Quando me l’avevano proposto ero tentato di non andarci proprio: io volevo andare in Repubblica Dominicana, non a Cuba. Col senno di poi, dico “meno male che ci sono andato”. Era il febbraio del 2007. E di tutto quel viaggio, ad oggi, tra le tante cose, mi resta ancora in mente una canzone che ho sentito in un mercato nel centro della turistica Varadero. Diceva: “No quiero tù dinero, Varadero!

Al di là del fatto che sono andato in un villaggio turistico – non ero ancora un viaggiatore, ma un turista – ho comunque avuto l’opportunità di vedere luoghi che sono simboli di Cuba.

L’Avana

El alma de Cuba senza dubbio. A Plaza de la revolucion, su di un edificio campeggia il volto di Ernesto Che Guevara. Lungo il Malecòn, il lungomare della Capitale, sono ancora presenti i suonatori di tromba al tramonto. Ai piedi del Campidoglio, Buick, Chevrolet e Cadillac si mettono in bella mostra  come modelle in passerella. I negozi artigianali di sigari abbondano. Lungo la strada verso L’Avana, l’autobus si ferma in una specie di baracca dove assaggeremo la piña colada più buona che abbia mai bevuto: mezzo bicchiere di crema bianca, una spolverata di cannella e la bottiglia di ron sul banco, da aggiungere a piacere e senza limite.

Santa Clara

Forse la città più importante della rivoluzione: fu qui che Fidel Castro e Che Guevara diedero il colpo finale a Batista. La cosa più importante da vedere è senza dubbio il Mausoleo dedicato al Che, dove la sua statua col fucile in mano vi accoglie. All’interno, dove riposano i resti del Dottore e di altri sei compagni di guerra, vi viene descritta la storia del Che con una fiamma eterna suo onore.

Trinidad de Cuba

Dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, la parte vecchia di Trinidad è un’insieme di case basse ma ben tenute e strade di ciottoli dove ci passeggiano gli asinelli. Qui ho l’occasione per vedere come si produce manualmente un sigaro, di bere una bevanda in un bicchiere di terracotta a base di acquavite chiamata Canchanchara, e di entrare in una vera casa cubana, dove l’arredamento, frigo incluso, risalgono agli anni Cinquanta.

Varadero

Alloggiavamo in uno dei tanti resort turistici tipici di questa zona. È forse uno dei luoghi più battuti dal turismo di massa ma sopravvive ancora, al di fuori delle strade principali, una certa cubanità. Varadero è famosa oltre che per le sue spiagge bianche e il suo mare cristallino, per essere stata meta di molte celebrità anche nel passato. Anche Al Capone aveva una villa qui.

Varadero, Cuba

Non ho mai capito perché non fossi convinto della Isla Bonita, forse perché tutti miei amici andavano a Boca Chica e a Samanà. Oggi mi rendo conto che ammalarsi di cubanite non è poi così difficile e credo di aver visto un paese autentico, con un’ identità più unica che rara costruita tutta da sé grazie all’embargo. Quell’embargo che, nonostante abbia causato problemi di approvvigionamento alla popolazione, ha anche permesso allo stesso popolo cubano di rialzare la testa e di non abbattersi: al di là di qualche paese amico che è riuscito ad aggirare il blocco, i cubani producono quasi tutto in casa per il 90 per cento.

I generi di prima necessità si comprano al negozio in grande quantità, poi si va per il paese col carrettino a venderli ai compaesani. Inoltre in alcuni campi, come l’istruzione e la medicina, si è raggiunta addirittura l’eccellenza. La possibilità di non commercializzare da e per l’estero, ha fatto sì che certi simboli – auto, sigari, rum, Che Guevara – si siano radicati e identificati con Cuba stessa. L’impossibilità di trovare le marche più famose negli scaffali dei supermercati o nei beni di uso comune mi ha fatto capire come il popolo cubano, seppur sotto regime, sia riuscito a rimboccarsi le maniche e a sopravvivere ma allo stesso tempo come sia rimasto indietro, per certi versi, al resto del mondo, ma abbia sviluppato una propria identità che io, in altri luoghi del mondo, non ho ancora trovato.

