Siete mai stati in Valle d’Aosta? Beh, dovreste pensarci seriamente, per tanti motivi.

  • Si cammina
  • Si mangia (il giusto ma di gusto) e si perde peso (-2kg in una settimana): quasi un miracolo.
  • Ci sono panorami mozzafiato
  • Per raggiungere i quali… si cammina moltissimo
  • La gente del luogo è simpatica e cordiale (sono vicini alla Francia, ma senza la tipica supponenza transalpina)
  • Si respira un’aria deliziosa, mucche permettendo
  • C’è silenzio, pace e un’atmosfera ascetica che ti spinge a chiederti se non valga la pena di mollare tutto e ritirarti qui. Anche se Whatsapp e i suoi gruppi ti seguiranno ovunque perché la connessione dati non si perde neanche nella valle più remota.
  • C’è, a volte, TROPPO silenzio, specialmente quando ti rendi conto che aver lasciato il sentiero non è stata una buona idea, che sta per calare la sera e non vedi alcun essere umano da ore.
  • Insomma, un giro in Valle d’Aosta è un’ottima occasione per un’esperienza da vivere e condividere. Nella quale, naturalmente, si deve camminare.

Potevo lasciare i miei fedeli lettori di Back to the Blog privi del racconto della mia esperienza di viaggio agostana?

No, quindi ecco a voi il resoconto di un’avventura condivisa con moglie e figli under 10, attraverso 12 immagini iconiche (in ordine di apparizione personale) accompagnate da brevi didascalie che ne trasmettano l’essenza.


1 – IL BIGLIETTO DA VISITA: IL FORTE DI BARD

Forte di Bard

A volte, trovare il posteggio pieno ti permette di catturare l’immagine più suggestiva… con una piacevole camminata

Il Forte di Bard è posizionato strategicamente all’imbocco della valle, antico baluardo difensivo per l’intera regione. Osservarlo ti fa capire subito una nozione fondamentale: le cose belle da visitare saranno tutte in discreta salita. Se sei fortunato, però, trovi un sistema di 4 ascensori che ti porta in vetta (in questo caso gratuiti, ma è una pia illusione: nel resto della valle dovrai pagare ogni singolo gradino che vorrai saltare) (no, non parlo in termini di sensi di colpa).

Il Forte oltre ad essere un bel sito di suo, è anche sede di mostre, percorsi museali, itinerari di visita guidata… tutto estremamente interessante. Ma ovviamente la sua popolarità recente ha una forte deriva targata Marvel. Per la maggior parte del mondo, il forte rappresenta un avamposto della repubblica di Sokovia attaccato dalla simpatica combriccola degli Avengers all’inizio del film “Age of Ultron“. Certo, stride un po’ l’attenzione che gli addetti riservavano nel chiederti di non toccare determinati oggetti con l’immagine ben impressa nella tua mente di Hulk – e la sua innata grazia nei movimenti – che corre devastando ogni cosa.

Si raccomanda la discesa esterna a piedi, lungo la quale troverai simulazioni di pareti da arrampicata sportiva e di vie ferrate da scalata. Gasati da queste piccole esperienze, le successive pareti di roccia naturale stimoleranno l’alpinista esperto nascosto nei tuoi pargoli e il loro spirito di avventura. Al tuo spirito, invece, non resterà che adattarsi alla situazione, quando si renderanno conto di non saper riscendere da soli e chiameranno disperatamente l’aiuto del genitore.

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Papino… Help!


2 – LA GEOGRAFIA DELLA VALLE

Il Cristo Redentore

A poche centinaia di metri dalla nostra residenza temporanea nella periferia di Saint-Vincent, dopo una piacevole camminata, la statua del Cristo Redentore sembra proteggere la curva a gomito della Dora Baltea

La Valle d’Aosta non è solo una valle, ma un intenso reticolo di 14 vallate laterali, separate come compartimenti stagni da alte montagne, che confluiscono tutte nella valle centrale lungo la quale scorre la Dora Baltea. Perché questa premessa geografica? Perché vi voglio bene e quando sceglierete di andare a visitarla vi ricorderete del consiglio che vi sto per dare.

