Viaggiare da soli? Fedele alla Linea: In fuga verso me parla del lungo viaggio in solitaria del trentaseienne marchigiano Nicola che, in sette anni, partendo dal suo piccolo paesino arriverà fino al deserto di Atacama in Cile passando per Polonia, Danimarca, Olanda, Irlanda, Serbia, Perù, Bolivia.

La fuga del protagonista, come definita da lui stesso, è una ricerca di un qualcosa da cercare, il tutto contornato da lucide riflessioni alternate a parentesi deliranti, cadute e conquiste reali o apparenti, autoironia e leggerezza, teorie strampalate ma affascinanti, episodi divertenti e piuttosto surreali. I viaggi in solitaria vanno dal caos romano alla magica Tallin, passando dal gelo di Katowice e le biciclette di Utrecht, passando per le vie strette e quasi claustrofobiche di Dublino e i camminato i traballanti degli splav del Danubio, fino ad arrivare al Machu Picchu e ai piedi scalzi dei bambini di Belen. Il restituire pari dignità al turista e al viaggiatore, nel rispetto e  consapevolezza delle possibilità di ciascuno di noi è evidente già dall’inizio dell’opera: i vari capitoli scandiscono queste mete degli impetuosi viaggi in solitaria del protagonista, che non si prende mai una pausa da sé stesso.

Alla fine del suo viaggio, Nicola è di nuovo sul terrazzo di casa con le valigie da disfare e un immenso bagaglio di esperienze, insegnamenti, idee e riflessioni, ma con gli stessi identici dubbi di sette anni prima: adattarsi o andare fino in fondo?

 


 

1- Quali sono gli elementi principali che ti hanno portato a scrivere questo libro?

La sensazione negli anni, poi il sospetto, poi ancora il dubbio, infine la convinzione – sbagliata direte voi – di aver vissuto e di vivere stati d’animo che non tutti hanno avuto e hanno la (s)fortuna di vivere. Per intensità e complessità, preminentemente. Il desiderio, anzi il bisogno, di lasciare non una traccia bensì una prova della mia esistenza. Un lieve disturbo (nel libro lo chiamo privilegio) narcisistico della personalità.

2- Cosa significa per te viaggiare da solo?

Fino a due anni fa, ossia quando ho scritto l’ultimo capitolo del libro, consideravo il viaggiare da solo l’unica vera possibilità di “viaggiare”. Non che io oggi abbia cambiato idea, però al momento è soprattutto un grosso guaio in cui mi sono cacciato: viaggiare da solo è ancora l’unica possibilità, però di fatto non mi riesce di ripartire. È come se si fosse chiuso un cerchio, o spento un fuoco. È come se avessi paura di scoprire che viaggiare non mi piace più. O magari di realizzare che in fondo in fondo non mi è mai piaciuto.

3- Da cosa sei in fuga?

Cerco di restare sveglio il più possibile, per paura di appisolarmi e fare quel brutto sogno in cui convinco me stesso di essermi pacificato, di aver trovato un senso alla vita in generale ed alla mia in particolare. Quel pisolino diventa pian piano un sonno profondo, le membra si rilassano e c’è un bel tepore e sento tutto ovattato, morbido… Poi mi sveglio di colpo, spalanco gli occhi ma è tutto buio e c’è un brivido di gelo e duro, e sento un sapore metallico in bocca e capisco che sono in una bara di legno e che ormai mi sono svegliato, e non posso più dormire. E manco morire. Sono in fuga dall’immagine di me che dorme sereno, insomma!

4- Stai cercando un luogo o stai cercando te stesso?

Sto cercando di diventare ciò che sono. Lo faccio fuggendo luoghi, più che cercandone.

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5- Quale dei tanti luoghi che hai visitato ti ha fatto dimenticare almeno per un attimo di essere in fuga da qualcosa?

Allora ti descrivo direttamente l’attimo! È uno dei rari momenti nei 7 anni del libro che non accenna a sfocare. È lì nel deserto del Cile appena sceso dalla jeep, che sento subito il vento che sibila e proiettili di polvere mi morsicano la faccia a farmi capire chi comanda e qualche secondo vacillo, e brividi alle ossa come chiodi. Allora lì però comando io, che me la sono sudata e cazzo, calcio via le scarpe e appena poggio entrambi i piedi nudi sulla terra ancora calda l’attacco di Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd mi salta in spalla e guizza nelle orecchie e ci stagliamo imponenti peggio di una sfinge. E lì diventi Dio. E ho ancora i brividi, e se c’è qualcuno in fuga stavolta non sono io. Lì sì, ci posso morire.

6- Quali sono i tuoi progetti futuri?

Fatto da poco un tatuaggio, in onore di ZioBuk: “Find what you love and let it kill you.”

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7- Cosa rappresenta per te il viaggio, dalla preparazione dello zaino a quella della mente?

A me non capita di investire alcuni rituali di un valore particolarmente simbolico: nella preparazione dello zaino cerco di essere pragmatico e di ottimizzare gli spazi, anche se per il lieve disturbo di cui ho parlato precedentemente non riesco a rinunciare a cose tipo una camicia bianca e un gilet nero in raso, nemmeno se sto partendo per Capo Nord. Riguardo alla mente idem, non mi preparo e a volte non mi ridesto e non mi connetto finché non metto piede in terra straniera. Diciamo che inizio ad orientarmi a viaggio iniziato, a volte in corso. Però in effetti non escludo di aver appena descritto una sorta di “training autogeno preventivo”!

8- Qual è la tua linea a cui sei fedele?

Nessun compromesso con me stesso e una buona dose di solipsismo. Scusate ma ho appena letto Il tennis come esperienza religiosa di David F. Wallace. Lui sì che era un Genio smisurato, di quelli che ti stuprano il cervello e quando hanno finito non sai in quale stato te lo restituiscono.

9- Cosa diresti ad un potenziale lettore?

Ad un potenziale lettore direi che se sta cercando ispirazione per fare un viaggio, forse dovrebbe rivolgersi altrove. Tutti consigliano di viaggiare tanto, provare a viaggiare da soli. Io credo che nessun desiderio si possa e si debba indurre. Figuriamoci un bisogno. E se qualcuno non sente il bisogno di viaggiare, non va fatto né sentire né passare per un idiota. Voglio dire: ciascuno ha le proprie priorità, è nel bel mezzo di un viaggio anche se non viaggia.

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10- Quali consigli daresti ad un giovane viaggiatore?

Sui consigli in generale, credo che servano solo agli stupidi e a chi li dà. E credo che spesso coincidano. Infatti consiglierei ad un giovane viaggiatore di leggere il mio libro!

A proposito dell'autore

Marco e Felicity

Marco e Felicity, in viaggio per il mondo dal 2004 con oltre 100 nazioni visitate in 5 continenti. Prima viaggiatori e poi travel blogger, sognatori e sempre in cerca di nuove avventure.

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