e lo stesso collegamento Oslo-Bergen con l’auto non ha lo stesso sapore.

Arrivati a Bergen vi accorgerete che è una piccola cittadina non abbastanza valorizzata. Il Bryggen  (patrimonio dell’umanità dell’Unesco) è una zona vivace e allegra a tutte le ore del giorno e della notte e una birra con musica dal vivo in uno di questi localini è imperdibile. I colori poi che le tipiche casette in legno assumono al tramonto vi faranno letteralmente innamorare.

Dalla stazione si raggiunge comodamente a piedi la zona centrale e il mercato del pesce è sicuramente una tappa obbligatoria. I banchetti attirano con i loro colori e i loro prodotti e tutti offrono una quantità esagerata anche di cibo anche cotto pronto per il consumo. Insomma, una bella mangiata di pesce, qualsiasi ora sia, non può mancare!

Finita la scorpacciata al porto ci attende la Weller. Non è difficile trovarla. L’imbarcazione è datata 1947 e oggi, dopo diversi rimaneggiamenti, ospita i turisti per le escursioni nella zona e per provare l’ebbrezza della pesca nel ricchissimo mare del Nord. Anche per i meno capaci e pazienti sarà una bella esperienza. Non credo che qualcuno riesca a tornare a casa a mani vuote!

Chiaramente non aspettatevi un’imbarcazione lussuosa (per quello c’è l’Hurtigruten!) ma la sua bellezza sta proprio, come in tutti i viaggi, nell’assaporare l’atmosfera di bordo, nel vivere a contatto con la gente nei piccoli porti dove si fa rifornimento in microscopici supermercati fuori dalle rotte turistiche e soprattutto la libertà di movimento a bordo. Per i bambini è veramente un’esperienza unica poter provare tutto e andare dappertutto senza nessuno che gli dica costantemente di non toccare e di non fare questo e quello.

Il proprietario è Inge, simpatico e disponibile e dall’inglese fluente. Aprendo la carta nautica ci fa subito vedere il percorso che ha in mente per la giornata per ricevere la nostra approvazione e ci indirizza in un piccolo negozietto nascosto tra le vie per comprare le esche per la pesca.

Non sto a raccontarvi che Inge, non so per quale motivo, mi aveva identificata nella referente del gruppo e parlava sempre e solo con me. Peccato che tutti i termini e le spiegazioni relative alla pesca io non le conosca neppure in italiano. Il risultato è stato quello di essere tornati dal negozio con il pesce per il pranzo e non per le esche che lui ci aveva raccomandato di comprare! Chissà cosa deve aver pensato subito di noi! Ma… nessun problema Inge, questa pessima opinione non faremo altro che confermartela nei prossimi giorni!!!

Ci guarda tra il perplesso e il demoralizzato e ci accompagna di nuovo al negozietto dove si fa consegnare qualche pesce. Noi continuiamo a guardarci senza capire. Solo tra qualche ora prenderemo coscienza, con la voglia di buttarci a mare, della pessima figuraccia!

 

L’estate è sicuramente un ottimo periodo per questa esperienza. Noi siamo stati in autunno inoltrato e le foto sono di quel periodo. Credo che chi non ha paura del freddo e dell’umidità che a volte sono veramente tosti, debba provarlo fuori stagione. Sia per i costi più ridotti, sia per la navigazione in solitudine e senza incontrare nessuno che ad agosto non si può sperimentare. Un po’ di spirito di adattamento e un abbigliamento idoneo ci hanno permesso di farla con bimbi di 7 anni al seguito. La ricordano tuttora come una delle esperienze più belle ed avvincenti. Soprattutto mia figlia che è riuscita a pescare un pesce quasi più grosso di lei!

L’autunno in Norvegia si tinge di colorazioni particolari per vie delle molteplici qualità di piante presenti e nessuna foto riesce a far ammirare i giochi di luce che si possono assaporare seduti sul ponte esterno appena esce un pallido raggio di sole.

Il nostro giorno più pescoso è stato quello in cui ha piovuto pressoché ininterrottamente e col freddo e il vento pungente non è stata proprio la benvenuta. Tuttavia i due pescioni giganti con cui ci siamo saziati per diversi giorni ci hanno ripagato dei disagi.

Per farci capire che tipo di pesci erano Inge ha persino tirato fuori uno schema con la fauna tipica di quei mari in norvegese e in inglese continuava a spiegarci le caratteristiche. Ad un certo punto, memore della figuraccia delle esche, ho preferito desistere e fargli capire che era tutto chiarissimo e mi sono intentata un termine in italiano per rafforzare la cosa!

… e pensare che fino a qual momento ero convinta di sapere l’inglese!

