Alle 9.55 partiamo da Tulum destinazione Mahahual, con arrivo alle ore 13 circa. Mahahual è un piccolo paese, sempre sulla costa caraibica dello Yucatan, più vicino al confine con il Belize. Alcuni anni fa è stato devastato dall’uragano Katrina quindi non sappiamo bene cosa troveremo.

Le prime immagini che ci si pongono di fronte agli occhi passando con il pullman sono abbastanza impressionanti perché tutta la vegetazione che precede l’area residenziale è completamente morta. Pochi cespugli verdi sbucano di tanto in tanto tra i rami secchi e spogli delle piante. Appena ci ritroviamo sul lungomare uno spettacolo favoloso ci si pone di fronte: un mare cristallino di differenti gradazioni di blu e la piccola spiaggia bianca con grosse palme ci regalano un paesaggio straordinario.

Camminiamo un po’ sul lungomare. A differenza degli altri posti visitati sinora, Mahahual ha una bellissima passeggiata pavimentata che separa strutture alberghiere e ristoranti dalla spiaggia. Ci troviamo di fronte ad una struttura con colori magnetici: il “National Beach Club”. Chiediamo info ai gestori i quali ci offrono una cabanas tripla per 600 pesos a notte. E’ un po’ al di sopra dei nostri standard di spesa, ma appena la vediamo ce ne innamoriamo quindi decidiamo di fermarci qui. Oltre alla bellissima cabanas, compreso nel prezzo, possiamo avere accesso alla spiaggia privata e attrezzata dell’hotel. Non che qui sia un problema trovare posto libero sulla spiaggia, ma poter approfittare delle sdraio, per una volta, ci fa piacere.

Lasciamo i bagagli in stanza e ci piazziamo su questa tranquillissima spiaggia. Una guida di snorkeling locale ci spiega che questo paese è molto tranquillo nel weekend, mentre il lunedì, martedì e giovedì, giorni in cui le vie sono invase dai turisti americani sbarcati dalle navi da crociera, cambia faccia.

Il mio personalissimo consiglio è quindi quello di evitare questi 3 giorni per visitarlo, credo si rischierebbe di perderne la vera essenza e di vedere un luogo costruito e contaminato.

Per la cena ci affidiamo ad uno dei tanti ristoranti sulla spiaggia scegliendo un menù di pesce.

Dopo una notte burrascosa causata da un forte temporale che si è abbattuto impietoso sulla nostra cabanas e ci ha quindi reso il sonno un po’ tormentato, optiamo per la colazione sulla spiaggia. Oggi abbiamo tutta l’intenzione di fare overdose di sole. Il mio piede va molto meglio e finalmente posso sdraiarmi sulla spiaggia senza la ricerca spasmodica dell’ombra. Immergersi poi nell’acqua tiepida del mare per rinfrescarsi è davvero meraviglioso.

Nel tardo pomeriggio andiamo a comprare il biglietto per il pullman che domani ci porterà a Chetumal, città del Messico vicino al confine con il Belize. Un ragazzo di Mahahual conosciuto sulla spiaggia ci dice che è anche possibile andare a Xcalak, paese ad un’ora di distanza da Mahahual, e prendere una lancia per San Pedro (isola del Belize vicina a Caye Caulker, nostra destinazione) direttamente da qui,ma siccome né la Lonely né tutti i racconti che ho letto prima di partire parlano di questa opzione, preferiamo non rischiare e percorrere la via più battuta. Se però avessimo avuto il tempo di fare le dovute verifiche sarebbe potuta risultare un’ottima soluzione che ci avrebbe fatto risparmiare tantissimo tempo.

Ripetiamo l’esperienza della cena sulla spiaggia e poi torniamo in camera a preparare lo zaino per il giorno dopo. Prima di chiudere gli occhi mi accorgo che un paguro è venuto ad augurarci la buonanotte in camera passando da una fessura della porta: sempre meglio della notte precedente quando era venuto a farci visita un cordialissimo rospo!

