Andare a Canossa… quante volte l’avete sentita questa frase?

Nella sua più classica accezione significa pentirsi o andare a chiedere perdono. Come molti di voi sapranno, tutto ciò deriva da uno degli avvenimenti che ha segnato il medioevo dell’Europa e che, a suo modo, ha messo giù una bella pietra miliare per la storia delle relazioni diplomatiche.

Dobbiamo tutto ciò ad una Donna pazzesca. E non a caso ho usato la D maiusola.
Sto parlando di Matilde di Canossa, per l’appunto, nobildonna e feudataria vissuta nella seconda metà dell’anno mille. Matilde era nata nella zona della bassa mantovana. La sua famiglia però possedeva territori in tutta quella che ora è la provincia di Reggio Emilia e non solo.
Se gironzolate per l’Emilia, vi capiterà spesso di notare segnali stradali che indicano itinerari matildici.

Ecco… è proprio dentro ad uno di questi che vi voglio portare.

Che cosa ha reso famosa, se così si può dire, Matilde? Pensate a ditribe sanguinose tra Guelfi e Ghibellini. Non coinvolgevano solo l’Italia ma erano flagello di mezza europa. Chi sosteneva il papato, chi l’imperatore. L’imperatore Tedesco Enrico IV decise di occupare i territori del Papa (Gregorio VII) che, a sua volta, lo scomunicò. La scomunica tolse autorità all’imperatore che, per riguadagnare la sua posizione, si recò a Canossa dove, grazie alla mediazione di Matilde, ricevette il perdono del Papa.

Vista così, la storia può sembrare semplice ma dietro ad un semplice atto di supplica c’è molto altro della Storia Europea. La cosa che colpisce è il ruolo importante e decisivo di una donna in un periodo non felice per il genere femminile. Matilde e la sua famiglia hanno lasciato moltissime testimonianze della loro presenza nel territorio Reggiano e non Solo.

Il castello più importante, Canossa per l’appunto, è facilmente raggiungibile sia da Parma, che Reggio Emilia che dalla nuova uscita Campegine, sempre sulla A1. Dovrete percorrere circa 28 kilometri su di una strada di montagna per raggiungere il piccolo paesino sull’appennino. Una volta arrivati guardatevi attorno e stupitevi.

Il paesaggio è davvero bellissimo, a tratti rude e a tratti dolce.

Cercate di immaginarlo circa un millennio fa e pensate ad una donna magnifica che viveva tra le mura di un castello che ora lascia intravvedere solamente il suo profilo.

Malgrado si in parte crollato, vi consiglio fortemente di salire la rupe e di osservare il mondo da lì sopra. Sulla rupe del castello c’è anche un piccolo museo dedicato a Canossa e alla sua illustre abitante. Merita perchè permette di  fare un piccolo salto in una storia che siamo abituati a studiare solo sui banchi di scuola.

Foto di Giovy

Canossa è come una grande cornice che contiene moltissime cose belle: la Storia, la leggenda, la montagna, la natura, i boschi.
Per questo vi consiglio di segnarvi quest’itinerario per l’autunno.

Se amate fotografare avrete l’opportunità di coglie

re colori così splendidi che solo la natura sa rendere. Da Canossa proseguite fino a Castelnovo ne’ Monti per ammirare l’insolita e bellissima Pietra di Bismantova, formazione rocciosa così inusuale per il panorama dell’appennino da poter essere la Ayers Rock del reggiano. Se arrivate di domenica, armatevi di pazienza.

Camminare fino alla “cima” della Pietra non è lungo ed è piacevole (con le scarpe giuste). Il panorama da lassù è bellissimo. Credetemi.

Il nostro giro però non finisce qui.
Prendendo la strada che scende verso Reggio Emilia, dopo poco, arriverete ad un’uscita che vi porterà verso Carpineti. Si tratta di un secondo castello Matildico, molto bello, dove le rovine sono mantenute in modo eccellente.
Carpineti, a mio avviso, dà il meglio di sè all’alba o al tramonto.

Da lì vi basterà tornare verso Reggio Emilia per concludere l‘itinerario che vi sto proponendo.

Si tratta di poco più di 100 km, molti in strade di montagna, dove panorami splendidi e colori incredibili vi faranno affezionare a questa parte di Emilia.

L’Appennino Reggiano è una piccola grande gemma del nostro paese e la figura di Matilde di Canossa può essere la guida perfetta per scoprire nel modo giusto questo territorio incredibile. Ribadisco: andateci quando l’autunno inizia.

La vostra strada saprà di funghi, castagne, fichi.
Il tutto condito con un pizzico di Storia vera, anche se lontana.

A proposito dell'autore

Giovy Malfiori

Travel blogger e scrittrice freelance: classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi piace viaggiare con i mezzi pubblici, con gli occhi ben aperti e con il cuore curioso. Ho una passione sfrenata per le Isole Britanniche e per i piccoli luoghi che non aspettano altro che essere raccontati.

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