Un evento emozionante, non solo per l’importanza del progetto museografico e museologico, l’eccellenza dei lavori strutturali e di restauro compiuti, il valore storico-artistico delle opere esposte, ma anche e soprattutto per il significato che esso assume per L’Aquila e le terre d’Abruzzo dopo il disastroso terremoto del 2009. Il 19 dicembre 2015 il MUNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo ha riaperto nella nuova sede all’ex mattatoio comunale del capoluogo, completamente ristrutturata e ripensata per questa sua nuova funzione.

Opere a lungo rimaste invisibili sono tornate in uno spazio museale voluto dal Ministero in attesa del pieno recupero del castello cinquecentesco sede storica del Museo – la “Fortezza Spagnola” – profondamente ferito dal sisma.

Munda - L'Aquila, Abruzzo

Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009 ha inferto un duro colpo ai palazzi storici, le chiese e i monumenti implacabilmente crollati o lesionati al punto da essere inagibili. La nuova sede del Museo Nazionale d’Abruzzo è stata dotata di piastre antisismiche: ciascuna scultura ha un piedistallo di sicurezza appositamente studiato, pronto a oscillare alla minima vibrazione. Inoltre la struttura d’archeologia industriale che ora ospita il museo, anch’essa colpita dal terremoto, è stata ristrutturata adottando un sistema di consolidamento totalmente innovativo (il metodo CAM), “’imbrigliando” le murature perimetrali con fasce in acciaio inossidabile, in modo da realizzare un sistema tridimensionale di cuciture che le “impacchetta”, con un benefico stato di precompressione triassiale.

Munda - L'Aquila, Abruzzo

L’ex mattatoio è situato a Borgo Rivera, a ridosso delle mura urbiche vicino alla Fontana delle 99 Cannelle. Un’area strategica e fortemente simbolica, dove con maggiore evidenza s’avverte lo spessore della storia de L’Aquila riconducibile all’abbondanza dell’acqua. Un luogo legato alla fondazione della città che dal castello di Acculae (“le sorgenti”), dominante Borgo Rivera, ha preso il suo nome.

L'Aquila, Abruzzo

La selezione delle oltre cento opere, tra le più importanti del Museo Nazionale d’Abruzzo,  comprende materiali di diverse epoche e tipologie (reperti archeologici, sculture lignee e dipinti fino al XVIII secolo) rappresentativi della varietà e qualità delle collezioni e identitari della storia e della cultura dell’intera regione. Numerose sono poi le opere esposte che, recuperate tra le macerie, sono state condotte a nuova vita grazie a sapienti restauri, molte delle quali custodite presso i depositi del museo preistorico di Celano Paludi, divenuto, in seguito all’emergenza, centro di raccolta e primo soccorso con un’equipe che si è costantemente adoperata in tal senso.

MUNDA - L'Aquila, Abruzzo

Un intervento tra tutti va ricordato: quello per il recupero incredibile della Madonna e santi di Giovanni Paolo Cardone ridotta a un degrado apparentemente insanabile. Dopo essere stata massacrata dai muri crollati, era rimasta per mesi all’aperto sotto l’acqua e l’ultima neve di quella inclemente primavera aquilana. La tela lacerata è stata sottoposta a studi approfonditi che hanno portato alla ricomposizione dell’immagine. Ma anche il duecentesco Cristo deposto proveniente dal Duomo di Penne, precipitato rovinosamente a causa del sisma con gravissime conseguenze, è tornato a splendere grazie a un restauro finanziato dalla Wiegand Foundation di Reno (Nevada).

MUNDA - L'Aquila, Abruzzo

Nel complesso sono state restaurate in questi anni oltre 80 opere, consentendo di avviare anche nuovi studi e ricerche storico-critiche sul patrimonio abruzzese finora poco studiato. le restanti opere sono state sottoposte a interventi di manutenzione. Le ditte e i laboratori di restauro coinvolti sono stati oltre una dozzina. Gran parte delle azioni conservative sono state eseguite con finanziamenti erogati alla Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo, ma alcuni restauri sono stati sponsorizzati anche da soggetti privati: Wiegand Foundation di Reno (Nevada), Banca d’Italia, Italian American Museum, Fondazione Roma, Civita, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti,Museo dei Cappuccini di Milano e l’Accademia Italiana di Cucina di Kyoto.

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