La scelta della posizione in cui alloggiare è fondamentale perché raggiungere due paesi apparentemente vicini ad una valle di distanza, ad esempio Cervinia da Gressonney – poco più di 20km in linea d’aria, può diventare un’epopea da tre ore complessive di auto. Quindi, a meno che voi non vogliate sentirvi rinfacc… ehm… puntualizzare dalla vostra comprensiva moglie che metà vacanza l’avete trascorsa in auto con i bambini che lottavano nel sedile posteriore come due Greundzi (figura mitologica locale) DOVETE scegliere una sistemazione nella valle centrale, preferibilmente vicino ad Aosta, per poi spostarvi lungo di essa ed imboccare di volta in volta la valle che più gradite.

E attenzione anche allo “spostarvi lungo di essa“, in quanto nasconde un trappolone. Avrete sempre due opzioni a disposizione: la statale 26 che attraversa tutta la regione in modo abbastanza scorrevole e l’autostrada che da Aosta a Nus, svincoli consecutivi ad una decina di chilometri di distanza, costa 5,10 € e per attraversare tutta la valle, da Saint-Vincent a Courmayeur, supera i 15 €, vantando così il rapporto €/km più alto d’Italia.


3 – LE COSTRUZIONI RURALI

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Un tipico alloggio adibito a B&b, in cui l’intera redazione di BttB ha soggiornato, raggiungibile da Saint-Vincent con una piacevole camminata di qualche chilometro

Se vai ad Aosta trovi la storia, le tracce del passaggio dell’Impero Romano, la vita di una città di medie dimensioni, un flusso turistico ben visibile, tanti piccoli dettagli che riconosciamo anche nel nostro quotidiano (peraltro, mi suggerisce mia figlia qui accanto, insolitamente piena di Pokemon da catturare). E’ una città vera, isolata in un contesto rurale ampio quanto l’intera regione che, non me ne voglia il capoluogo, rappresenta davvero l’esperienza di vivere in montagna.

E’ invece nei paesini delle valli, ancor di più in quelli lontani dalle principali vie di comunicazione, che si può ammirare il reale spirito valdostano, ammirare le costruzioni in pietra e le varie sfaccettature di un paesaggio in cui l’uomo sembra aver rispettosamente chiesto il permesso all’ambiente prima di prendervi dimora.

(uhm, ho perso di vista per un attimo lo spirito del blog) (mi perdonerete)

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Le chiesette, in questo caso una minuscola cappella di una frazione composta da 3 case (sul serio), a metà della piacevole camminata verso il B&b, presentano tutte un disegno murale.

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La “Losa”, parente lontana della geometrica losanga, è l’equivalente valdostano delle comuni tegole. Un tempo venivano portate a spalla dalle cave con innumerevoli piacevoli camminate.

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I disegni murari a volte compaiono anche nelle abitazioni. Da notare in questa foto (oltre mia figlia che scambiandola per una chiesa ha detto:”Papà, non avevo mai visto Gesù mungere le mucche“), il burbero indigeno che mi ha visto fotografare casa sua dall’auto e poi, legittimamente, mi ha inseguito con un bastone lungo la strada, in una inconsueta piacevole camminata a passo veloce


4 – LA RICERCA DI HEIDI

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E’ chiuso. Forse dentro c’è ancora la signorina Rottermaier. O magari è fuori a fare una piacevole camminata.

Chi è stato bambino a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, ha vissuto in prima persona l’epopea di Heidi e visitando certe zone delle valli laterali si renderà conto immediatamente di trovarsi nel posto giusto e, finalmente, di aver trovato l’habitat naturale della bimba con le guanciotte rosse.