Nei giorni a seguire, per fortuna, la pioggia ha deciso di abbandonarci e l’atmosfera di cui abbiamo assaporato ogni istante era caratteristica tra nuvole, vento, timidi raggi di sole, il mare che assume colorazioni particolari e, soprattutto, aspetto che adoro sempre in maniera particolare, l’assenza dell’uomo tra questi isolotti.

In fase precedente alla prenotazione ci eravamo affidati completamente ad Inge per la sistemazione per la notte. Dormire a bordo non è consigliato. Noi ci abbiamo provato l’ultima sera anche se Inge continuava a cercare di farci desistere e ha poi ceduto alle nostre insistenze. E’ stato abbastanza scomodo per noi in quanto l’imbarcazione non è attrezzata ed eravamo anche un po’ stretti, ma i bambini non ne volevano sapere di addormentarsi con la loro adrenalina sparata a mille per l’esperienza! Non si sono lamentati del freddo – notevole – una sola volta!

Inge ha scelto per noi una sistemazione molto particolare. Una tipica casa rossa norvegese tutta in legno in fondo ad un tranquillo e placido fiordo minore. L’attracco della casa è ad uso esclusivo e da lì si scende a terra direttamente sull’uscio di casa. Bellissima.

L’interno è altrettanto confortevole e soprattutto caldo e ci permette di fr asciugare in fretta tutta l’umidità accumulata nel corso della giornata.

Roberto, mio marito, si impadronisce subito della cucina per preparare i due pesci al forno. Deliziosi! Forse anche per via di quell’atavica sensazione di potere che l’attività della pesca regala.

L’indomani mattina, mentre aspettiamo Inge, mi appresto a simulare Caronte. Potrò mica farmi scappare una simile occasione? Certi treni passano una volta sola. In fondo al pontile c’è una barchetta a remi e ieri Inge mi ha dato il permesso di usarla. Zitta zitta per non insospettire gli altri (che non avrebbero mai accordato il permesso!) chiamo i bimbi uno per volta e li faccio salire sperando in cuor mio che nessuno si bagni altrimenti gli altri adulti mi caveranno gli occhi. D’altronde non avevo scelta… non potevo negare a mia figlia un’esperienza simile e non potevo neppure fare ingiustizie con gli altri due. Quindi, siccome quello che è giusto è giusto e io sono pazza – sappiatelo se mai deciderete di fare un viaggio con me – con l’unico remo a mia disposizione e senza aver mai guidato una barca… via nel bel mezzo del fiordo!

“Ragazzi! Questo è ancora più bello. Mi raccomando però, state assolutamente immobili e cercate di non rovesciare la barca! Almeno finchè non vediamo Inge all’orizzonte che può correre in nostro aiuto!”

Gli altri adulti mi avrebbero uccisa, mio marito compreso!

Abbiamo esplorato le tante isole circostanti, talvolta circumnavigando l’allevamento di salmoni, altre avvicinandoci alla piattaforma petrolifera, e le esperienze più belle le abbiamo fatte scendendo a terra in isolotti quasi disabitati o utilizzati esclusivamente per le vacanze che in quel periodo erano deserti.

Per ben due volte abbiamo anche incrociato con la sua Richard With, la nave su cui abbiamo compiuto il “più bel viaggio del mondo” come recita la pubblicità! Lo avevamo percorso nella tratta da sud a nord.

Venendo agli aspetti pratici, per organizzare dall’Italia ci si può rivolgere al locale Ufficio Turistico. Noi vi consigliamo di  contattare Inge direttamente e risparmiare un po’. Il sito è datato e molto arrangiato ed è praticamente introvabile dall’Italia. Anche qui, per l’ennesima volta, siamo davanti ad una presenza social non adeguata alla bellezza dell’offerta. Ma non fatevi scoraggiare. Gli stranieri che come noi rifuggono il turismo di massa e sono attratti dalle esperienze diverse e particolari e non disdegnano dia ffrontare qualche imprevisto per il risultato finale ne rimarranno assolutamente soddisfattissimi e, come me, la consiglieranno pur non avendo nessun interesse al proposito.

Ultimo consiglio per risparmiare un po’ è quello di fare uno dei due viaggi in treno per Oslo di notte. Il biglietto costa meno e si risparmiano i soldi dell’albergo per la notte, ma non fatevi prendere dal risparmio e non fateli entrambi di notte. Se farete il primo di giorno, vorrete fare così anche il secondo, anche se le ferrovie norvegesi oltre che puntuali sono anche organizzate e vi forniscono anche coperta e mascherina per la notte!

 

A proposito dell'autore

Viaggio – sempre troppo poco - esplorando il mondo e le sue mete (preferibilmente fredde) non gettonate, da viaggiatore e non da turista. Adoro viaggiare con la mia famiglia in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo. Sono una vera esperta di zone relax e, devo ammetterlo, ho un debole per l’Alto Adige, dove la cura di ogni minimo particolare è sempre così perfetta. Il mio motto? Felice sempre, soddisfatta mai!

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