Eccomi di nuovo qui a raccontarvi la meravigliosa avventura di viaggio intorno al mondo, senza aerei, che Claudio Pelizzeni, con tanta tenacia e passione, sta portando avanti. Lo abbiamo seguito nel suo giro dell’Asia, nel suo ritorno alla tanto amata Australia, abbiamo attraversato con lui l’oceano Pacifico su una nave mercantile e lo abbiamo lasciato, l’ultima volta che l’ho intervistato, nel momento in cui aveva raggiunto l’America del nord. Nel frattempo, ovviamente, il viaggio di Claudio è proseguito alla scoperta di un mondo molto diverso da quello asiatico, mondo che ero molto curiosa di sentire raccontare da lui. Nel frattempo, tra l’altro, Claudio ha raggiunto un importantissimo traguardo: 500 giorni di viaggio, ovvero la metà del suo itinerario che Claudio ha previsto di terminare in 1000 giorni. Sono partita proprio da qui per farmi raccontare da lui il proseguimento della sua avventura.

monument valley - In viaggio con il diabete, Claudio Pelizzeni

Ciao Claudio, come stai? Ce l’hai fatta, sei arrivato a 500 giorni di viaggio (anzi ormai li hai anche superati) e sei a metà del tuo cammino. Mi ha incuriosita molto la frase con la quale hai celebrato questo giorno “E’ ancora lunga, ma da domani si torna a casa!”. Nostalgia di casa o solo un punto di vista diverso?

Posso risponderti in tutta sincerità che sono vere entrambe le cose. La lontananza da casa inizia a farsi sentire, vuoi anche perché siamo sotto Natale. Il cinquecentesimo giorno ho iniziato a pensare al mio ritorno perché il cammino che compierò, da quel giro di boa fino alla fine di questa avventura, sarà comunque un riavvicinamento a casa. Poi c’è un’altra considerazione da fare: il tempo sta volando per cui, anche se 500 giorni possono sembrare tantissimi, a me sembra ieri di essere stato a Melbourne quando ero intorno al giorno 300. Questo comporta il fatto che io abbia passato una prima fase che definirei quasi di ascolto, mentre adesso mi trovo in una fase più proattiva nella quale rifletto e costruisco il Claudio che tornerà a casa.

500 giorni - in viaggio con il diabete - Claudio Pelizzeni

Sposto l’attenzione su un aspetto che sono molto curiosa di indagare con te. Molti viaggiatori hanno visitato sia Asia che America, facendo magari dei confronti sui singoli viaggi. Il confronto che però puoi fare tu è decisamente diverso avendo tu vissuto l’Asia per molti mesi, per poi passare in Oceania e ritrovarti infine in America. Prima di tutto, qual’è stato l’impatto?

Sai Elena, io ho questa fortuna/sfortuna di aver scelto un viaggio senza aerei, il che ha comportato obbligatoriamente dei lunghi spostamenti via mare. Prima di arrivare in Australia, per esempio, ho navigato dodici giorni per cui ho avuto il tempo di interiorizzare il distacco. Considera inoltre che l’Australia per me era un grande traguardo, per cui sono arrivato molto carico. L’impatto è stato molto più forte nel momento in cui sono arrivato in Canada e ho proseguito per gli Stati Uniti. Qui ho sentito la mancanza dell’Asia, della sua popolazione, del calore umano perchè ammetto di essermi confrontato con molto superficialità nel nord America. Ho ritrovato il calore, i sorrisi e un atteggiamento più accogliente scendendo verso sud, in Chapas  e poi in Guatemala e tutto il centro America. Ho adorato i guatemaltechi. L’Honduras mi ha stupito perchè tutti me lo descrivevano come un posto pericoloso mentre io non solo non ho avuto problemi, ma, al contrario, ho trovato tantissime persone disposte ad aiutarmi.