Purtroppo, questo fenomeno, soprattutto per chi non è un frequentatore assiduo del paesaggio alpino, porta a spiacevoli conseguenze. Ho visto almeno due casi significativi: il primo, in cui un omone over 50, correndo sul prato a piedi nudi con un bastone in mano come Peter, faceva”Ciao” con la manina alle caprette e attendere vanamente risposta; il secondo caso, grondante di humour nero, in cui un signore davanti a me spingeva una sedia a rotelle (4×4, mai vista prima) con sopra una ragazza e dietro di me due signore dall’accento toscano si chiedevano l’un l’altra con un sorriso se questa cadendo si potesse poi rialzare come Clara.


5 – SAN BERNARDO (o almeno credo)

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Al valico tempo bello, blanda nuvolosità a tratti, temperature intorno agli 8 gradi, temperatura ideale per piacevoli camminate in quota“. App dedicata al meteo disinstallata prima di iniziare la discesa. E basta con queste “piacevoli camminate”!

Per arrivare in Svizzera avete due opzioni: se hai fretta, il tunnel (27,50 € solo andata) o il passo del Gran San Bernardo che sale fino a quasi 2.500 di quota. Se non avete particolari premure e volete prendervi la briga di raggiungere la Svizzera attraversando un passo alpino, dovete optare per la seconda opzione.

Gli economisti scriverebbero più o meno così: se la somma delle utilità ricevute dalla bellezza del panorama, dell’esperienza vissuta e del risparmio economico dovesse essere maggiore del costo opportunità del tempo impiegato in più, è conveniente attraversare il passo.

“Eh???”, risponderebbe la gente comune sbadigliando, effettuando la scelta d’istinto senza effettuare alcun calcolo.

La strada sale comoda e splendidamente panoramica fra ruscelletti, cascatelle, pascoli e bovini: una delizia per gli occhi. Almeno finché ti girerai verso il resto della famiglia in auto, tutti con lo sguardo fisso in avanti per evitare di soffrire i numerosi tornanti e mantenere nell’apposita sede la colazione del mattino.

A pochissimi chilometri dalla cima, il cielo si “stringe”, compare qualche goccia di pioggia sul parabrezza e si entra inesorabilmente nella nebbia. D’un tratto, più che Svizzera sembra Scozia, appaiono degli edifici ai bordi della strada e in vetta ti fermi un attimo a comprendere la situazione: 5 Agosto, fuori ci sono 2 gradi, non si vede oltre 5 metri, mentre scendi a prendere i documenti per passare la frontiera, ti guardi un po’ in giro, sperando di venire accolto da una mandria festosa di San Bernardo, con delle belle fiaschette di Rhum locale da assaporare. Niente di tutto questo, nè cani nè guardie a cui far vedere i documenti,  si passa in Svizzera dritti dritti senza problemi (altro che accalcarsi alla frontiera a Ventimiglia. Immigrati, documentatevi!).

L’altezza procura a volte visioni mistiche. Nella nebbia vi apparirà un lago, dal quale emergerà uno spuntone di roccia sul quale è CHIARAMENTE conficcata una spada. La riconoscerete come la sacra Excalibur e finalmente la smetterete di essere uno scudiero, avrete l’opportunità di diventare Re.

Poi la nebbia si diraderà un attimo, il tempo necessario per farvi smettere di sognare…

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Ciò che resta della sacra Excalibur e della sua favolosa storia di regni e cavalieri

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Il lago in quota al confine fra Italia e Svizzera. Si farà vedere per pochi secondi alla volta fra un banco di nebbia e l’altro.

Varcato il confine, ti accorgerai, avvolto dalle nebbie, che in Svizzera la pratica di collocare il guardrail ai bordi della strada è particolarmente desueta. Accanto al margine destro della sede stradale si aprirà, per diversi chilometri, uno strapiombo che ti farà gelare il sangue ad ogni curva, pregando tutte le divinità presenti e passate di non trovarti di fronte un temerario autoarticolato. Con buona pace della leggendaria efficienza svizzera e della loro maniacale attenzione alla sicurezza.


