Il giorno di ferragosto lo trascorriamo qui, a Boca Del Cielo, sul versante Pacifico del Messico nello stato del Chapas. Passiamo una splendida giornata di relax, con il sole che a tratti riesce ad avere la meglio sulle nuvole. Facciamo anche due chiacchiere con Federico ed Annabella, sempre disponibili a rispondere a qualsiasi nostro quesito e a soddisfare ogni nostra necessità. Smaltiamo poi l’ottima colazione con una lunga passeggiata sulla spiaggia arrivando sino al fondo, dove oceano e laguna si incontrano nella “Boca Del Cielo”.

Al ritorno passiamo all’accampamento Tartarughero dove dei volontari si occupano di raccogliere le uova delle tartarughe appena deposte per spostarle in luoghi protetti dai diversi predatori (tra i quali, ahimè, va incluso anche l’uomo). Infatti, Boca Del Cielo è un luogo in cui tutto l’anno arrivano molte tartarughe per deporre le proprie uova.

Essendo un’esperienza che Monica ed io abbiamo già fatto insieme a Capo Verde, e che ci ha emozionate molto, chiediamo ai volontari se la notte stessa possiamo andare con loro a raccogliere le uova appena deposte. Loro accettano e ci danno appuntamento per la sera alle 8. Ci presentiamo puntuali, ma purtroppo ci informano che quella sera è previsto moltissimo lavoro e che quindi, invece di essere d’aiuto, rischiamo di rallentarli. Ci chiedono se possiamo rimandare a domani sera, ma noi purtroppo non saremo più qui. Ritorniamo indietro un po’ sconsolate, sebbene capiamo benissimo le loro motivazioni. Mentre beviamo qualcosa sotto la veranda e le zanzare, risvegliate dalle forti piogge della sera precedente, ci punzecchiano, si prepara un nuovo acquazzone notturno con lampi che rompono il cielo. Durante la notte si scatena un vero e proprio diluvio, con tuoni e lampi che ci fanno sobbalzare dal letto perché all’interno della cabanas ogni rumore sembra essere amplificato. Entrambe troviamo la situazione molto divertente e, tra una risata e l’altra, riusciamo a addormentarci.

Al mattino ci godiamo le ultime ore qui a Boca del Cielo, tra bagni nella laguna e bagni nell’oceano.

Alle 15 salutiamo Federico ed Annabella che si sono verificati due splendidi ospiti. Allontanandomi con la barca penso che valeva davvero la pena di vedere questo angolo di paradiso ancora così genuinamente messicano. Dalla stazione dei taxi decidiamo di muoverci a piedi verso la stazione dei pullman attraversando il paese di Tonalà e immergendoci nel mercato locale. Ci diverte passare tra le bancarelle e notare che siamo le uniche turiste. Le persone ci guardano e ci sorridono cordialmente.

Alle 17.30 partiamo alla volta di Tuxtla Gutierrez. Una volta a Tuxtla, nell’attesa del pullman per San Cristobal, ci informiano sul pullman che dobbiamo prendere da Palenque per Tulum. Compriamo 2 biglietti per la notte successiva con partenza alle 21 (530 pesos a testa). Alle 21 prendiamo il pullman per San Cristobal, dove alle 23 prendiamo finalmente il pullman per Palenque.

Io trascorro 5 ore di viaggio ad impazzire per il prurito ai piedi, zona del corpo sulla quale le zanzare si sono accanite. Arriviamo alla stazione di Palenque che sono quasi le 4 con l’intenzione di aspettare qui il sorgere del sole, lasciare il bagaglio al deposito bagagli, per poi andare a visitare il sito.

Programma che stravolgiamo completamente nel momento in cui ci rendiamo conto di quanto angusta ed infestata da insetti sia la stazione di Palenque. Chiediamo ad un taxista se gli hotel ad El Panchan sono già aperti e lui ci assicura che troveremo qualcuno. El Panchan è un complesso di alberghi e ristoranti immersi nella giungla a pochi chilometri dal sito di Palenque. Quando il taxista si ferma nel buio della giungla e ci dice che possiamo scendere perché l’hotel che abbiamo richiesto è lì a pochi metri, io mi irrito e dico al taxista che non saremmo scese dal suo taxi se non sicure che fosse aperto.