Il Nicaragua mi ha fatto impazzire completamente: bellissimo paesaggisticamente, la gente mi ha ricordato quella del Nepal alla quale sai che io sono particolarmente affezionato per via del loro sorriso, della loro umiltà e soprattutto della loro fierezza. Mi ha deluso profondamente invece il Costa Rica che a livello naturalistico è molto bello, ma che è stato trasformato in  una sorta di grande giostra a cielo aperto. Panama dovrebbe invece, secondo me, investire di più sul turismo perchè non ha nulla da invidiare al Costa Rica a livello naturalistico e, inoltre, possiede patrimoni come le San Blas che sono unici al mondo. Panama City mi ha inoltre portato fortuna perchè qui, dopo varie vicessitudini, ho trovato lavoro come marinaio su un catamarano che faceva il tragitto Cartagena-San Blas andata e ritorno. Il proprietario dell’imbarcazione mi ha assunto perchè voleva avere un video che raccontasse l’esperienza della crociera in catamarano per cui, quando ha scoperto che ero un videomaker e che avevo esperienza di mare, ha accettato di assumermi anche se solo per un mese. Ed è così che ho avuto la possibilità di guadagnare qualche soldo e di approdare in sud America!

Claudio Pelizzeni - in viaggio con il diabete - Guatemala

Insisto sul parallelismo Asia/Centro America perché ho percepito una grande passione da parte tua per entrambi questi posti. Dove però ti sei sentito di più a casa?

Non riesco a risponderti facendo una scelta tra Asia e Centro America, ma posso sicuramente risponderti indicandoti i luoghi di uno e dell’altro in cui ciò è avvenuto: in Asia sicuramente mi sono sentito a casa in Nepal, in Centro America in Guatemala e Nicaragua. Questi sono i paesi che mi hanno accolto meglio rendendo quindi più facile e più ricco il mio viaggio: si sono approciati a me come essere umano prima che come turista da spennare e questa è stata una grandissima differenza con altri posti. E’ chiaro poi che questi due continenti hanno un’anima completamente differente: l’Asia è più riflessiva, forse più adattta a viaggiatori solitari, l’america centrale ha ritmi meno compressati ed è sicuramente più “festaiola”. Basti pensare che qui la musica la fa da padrona. In quanto latini sono sicuramente più simili a noi, però bisogna anche sottolineare che è più facile perdere la direzione perchè si è sottoposti a molte più tentazioni. Non a caso io sono partito dall’Asia che mi ha dato la possibilità di guardarmi dentro per arrivare qui con un equilibrio forte che mi permettesse di non perdermi cogliendo il bello che questi luoghi possono offrire.

Claudio Pelizzeni - in viaggio con il diabete - Nicaragua

Per quanto riguarda gli spostamenti, hai trovato più facile girare l’Asia o il Centro America?

A livello di mezzi di trasporto sono entrambi molto ben organizzati e i pro e i contro si equivalgono.  Posso segnalare che il Messico è molto caro per cui io, ad esempio, ho utilizzato molto l’autostop. Il resto del Centro America è invece più economico. In Centro America c’è sicuramente una facilità maggiore legata alla lingua che ovviamente rende più semplice ogni aspetto del viaggiare. Ci sono alcuni posti in Asia in cui si fa fatica anche con l’inglese a farsi capire.

Claudio, dove ti seguiremo nei prossimi mesi?

Adesso mi trovo in Colombia e da qui parte la mia scoperta del Sud America. Farò più velocemente Colombia ed Ecuador perchè l’obiettivo è essere il 20 gennaio sul Matchu Pitchu che era il sogno di mio padre e che quindi vorrei celebrare così nell’anniversario della sua morte.  Proseguirò poi per la Bolivia, il Cile, l’Argentina per poi risalire verso il Brasile da dove mi imbarcherò per il Sud Africa.

Come sempre auguro a Claudio buon cammino certa che ci sentiremo di nuovo molto presto!

Potete seguire l’avventura di Claudio anche su Triptherapy.net.

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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