6 – LA VITA IN ALPEGGIO

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Il giovane bovino di guardia mi osservò, con i suoi grandi occhioni marroni, brulicanti di mosche in festa, poi muggì, rivolgendosi agli amici, con un’espressione univoca di rassegnazione: “Muuuuuerda… anche questo non sembra vegano!

L’alpeggio è quella zona di pascolo in alta quota nella quale vengono portati i bovini durante l’estate per migliorare la qualità della loro vita, farli crescere sani e robusti, regalargli un sorriso quotidiano e – secondariamente – ricavarne il miglior latte possibile.

Non scherzo, il pastore valdostano è davvero legato ai propri bovini. Ognuna di loro ha un nome e un posto fisso nella stalla, la sera cantano insieme attorno al fuoco e mi fermo qui perché non vorrei cadere in imbarazzanti storie di dialoghi profondi e sincera amicizia.

L’occasione valdostana per visitare gli alpeggi al massimo delle possibilità turistiche è la manifestazione “Alpeggi aperti, che si svolge in Agosto in diverse località, alla quale vi raccomando di non mancare. Per un sacco di motivi:

  1. Il posto è incantevole, poi se trovi la giornata giusta il passaggio ad “indimenticabile” sarà veloce.
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Vista dall’Alpeggio Veplace, vicino Nus. Ovviamente la vicinanza in Val d’Aosta è un concetto estremamente relativo ma superabile con piacevoli camminate.

2. Si mangia bene

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La pulenta dell’alpin, l’è bon anche al matìn“, frase ripetuta ossessivamente dal signore veneto alle mie spalle nella fila per prendere il pasto.

Il pasto servito prevede solitamente prodotti esclusivamente realizzati in alpeggio: la mocetta – un salume vagamente simile alla bresaola – vari formaggi (fontina, bleu d’aoste, maso, ecc.) e spezzatino di selvaggina con polenta. Da bere, offrono yogurt bianco appena fatto e la “brossa”. E puoi annaffiare il tutto, ovviamente, con del buon vino locale.

La Brossa… il siero del latte residuo di tutte le lavorazioni del casaro, rimasto dopo la produzione del formaggio, della ricotta, del burro… lo raccolgono e te lo servono ancora caldo in un bicchiere a mo’ di bevanda. Questione di gusti, magari a qualcuno piacerà… altri vi diranno che sembra di bere attaccati direttamente dalla mammella di una mucca.

3. C’è allegra compagnia

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La tavolata dell’Alpeggio, durante il pranzo e la socializzazione con gli altri partecipanti il sole ti scotterà in maniera subdola, anche più che al mare… e te ne accorgerai solo a fine serata, quando ti rivolterai fra le lenzuola soffrendo come uno scoiattolo in una gabbia per uccelli.

4. Si fanno strani incontri

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Da piccolo sono cresciuto con il mito delle Giovani Marmotte, avevo anche comprato il manuale. Adesso finalmente ne ho incontrata una. Non mi resta che aspettare di scovare il Gran Mogòl.


7 – SUL TETTO D’EUROPA

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La vetta del Monte Bianco, vista da Punta Helbronner (3.472 m) in una giornata di sole. Temperatura percepita: 4°, temperatura reale -2°, secondi di resistenza sulla piattaforma esterna in polo a maniche corte: 1.

Se vai in Valle d’Aosta, il tuo primo pensiero deve essere guardare in alto verso il cielo e cercare la vetta dei giganti d’Europa, proprio a partire da quel Monte Bianco che ti sei gasato a guardare in tv l’inverno precedente mentre veniva incautamente affrontato da gente come Arisa, Salvi e Facci.

Così, mentre percorri la strada verso Courmayeur, aspetti di vederlo ad ogni curva che percorri, facendosi desiderare come il regalo dei genitori alla festa di compleanno quando eri bambino. Finché, superato un tunnel, non si palesa in tutto il suo splendore, appena prima del principale centro turistico valdostano.

