Sapevo che Lorenzo, o come io dico Renzo, non m’avrebbe abbandonato. Chiunque alla domanda “Partiamo?” mi avrebbe risposto “Dove?”. Lui solo un “E andiamo” col suo accento menefreghista. Non è siamo stati troppo a pesarci. Una veloce ricerca fra giorni liberi e costi migliori: basta cercare tra le tante offerte di voli e spuntano prezzi più bassi del livello delle battute di un film con Boldi e De Sica. “Breslavia – dico – costa poco, ma solo due giorni”. “E andiamo”. A volte penso che se gli avessi proposto Ciudad Juarez o la sala biliardo del quartiere, mi avrebbe risposto lo stesso. Ad ogni modo, in una settimana ci imbarcammo a Orio al Serio, in una mattina che a definire nuvolosa sarebbe stata una gentilezza.

Breslavia ci accolse con le stesse nuvole bergamasche, se non peggio. Certo, eravamo in Polonia, non ricordo troppe canzoni che la definiscono “il Paese del sole”. Ma è vero pure che se avessimo voluto il mare saremmo andati in Brasile o, molto più probabilmente, a Lignano Sabbiadoro. E così, preso un taxi e spiegatogli col mio inglese da 20 centesimi dove fosse l’hotel, ci accomodammo e arrivammo nel centro della città.

Giungemmo quindi a Rynek di Breslavia, condotti da un’improbabile guida che avevo scaricato da internet. Sembravo praticamente un prete pezzente in borghese che legge le orazioni mentre passeggia. Comunque sia, il libello-guida ci informava che Rynek è una delle piazze più grandi d’Europa e non è stato difficile credergli: farne il giro richiede almeno dieci minuti senza volersi soffermare sui bellissimi palazzi che su di essa affacciano. Cercai codividere la bellezza di questi edifici col buon Renzo, rievocando in mente i miei esami di arte all’università, ma parlare di arte con Renzo è un po’ come discutere di congiuntivi con Aldo Biscardi e perciò mi decisi a godere fra me e me tanta bellezza.

L’università è un altro stupendo esempio artistico della città, uno stile barocco visitabile per 10 zloty, circa 2 euro. Sulla cosiddetta Torre della Matematica è possibile ammirare in un colpo d’occhio tutta la città: uno spettacolo imperdibile. Ma la parte più interessante è stata la parte vecchia, Ostrów Tumski, stradicciole e vicoli caratteristici, chiese di secoli scorsi e scenografia tutt’intorno offerta dall’Oder, il fiume cittadino, che a sera riflette le luci della città che baluginano fra i movimenti delle onde.

Per due sere abbiamo frequentato il centro, vivace anche a ora tarda. Ma attenzione: in Polonia è vietato bere per strada o così almeno abbiamo inteso da due poliziotti in divisa dalla gentilezza di un gorilla incazzato. Stavano per appiopparci una multa, ma Renzo seppe porgere delle scuse in una sorta di italo-inglese-polacco di difficile attestazione nel panorama delle lingue indoeuropee e per quella chiusero un occhio.

Al ritorno, la piacevole sensazione di una bella esperienza, di un pezzo d’Europa che mancava e che meritava la nostra visita.

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