Dopo 12 lunghissime ore trascorse sul pullman arriviamo finalmente a Tulum, in Messico. Capiamo entrambe che dobbiamo recarci subito in una clinica perché il mio piede è notevolmente peggiorato: è gonfio come un palloncino e, a fatica, riesco a poggiarlo a terra. Per fortuna, un ragazzo mi dà il nome di una clinica privata fidata dove trovo un medico che, dopo un’accurata visita di mezz’ora, mi prescrive antistaminici, antibiotici e antinfiammatori; il nostro programma prevede 3 giorni di sosta, potrò quindi riposarmi nell’attesa che il piede guarisca. Uscite dalla clinica, ci facciamo accompagnare da un taxista nella zona delle cabanas sulla spiaggia.

Non potendomi muovere, voglio essere il più possibile comoda, per cui scegliere il Tulum Pueblo per dormire non risulterebbe una scelta pratica. Il taxista ci suggerisce il Zazil-Kin, segnalato anche dalla Lonely, che ci propone una cabanas con bagno esterno a 500 pesos. Appena entrata nella cabanas mi rendo conto che sarà difficile riuscire a raggiungere il bagno dal momento che è troppo distante per una zoppa! Ci ripenso e chiedo al gestore se proprio non hanno cabanas libere con il bagno. Ci dice che ne hanno una a 1400 pesos, ma intenerito dalle mie pietose condizioni, ce la mette a 1000. Siamo consapevoli che la cifra è sempre alta, ma per me, in queste condizioni, avere il bagno in camera è praticamente indispensabile.

Il gestore mi chiede inoltre di tornare da lui perché vuole darmi dell’aloe da mettere sul piede gonfio. Mi reco da lui convinta di prendere in prestito un flacone, quando lui si avvicina ad una pianta del giardino, strappa una foglia e mi mostra il gel che fuoriesce. Nessuno può contestare il fatto che si tratti di Aloe Verissima (peraltro il gel si è dimostrato molto efficace e mi ha aiutata a guarire!)

Finalmente arriva il momento della spiaggia che, qui a Tulum, è davvero incantevole: vastissima, sabbia finissima e mare azzurro dei Caraibi.

Io non posso prendere sole ma cosa c’è di meglio di una convalescenza sotto una palma? Unica nota stonata di Tulum: troppo turistica e, soprattutto, si incontrano solo italiani. Si perde la magia dell’essere dall’altra parte del mondo, visto che ovunque si sente parlare italiano.

L’indomani il piede sembra andare decisamente meglio, è ancora gonfio, ma il dolore si è di molto ridotto. Per cui, dopo la colazione, visto anche il cielo coperto, decidiamo di dedicarci alle escursioni. Prendiamo un taxi per andare alla stazione degli autobus e acquistare i biglietti per Mahahual (148 pesos a testa), nostra prossima meta nello Yucatan. Concordiamo poi con lo stesso taxista un tour privato che ci avrebbe portato prima al sito di Cobà, poi al Gran Cenote e infine alle rovine di Tulum. Ci sembra un bel giro per un totale di 500 pesos (250 a testa). L’entrata al sito di Cobà costa 50 pesos.

Durante tutto il tragitto verso Cobà, circa ad un’ora di distanza da Tulum, piove a dirotto, ma, magicamente, appena arrivate lì, la pioggia si interrompe. Per mia grande fortuna, inoltre, il sito di Cobà offre un servizio che non ho visto in nessun altro sito e che, ad una zoppa come me, risulta comodissimo: il triciclos. Si tratta di una bici a 3 ruote, spinta da un uomo, che può trasportare due persone. Per i meno pigri c’è anche la possibilità di affittare una bici.

Le piramidi di Cobà non sono belle e ben conservate come quelle di Palenque ma la location è comunque molto suggestiva. In cima alla piramide più alta ci attende una bellissima vista sulla giungla sottostante. In meno di 2 ore riusciamo a fare tutto il giro.

La seconda tappa prevista per la giornata è il Gran Cenote, ovvero una cavità sotterranea con acqua permanente, per la maggior parte dolce, proveniente da fiumi sotterranei e acqua piovana che filtra nel sottosuolo. Si tratta in sostanza di laghi sotterranei, popolati di micro-alghe e pesci. E’ un luogo molto suggestivo, ma noi non possiamo goderne appieno poiché inizia a piovere e quindi non abbiamo la possibilità di immergerci.

Risaliamo sul nostro taxi per l’ultima tappa della giornata: il sito di Tulum (50 pesos a persona). La fortuna continua ad essere nostra compagna in questa giornata perché, proprio quanto entriamo, spunta definitivamente il sole, che restituisce al paesaggio i suoi colori più belli. Questo sito non deve la sua bellezza alle rovine, che non sono nulla di sensazionale e nemmeno particolarmente ben conservate, ciò che realmente lo rende unico è la location. Le rovine, infatti, si affacciano su scogliere a picco sull’azzurro scintillante del Mar dei Caraibi, offrendo scorci mozzafiato.

Rientriamo al Zazil-Kin alle 16,30, ancora in tempo per goderci le ultime ore di sole sulla meravigliosa spiaggia della struttura.

Continua…

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Dove si trova Tulum?

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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