Apriamo una piccola parentesi su Courmayeur, verso la quale proverai emozioni contrastanti (ancora più accentuate rispetto a Cortina d’Ampezzo, l’altra grande regina delle Alpi italiane): la mondanità che si respira (io l’ho visitato una domenica mattina in cui non c’era una nuvola in cielo (come si vede dalle foto) e la cittadina si era riempita di gente a passeggio), la moltitudine di persone il cui ceto sociale è superato solo dal pedigree del pregiatissimo cane portato al guinzaglio griffato Louis Vuitton, può inebriarti come allontanarti. Ti soffermi più a guardar la gente che la cittadina, le case o il meraviglioso ambiente circostante. E ti chiedi, smarrito per un attimo, se è veramente questa la Valle d’Aosta che hai sempre immaginato. Poi pensi all’Alpeggio del giorno prima, alla suola della scarpa che non sei riuscito perfettamente a pulire nonostante l’ “incidente” sul pascolo, e ti ricordi che la regione ha un sapore – e soprattutto un profumo – diverso dalle vie mondane di Courmayeur.

Da Entreves, si arriva allo Skyway, la meravigliosa e modernissima (e costosissima) funivia del Monte Bianco. Con cabine rotanti spaventosamente simili agli stones del curling, si sale fino a Punta Helbronner (3.472 m), dalla quale ci si può affacciare (ben coperti) sulla terrazza panoramica a 360°.

Da lì, di fronte al gigante bianco, puoi solo guardare il mondo e osservarlo in riverente silenzio.

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La vetta. Da quel piano, dietro la vetta sulla destra, sembra facile. Prima o poi ci faccio un salto.

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Il versante francese del massiccio. Già, ci tocca dividerlo anche con loro.

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In lontananza, con la sua sfrontata bellezza, Sua maestà, il Cervino.

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La valle di Courmayeur, dietro le antenne.

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Un’ultimo sguardo alla cima…

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… e agli avventurosi che, da Punta Helbronner, sfidano un chilometro scarso di piacevolissima camminata sul nevaio per arrivare alla stazione di funivia francese che li porterà a Chamonix (e magari allo Skywalk)


8 – L’ANGOLO DELLO SPORTIVO DELLA DOMENICA

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Il “Dente del Gigante”, ripidissima guglia visibile da Punta Helbronner. Su, guardate bene nella foto… un traffico paragonabile nodo autostradale di Bologna

Se sei sulla soglia dei 40 ed hai voglia di dare una scossa alla tua vita, scalare un “quattromila” è la prima cosa che pensi non appena progetti la vacanza. Poi torni sulla terra e ti rendi conto che nella stragrande maggioranza dei casi non hai nè il fisico, nè l’esperienza, nè l’attrezzatura adatta, nè un sacco di altre cose necessarie per poter anche lontanamente pensare di affrontare un’esperienza del genere. Però ti rimangono tante opportunità di sport differenti, a partire dalla nostra ormai consueta piacevolissima camminata che puoi esercitare nei millemila sentieri ben evidenziati a disposizione degli amanti del genere ai quali, se viaggi con suocera ottantenne dalla notevole difficoltà di deambulazione, devi saper rinunciare (cosa che non ha fatto il signore milanese che si è seduto con me al tavolo dell’alpeggio, parcheggiandola a fine pasto sotto la tenda della forestale, vicino ai falchi impagliati. I bambini la toccavano in faccia per capire se anche lei fosse imbalsamata).

Puoi dedicarti al rafting lungo la Dora Baltea e i suoi affluenti, disponibile per famiglie e per esperti, nel quale sbaglierai clamorosamente il grado di difficoltà e tua moglie – già restia – si disperderà fra i flutti emergendo solamente per mandarti ripetutamente al diavolo nella lingua tipica locale: il Patois (abitudine che manterrà anche nei giorni successivi. E tu dovrai stare zitto).