Varadero, Cuba

E oggi che l’embargo è terminato? Che le porte sono state spalancate al resto del mondo, in primis a quegli americani che hanno cercato di fare dell’Isla Bonita, parte di loro? Quanti investimenti stranieri arriveranno? Quanti americani? Non che gli americani prima mancassero, bastava prendere un volo per Nassau, una coincidenza per L’Avana e il gioco era fatto: tra l’altro il governo cubano, alla dogana, non timbrava il passaporto per evitare problemi alle frontiere statunitensi. Nel nostro resort il 50 per cento dei turisti proveniva dagli States.

L'anima di Cuba

Però ora ho paura. Paura per Cuba, per la sua cubanità e per la sua identità. Ho paura che l’apertura verso il mondo esterno volgarizzi sessant’anni di storia, di simboli e di identità. Non mi preoccupa tanto ora, quanto fra qualche decade, quando le generazioni future berranno Coca Cola, useranno gli iPhone, arriveranno le decappottabili e Che Guevera sarà diventato un ribelle e non più un eroe nazionale, forse. Stanno già arrivando le crociere che, si stima, porteranno sì milioni di dollari all’anno, con aumento del benessere, ma che non sarà per tutti, ma solo per determinate persone con inevitabili conseguenze sociali. Non vorrei che Cuba sacrificasse la sua identità in nome della tanto conclamato aumento di ricchezza per tutti e del Dio Denaro.

L'anima di Cuba

Mentre guido l’auto verso Key West, chiacchiero con mia figlia che ha sei anni e le dico che non ci fermeremo a Key West ma andremo in un posto dove io e la mamma siamo già stati, che proseguiremo verso Cuba con l’auto, via mare. Rachele capisce lo scherzo e mi chiede: “Papà ma è bella Cuba?” “No Rachele, Cuba è semplicemente meravigliosa, è stupenda e unica”, rispondo con una punta di nostalgia. “Ci voglio andare!” mi dice. Forse è meglio se la porto al più presto, prima che Cuba perda se stessa. E allora mi torna in mente quella canzone che diceva, per le strade del marcato di Varadero, “non voglio il tuo denaro”. Solo il tempo mi dirà se ho ragione a preoccuparmi per la mia vecchia Cuba.

A proposito dell'autore

Luca Pery

Sono nato in Veneto ma scappo dalla mia terra due o più volte l’anno. I miei inseparabili compagni di viaggio inseparabili sono la mia compagna e i nostri due figli. Quando ritorno non sono mai triste perché so che è già ora di ripartire per una nuova destinazione. Seguitemi anche su Instagram.

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3 Risposte

  1. alessiab86

    Ciao Luca,
    grazie per aver condiviso la tua esperienza e i tuoi ricordi. Da questo articolo traspare non solo la tua paura del cambiamento, ma anche la nostalgia verso questa città. Personalmente non ho mai visto cuba ma con questo post sei riuscito a trasmettermi le tue sensazioni e a contagiarmi con la tua voglia di andare a visitarla, come dici tu, prima che sia troppo tardi.

    Rispondi
  2. Luca

    Ciao Alessia!

    Cuba mi è rimasta nel cuore. Credo sia stato il viaggio che più mi ha segnato, in un paese che nonostante l’embargo, è riuscito a stare in piedi e a sviluppare una propria identità. Il cambiamento mi fa paura perchè potrei non trovare la mia vecchia Cuba se ci tornassi un giorno. L’apertura al mondo esterno rischia di rovinare in pochi anni quello che si è costruito in decenni di storia. Il simbolismo che trovi a Cuba, non lo troverai altrove e l’arrivo di capitali stranieri rischia di volgarizzare tutto ciò. Se devi andare a cuba non perdere tempo.

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  3. mario di salvio

    ho avuto occasione di andare più volte a cuba per girare dei film sono un noto truccatore cinematografico con al mio attivo oltre 130 film ancora in piena attività ho amato cuba e tutto di cuba mi manca molto ed ho fatto malissimo a non stabilirmi li per sempre ,ma non è detto che vi abbia rinunciato mai dire mai

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