(seconda parte del viaggio)

Il viaggio continua e la Nuova Zelanda ci aspetta, mi sembra impossibile atterrare con mia figlia di 3 anni esattamente dall’altra parte del mondo, ma alla fine mi rendo conto che i bambini insieme ai loro genitori e alla sicurezza che possiamo trasmettergli possono fare molto di più di quanto immaginiamo.

Arriviamo a Queenstown, ritiriamo il nostro camper Britz 4 posti noleggiato su internet e partiamo alla volta della Fiordland… il paesaggio e’ incredibile fin da subito, ma l’unico problema e’ che siamo passati dai 30 e passa gradi di Heron Island agli 8 di quaggiu’ ed è chiaro fin dai primi momenti che siamo dei camperisti inesperti e “isterici”, di notte un freddo bestia, la temperatura scende a 5°, e questo cassettone a quattro ruote ci sta facendo un attimo impazzire, carica, scarica, monta, rimonta, chiudi, sigilla, organizza, stipa…oddio ma chi ce la fatto fare!!!

Il camper in realtà è stata una soluzione proposta da me in buona fede, dopo tanti gg in giro per hotel vari l’idea di fondo era quella di dare alla piccola una “casetta” dove avere un bagno, un letto e un riferimento…. ma non avevo fatto i conti troppo bene, di notte pur essendo estate piena era troppo freddo e Giulia nonostante il riscaldamento e il piumone si è fatta per 4-5 notti consecutive la pipì a letto… quindi occhio alle temperature se prendete un camper con un bimbo piccolo!!!

Dalla gelida Fiordland e dall’incredibile bellezza di Milford Sound siamo risaliti piano piano a Picton, per fortuna la temperatura da 8 e’ salita a 22!

La Nuova Zelanda e’ stata lo scenario cinematografico del Signore degli Anelli e non poteva essere altrimenti: terra di orizzonti, di ossigeno, di brume e tempo instabile, terra primordiale dove riflettere, respirare pace e disintossicarsi, dove i bambini girano scalzi e gli adulti con le infradito a 10 gradi (perche’ qui e’ estate), dove unbranded e’ d’obbligo, dove la crisi non esiste, dove le regole sono la norma, dove la qualità di vita e’ il primo obiettivo. Qui la triade computer-televisore-cellulare non esiste piu’, non sembra quasi possibile!!!!

La presenza umana e’ impercettibile, solo sparute abitazioni mimetizzate perfettamente nell’ambiente, km e km di fiordi, foreste, montagne verdissime, strapiombi, cascate, ghiacciai, laghi…natura allo stato puro…solo che e’ come quando vai in Africa, alla prima giraffa, elefante, impala, grida di stupore e giubilo… dopo una settimana “e che palle ste zebre”! abbiamo traghettato da Picton a Wellington e inizia la risalita dell’isola del Nord alla ricerca di qualche traccia di civiltà.

L’impresa camper continua, mai scelta fu meno azzeccata, questo cassettone ciuccia gasolio peggio di un neonato, ma si sa…ci si abitua a tutto e come camperisti per caso, dopo il delirio dei primi gg, poi ce la siamo cavata discretamente! la nana dopo un mese di viaggio ha iniziato a dire che voleva tornare a casa, le mancavano i suoi peluches 🙂

Watararapa, Te Puia, Tongariro, Wanganui, Rotorua: nomi evocativi delle roccaforti Maori… attraverso il cuore geotermale dell’isola del Nord abbiamo visto geyser, fumarole, laghetti caleidoscopici, fanghi bollenti, vulcani iperattivi e siamo rimasti incantati dalla haka e le altre danze tribali dei tatuatissimi indigeni.

Poi dopo la Coromandel Peninsula e le sue bianche spiagge deserte (e chi si bagna con sto freddo??) eccoci finalmente a Auckland, dopo due settimane abbiamo restituito il “cassettone”, in hotel finalmente grande festa… no camper, si party!! e intanto siamo agli sgoccioli del viaggione, mio marito non vedeva l’ora di tornare… io sarei partita da lì ancora per altri lidi, ma questa e’ la mia natura errabonda e poco coi piedi per terra. Ci siamo goduti gli ultimi giorni ad Auckland, nella “citta’ delle vele”, e ringraziamo di questo mesetto. Ce ne fossero!!!!

Il volo di rientro è stato più faticoso dell’andata perché tutti i voli erano abbastanza pieni e non c’è stato modo di dormire se non seduti, e poi arrivati a Francoforte avevamo “solo” 6 ore di attesa per l’ultima tratta … un po’ un macello …. comunque Giulia, a parte qualche momento, è stata gestibile e si è comportata da vera viaggiatrice!!!!

Insomma tutto questo racconto-diario per far capire che i figli piccoli sono sì un bell’impegno, sì cambiano la vita e le abitudini, ma lo spirito e la volontà di chi ama viaggiare e vuole continuare a farlo con la sua famiglia è molto più forte e con le dovute attenzioni, è possibilissimo viaggiare tutti insieme e condividere esperienze nuove, anche perché no dall’altra parte del mondo.

A proposito dell'autore

Monica Nicoliello

Mamma in primis, architetto frelance, dicono sempre allegra e sorridente e colla battuta pronta. Ma anche fragile, timida, sincera, presuntuosa, spiritosa. Un pò testarda, sgangherata, qualche volta inopportuna, arrabbiata, innamorata della sua famiglia e con i ricci sempre in divenire. Inutile dire che amo la natura, i viaggi, la moleskine e le foto, altrimenti non sarei qui!

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