Puoi trovare centri in cui organizzare escursioni a cavallo nei boschi, centri di deltaplano, voli in mongolfiera, persino organizzare un tour delle bocciofile per misurarti con i campioni locali, tipicamente giovinetti vicini agli ottanta. Insomma, se vuoi fare sport l’offerta è ampia. E se non vuoi niente di organizzato, sguinzaglia i tuoi figli su un prato e di loro di cercare una marmotta: li potrai rincorrere per ore.


9 – MANGIARE IN VALLE D’AOSTA

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“Antipasto alla valdostana”. ovvero come celare l’immondo dietro un aspetto gradevole

Il pranzo in Val d’Aosta è abbastanza lontano dalla classica cucina mediterranea. Il piatto forte è rappresentato dai salumi locali nella foto: la Mocetta, visibile sulla destra; Il lardo d’Arnad in basso servito con pane alle mandorle; le castagne caramellate calde; un buonissimo formaggio ai frutti di bosco, l’immondo, ed un salame locale (noto ora, che nel piatto – 12 € -mancano i buonissimi Jambon de Bosses e il prosciutto alla brace di Saint-Oyen).

Già, ho detto proprio l’ “immondo”. Vedendolo fra il viola e il fucsia, penserete che si tratti di un salame ai frutti di bosco, invece vi diranno che la colorazione deriva dalla barbabietola. Assaporando soddisfatti il sapore dolciastro, scoprirete poi che deriva dal lardo presente anche in esso, insieme alle patate lesse; ma ciò che vi lascerà perplessi sarà quel retrogusto amaro, quasi ferroso che rimarrà in bocca dopo l’assaggio. E’ il sangue del maiale, del quale come saprete non si butta via nulla e quindi, che si fa? Lo mettiamo dentro l’insaccato viola. In Valle d’Aosta hanno veramente preso sul serio questo detto. Si chiama “Boudin“. Io ve l’ho detto.

Fra i piatti della tradizione, vi consiglio di provare la Polenta Concia (una polenta farcita con fontina e altri formaggi locali), la Valpellinentze (presentata come una squisitezza, ma si riduce ad una rielaborazione della vecchia zuppa e pan bagnato, amalgamata con cavolo e fontina), la carne di cervo, la carne alla valdostana e naturalmente la famosa (e buonissima) Fonduta.

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Rimarrò con questo dubbio. I crostini si mettono nella fonduta uno alla volta o si gettano dentro tutti insieme per poi estrarli in gruppetto con gioiose cucchiaiate?


10 – LA CARTOLINA UFFICIALE

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L’accoppiata perfetta, vista da lontano. Per l’esattezza da una zona adibita a signore in topless over 70 delle quali mi astengo dal pubblicare foto. (sia chiaro, non le ho neanche fatte)

L’avete vista in copertina, qui ripresa da un po’ più distante. Il Cervino che si rispecchia nel lago Bleu (al momento soprattutto verdeu)(come le piscine delle olimpiadi di Rio) è il connubio perfetto per far innamorare il turista, tanto che si può sospettare che il lago sia stato messo lì apposta (o che magari sia stato spostato il Cervino). Ogni regione ha il suo asso nella manica: qui in Sicilia abbiamo, ad esempio, l’Etna sullo sfondo del teatro greco di Taormina (immagine che potete vedere in fondo a questo altro diario di viaggio), in Trentino replicano con le Dolomiti rosa dietro il lago di Misurina, in Toscana con la vista di Firenze da Piazzale Michelangelo, ecc.

Il Lago Bleu è un autentico gioiello incastonato in un contesto da sogno, con la splendida aggiunta di essere accanto alla statale che percorre la valle, risparmiandoti così anche la minima piacevolissima camminata.