Salutiamo Mahahual alle 7.30 e partiamo per Chetumal. Alle 10 siamo alla stazione di Chetumal e, come prima cosa, ci fiondiamo a chiedere gli orari dei pullman per Corozal, prima città del Belize dalla quale è possibile imbarcarsi per Caye Caulker.

Il primo previsto è per le 11.30 quindi acquistiamo subito 2 biglietti (160 pesos a testa). Nella sala d’attesa conosciamo una coppia di ragazzi italiani, Lollo e Manu, che scopriremo presto essere proprio della nostra bella Torino.

Sono ancora indecisi sul dove dirigersi. Sono partiti da Città del Messico e, sino ad oggi, hanno preso tantissima pioggia, quindi vorrebbero essere sicuri di andare in un posto dove ci sia il sole. Essendo noi abbronzate si informano su dove siamo state. Spieghiamo loro che noi siamo dirette in Belize e gli prestiamo la Lonely Planet così che anche loro possano avere qualche info su Caye Caulker. Sarà Monica a tirare la monetina decisiva che sancirà la decisione di seguirci in Belize!

Ma proprio mentre parliamo, alzo la testa e vedo diversi cartelloni, che prima avevo totalmente ignorato, che pubblicizzano il water taxi che da Chetumal va diretto a San Pedro e Caye Caulker. Torniamo quindi alla biglietteria per chiedere ulteriori informazioni e scopriamo che alle 15.30 parte tutti i giorni il traghetto che da Chetumal va direttamente a San Pedro e Caye Caulker.

Le formalità doganali vengono sbrigate direttamente al porto. Decidiamo quindi di perdere i soldi del pullman e di acquistare, insieme alla coppia di Torino, i biglietti per il water taxi (450 pesos a testa). Prendiamo quindi tutti e 4 un taxi e ci facciamo accompagnare al porto d’imbarco. Poco prima dell’imbarco, passando per il controllo alla dogana, Monica ed io scopriamo di dover pagare 262 pesos a testa come tassa d’uscita dal Messico. Sarebbe stato un bel problema se Lollo e Manu non ce li avessero prestati visto che noi, non dovendo tornare in Messico, avevamo fatto in modo di spenderli tutti. Ci spiegano che la tassa di uscita noi dobbiamo pagarla perché siamo entrate in Messico via terra, mentre chi arriva in aereo ha questa cifra inclusa nel costo del viaggio.

Dopo circa due ore di barca arriviamo a San Pedro dove facciamo uno scalo. Cambiamo imbarcazione e, nel giro di un’oretta, raggiungiamo Caye Caulker dove, sul pontile, c’è Gabriele, il mio ragazzo, che ci aspetta. E’ stato davvero bellissimo incontrarlo qui e avere un’accoglienza così in Belize!

Presentiamo subito i nostri nuovi amici a Gabri il quale, arrivato qualche ora prima con altri due suoi amici, si è già occupato di prenderci una stanza al “The Tropic Stars Tours” (35$beliziani a testa a notte). Nonostante abbia un’ottima posizione non consiglierei questo hotel per la scarsa pulizia.

Dopo una doccia usciamo alla scoperta dell’isola il cui primo impatto è molto positivo: è una piccola isola composta da strade sterrate dove gli unici mezzi che circolano sono biciclette e golf cart. Nelle vie principali si alternano molti hotel, ristoranti e, soprattutto, agenzie di viaggi specializzate nelle escursioni sulla barriera corallina. La popolazione è anglofona, per lo più di colore e rasta. In poche ore ci rendiamo conto di essere state catapultate in tutto un altro mondo.

Andiamo a cena tutti insieme (Gabri e i suoi due amici, la coppia torinese e, ovviamente, Monica ed io), costretti a scegliere un ristorante che accetta le carte di credito perché non siamo riusciti a prelevare nell’unico bancomat disponibile sull’isola.

Il viaggio continua…

Vuoi rileggere la quinta parte del racconto?

Dove si trova Mahahual?

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: