Anche la seconda escursione della stagione inizia con un cielo plumbeo proprio nella giornata dedicata alla celebre leggenda della “merla”, sulla Riviera ligure di Ponente, nel Finalese. Grande la curiosità che si impadronisce dei partecipanti sapendo di avventurarsi alla scoperta della Mànie, un ambiente di grande bellezza in cui il singolare paesaggio geologico si sposa con le suggestive testimonianze preistoriche ed archeologiche.

Escursione in Liguria sull’altopiano delle Mànie

Si parte da Calvisio, a metri 25 sul mare, attraversando il Ponte di Verzi. Risaliamo verso nord lungo il tracciato della Via Julia Augusta, vicino allo stretto solco boscoso della Val Ponci, l’antica Vallis Pontium, così chiamata per i cinque ponti romani che l’attraversano. Si tratta di una “valle fossile”, perché formata dalla remota azione erosiva di un torrente che, per un tipico fenomeno carsico, scorre sotterraneo riaffiorando in superficie soltanto presso Finalpia.

Ci si sofferma ad osservare stupiti il Ponte delle Fate, ancora ben conservato. Sopra di noi, a quota 150 metri, sulla parete rocciosa che scende dal Picco Peagna, si apre l’Arma delle Fate in cui sono state trovate tracce di attività umane neolitiche e paleolitiche, oltre a resti di orsi delle caverne (le liguri “arme”). Si prosegue verso il Ponte delle Voze o “Ponte muto”, accompagnati da una silenziosa sinfonia di elementi misteriosamente evocati: il gorgoglio di acque sotteranee, di piccole prede che si aggirano frusciando fra i rovi e la sterpaglia, calpestata dal ritmo cadenzato degli scarponi.

Giunti ad un bivio, tralasciamo il sentiero che sulla destra conduce all’Arma delle Mànie, la gigantesca grotta dove è vissuto l’uomo primitivo, e proseguiamo lungo il fondovalle superando il Ponte dell’Acqua, presso Ca’ du Puncin. Si stenta a individuare la scarsa segnaletica nella folta vegetazione per raggiungere i ruderi del maestoso Ponte di Magnone, con un ultimo tratto in salita, sfociamo sulla Strada di Colla Magnone, presso l’omonima cappella (320 metri).

Il cielo nuvoloso inizia ad aprirsi facendo spazio a un tiepido sole che ci avvolge con una preziosa coltre primaverile, esaltando i colori della superficie marina che vediamo far capolino. Dal Bric dei Crovi si scende verso Semaforo di Capo Noli, da cui si gode di uno splendido panorama nel rigoglio della macchia mediterranea. Impagabile la sensazione di estatico rapimento.

Alcuni di noi si dirigono verso la spettacolare parete calcarea del Malpasso, passando nei pressi della Torre delle Streghe e della chiesa-romitorio altomedievale di San Lorenzo Vecchio. Per l’antica via ancora a tratti selciata, sopra la Punta di Crena viene raggiunto con grande euforia il lungomare di Varigotti.

Passeggiamo protendendo il viso verso il mare, quasi a volersi carezzare dopo la lunga fatica della bella escursione. Straordinario il sapore di antico che fuoriesce dalle graziose casette policrome che costeggiano il borgo di pescatori, e il delicato fragore delle onde che lambiscono la costa, puntellata dal volo scomposto di intrepidi gabbiani.

Con il cuore denso di molteplici sensazioni contrastanti, attinte in selvaggi antri boschivi, fra testimonianze di esistenze primordiali e di civiltà marinare, facciamo ritorno alla nostra vita cittadina pregustando il piacere di un futura immersione su sentieri inconsapevolmente contraddistinti dalle tracce della Storia.

A proposito dell'autore

Giuseppina Serafino

Oltre alla passione per la scrittura, un modo per "viaggiare" con le parole nelle molteplici sfaccettature della realtà, mi piace dedicarmi al trekking e al cicloturismo. Ho iniziato a viaggiare a quattro mesi, quando i miei genitori si sono trasferiti dal sud a Milano per motivi di lavoro, ripetendo lo stesso percorso, ogni anno, fino alla maggiore età. Ho visitato molti stati europei organizzando meticolosamente il viaggio e documentandolo grazie alla mia inseparabile macchina fotografica.

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