11 – IL VILLAGGIO DEI SOGNI

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Chamois. 96 anime, location ideale per il film “la teleferica più pazza del mondo”

Di ritorno dal Cervino, alle porte di Brusson parte la funivia per Chamois. Cercando nelle recensioni e nei diari di viaggio, consultando gli amici che ci sono già stati e ascoltando i consigli degli albergatori della zona, tutti in coro vi diranno:”Vai a Chamois!“. E voi, che probabilmente come me non lo avete mai sentito nominare, ci farete un pensierino attirati dalle brevi descrizioni: un paese irraggiungibile alle auto, il più alto della Valle d’Aosta, con soli 96 abitanti, a cui si accede solo in funivia o con una piacevol… (e basta ora, nella guida c’è scritto che sono 13 km, cosa ci può essere di piacevole???? Sotto il sole, con i tuoi figli che si lamentano e vogliono essere presi in braccio insieme – totale 55 kg  – già da due giorni e tua moglie pronta a fulminarti con lo sguardo alla prima proposta simil-faticosa ). Si arriva a Chamois con la funivia, punto.

La funivia per Chamois si distingue per l’estrema ripidità della salita che, conseguentemente, diventa un clamoroso salto nel vuoto in discesa. Con i turisti che dicono in coro “ooooooohhh” nel momento in cui ci si lancia nell’abisso. Molti in realtà non lo “dicono“, ma lo “urlano” per l’improvviso spavento. E poi caratteristica in quanto parte ad orari irregolari secondo la logica del “quando c’è gente“, insomma, tutto perfettamente a misura d’uomo, il quale però va differenziato: da turista, paga 4€, da residente invece, paga 0,60€. Ultima corsa, in estate, alle 23.30.

Chamois è un vero gioiellino. Passeggi per il paese pensando a quanto sono isolati dal mondo e a cosa succederebbe se stesse male qualcuno, se hai dimenticato la spesa in macchina a valle, se c’è vento e rimani bloccato lì.

Dal centro di Chamois, si prende la seggiovia che ti porta al lago di Lod (la seggiovia in sè è un’esperienza divertente e/o terrificante per chi non l’ha mai provata,secondo il proprio spirito d’avventura: la salita e la discesa al volo, il panico nel vedere come ti possa cadere ogni cosa, la forza con cui inconsapevolmente stringi i bambini che ti dicono: “papà, non respiro, sono grande, mi tengo benissimo da solo!“). Altro specchio d’acqua limpidissimo immerso nel verde dei pascoli, si può passeggiare e rilassarsi lungo il lago e poi scendere a piedi o nuovamente con la seggiovia, fino alle 17.30.

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In un’altra vita, o semplicemente nel futuro, vorrei restare lì la sera oltre il tramonto ed osservare in una notte senza luna le stelle lontano da ogni luce cittadina, vedere il cielo notturno come mai prima di allora. E pazienza se poi la piacevolissima camminata per tornare a Chamois diventa una corsa a rotta di collo, al buio, al freddo e senza luce, per prendere l’ultima corsa della funivia.

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La terrazza belvedere vicino al lago di Lod.


12 – A SPASSO PER CASTELLI

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Il Castello di Fenis, a detta di molti il più bello dell’intera regione

La Valle d’Aosta è una terra costellata di castelli (o castellata di costelli, che dir si voglia). Praticamente uno all’accesso di ogni valle laterale, tutti estremamente diversi ma ugualmente suggestivi: i castelli di Verrès, di Issogne, di Fenis, di Sarre, il Savoia… ce ne sono moltissimi e tutti potenzialmente da visitare avendo mooooolto tempo a disposizione.

Limitandoci al castello di Fènis, è di gran lunga il più reclamizzato e lo si vede subito: un’ora di fila per prendere i biglietti per la prima visita guidata disponibile, che spesso sarà diverse ore dopo e che ti costringerà ad un inevitabile vagabondaggio riempitivo nei paesi vicini. Ogni visita guidata è scandita da una guida che esegue movimenti fulminei da un ambiente all’altro e ti fulmina con lo sguardo nel caso in cui il tuo lento incedere da turista interessato intralci la regolarità della tabella di marcia.