Vado a controllare, mentre Monica aspetta in auto e, come volevasi dimostrare, trovo l’hotel chiuso e con un cartello che informa che avrebbe riaperto solo alle 7.30. Risalgo in auto e chiedo al taxista di portarci in un posto aperto. Visibilmente scocciato, il simpatico taxista, ci conduce in un altro posto, vicino a El Panchan, dove troviamo Umberto, guardiano di notte che molto gentilmente ci offre di attendere l’apertura delle strutture di El Panchan sotto il suo porticato. Nel frattempo inizia anche a piovere con forza.

Dopo pochi minuti dal nostro arrivo, giungono anche 2 ragazzi libanesi, Gabriel ed Elì, che, dopo aver fatto il nostro stesso iter, sono finiti lì. Attendiamo quindi tutti insieme l’alba, accompagnati dai rumori della giungla che si sveglia. Intorno alle 7.30, insieme a Gabriel e Elì, salutiamo il simpaticissimo Umberto e prendiamo un taxi per tornare ad El Panchan, più precisamente al Margarita & Cabanas. Troviamo due cabanas libere, ciascuna per 250 pesos. Lazzaro, il gestore della struttura, ci avvisa però che sarebbero state disponibili solo dalle 11 in poi. Molliamo a lui i nostri zaini e tutti e 4 ci rechiamo prima a fare una meritata colazione da Don Muchos, ristorante poco distante dall’hotel, anch’esso parte della struttura di El Panchan, e poi, con una navetta, raggiungiamo il sito per la visita. Per fortuna nel frattempo è anche uscito il sole quindi ci godiamo questo fantastico giro tra le rovine di Palenque, luogo che, a mio parere, vale la pena visitare.

Intorno all’una, torniamo a El Panchan per mangiare un boccone, prendere possesso delle nostre cabanas e approfittarne per dormire qualche oretta visto che stanotte saremo di nuovo in viaggio. Appena entrate in camera però incappiamo nel primo inconveniente del pomeriggio: Monica rimane chiusa nel bagno.

Il gestore Lazzaro, una volta accortosi di non poterla aiutare se non chiedendo a sua volta aiuto, tranquillamente, si siede facendomi vedere tutte le foto di “mariposa” scattate la mattina stessa, cercando di tanto in tanto di confortare la sfiduciata Monica con frasi profonde del tipo: “ No te preocupe Monica. Tu estas cerrada, pero el tu corazon està libre!”. Per fortuna entra in campo Don Pedro, che dopo aver buttato giù un pezzetto di muro, riesce a passare il cacciavite a Monica che si libera. Grandi abbracci e festeggiamenti per la liberazione!

Ma le sorprese della giornata non sono finite. Nel momento in cui io tolgo la scarpa per andare a fare la doccia mi rendo conto che, il piede sul quale ero stata morsa ripetutamente dalle zanzare, è ridotto molto male ed è gonfiato tantissimo. Rinunciamo al sonnellino tanto desiderato per recarci nel centro di Palenque in una farmacia. Qui mi consigliano di farmi vedere da una dottoressa e mi forniscono l’indirizzo. La dottoressa, gentile ma forse un po’ sbrigativa, mi visita e mi prescrive antistaminico e pomata. Il pomeriggio se ne va così. Ricordo comunque con piacere la nostra splendida cabanas immersa nella giungla, tra le urla delle scimmie come sottofondo e lo spettacolo delle enormi farfalle colorate che librano tra gli alberi. 

Alle 20 prendiamo un taxi per la stazione degli autobus di Palenque. Il nostro pullman OCC diretto a Tulum parte con un’ora di ritardo.

Il racconto continua…

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A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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3 Risposte

  1. Giovy Malfiori
    Giovy

    Il mio viaggio da San Cristobal a Palenque fu un’avventura. ma lo ricordo davvero con tanta bellezza nel cuore.
    Gran viaggio Elena!

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  2. Eletrotter
    Eletrotter

    Grazie mille Giovy. Sono luoghi che ti restano nel cuore. Anche a me questo viaggio ha entusiasmato.

    Rispondi

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