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“Ecco, qui potete finalmente fermarvi a fare le foto. Ci sarà un altro momento più avanti in cui vi sarà nuovamente concesso. Vi ricordo che gli antichi proprietari del castello erano soliti recidere ed impalare la testa dei propri nemici nel caso in cui questi contravvenissero alla loro volontà. Ma tranquilli, questo non è correlato al vostro eventuale tentativo di fare delle foto in un momento non consentito. Almeno credo.”


Epilogo

La Valle d’Aosta non è ovviamente tutta qui. C’era moltissimo altro da vedere, da una visita più approfondita ad Aosta, alle valle di Gressonney che si conclude alla base del Monte Rosa, alla zona di Cogne, al Parco Nazionale del Gran Paradiso, alle cascate di Lillaz, ecc… fateci un salto voi per me e raccontatemi come è andata.

Non è un addio, ma un arrivederci pieno di speranza ad una piccola splendida regione.


NOTE POST-SCRITTURA 

  • La casa “ufficiale” di Heidi si trova a Maienfeld, fra la Svizzera e l’Austria. Considerato che Heidi aveva 6 anni nel 1974, data di uscita dell’anime, oggi potrebbe essere una splendida mamma alpina di quarantotto anni. Non mi pare di averla incontrata.
  • Il confine con la Svizzera in realtà è regolamentato dagli accordi di Schengen-Dublino, quindi è lecito non aspettarsi controlli.
  • Vi ho risparmiato la mia avventura al casino di Saint-Vincent. Sono stato dentro mezzora, non ho scambiato un euro perché gli unici tavoli di Texas hold’em a cui poter giocare erano palesemente off-budget (10 x) rispetto alle risorse che avevo destinato al gioco, ma ho guadagnato in modo ambiguo una coca-cola ed un bicchiere di Champagne offerti a tutti i presenti da un tizio che aveva appena vinto, davanti ai miei occhi, 40.000 € in un torneo satellite IPT.
  • Volevo inserire come titolo “ALPEGGIO non c’è mai fine“: la tentazione era forte ma sono riuscito a contenermi.

RINGRAZIAMENTI

  • Mia moglie, paziente finché non ho messo a dura prova la sua resistenza portando i bambini, dopo 6 ore di alpeggio, al Parc Animalier di Introd, un comunissimo zoo tutto spaventosamente in salita, stancante anche in discesa. La punizione divina è arrivata quando mamma stambecco mi ha preso a cornate perché mi sono inavvertitamente messo fra lei e il suo cucciolo.
  • I miei figli, perchè hanno portato vivacità e leggerezza nell’intera Valle d’Aosta, che credo abbia festeggiato nel momento in cui abbiamo varcato il confine regionale per tornare a casa.
  • Il Greundzo, onnipresente strumento di dissuasione, per il quale non mi sento di mettere un’immagine ma lascio a voi la scelta se “googlearlo” o meno

DISCLAIMER

  • Amici valdostani che leggete questo blog, non esitate a scrivere nei commenti eventuali imperfezioni nelle informazioni fornite.
  • Le foto sono tutte originali, quindi stavolta se dovessi ledere il diritto d’autore di me stesso, sono pronto a conciliare accusa e difesa davanti ad una buona fonduta.
  • Come al solito, mi rendo conto di essere partito con l’intenzione di scrivere poche parole per ogni foto ed invece mi ritrovo ad aver completato un lunghissimo mappazzone di diario di viaggio.
  • E scommetto che vi siete pure accorti che le immagini non sono solo 12 come da titolo 😀

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A proposito dell'autore

FoxLF

Il viaggio è l'occasione per crescere, arricchirsi, diventare una persona migliore. I miei diari di viaggio, sempre con la famiglia al seguito (mia moglie e due piccoli aspiranti minacce per l'umanità), raccontano come affrontare la vacanza con un filo di ironia e qualche informazione utile per i lettori.

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