Ho appena finito di leggere “Senza Volo” di Federico Pace, un libro che racconta di viaggi all’insegna della lentezza, utilizzando treni, autobus, biciclette. La parte più affascinante è quella dedicata ai viaggi in treno: la Transiberiana, che porta da Mosca a Pechino, o la Darjeeling Himalayan Railway, che con il suo trenino a vapore ci impiega sei ore a percorrere gli 88 chilometri che separano il Bengala dal Nepal. Avventure da sogno, che mi hanno fatto tornare in mente un viaggio in treno fatto qualche anno fa. Uno spostamento ridicolo rispetto a quelli scenografici attraverso la Siberia, e con una distanza minima. Sarà che ho viaggiato di notte, sarà che è stato un viaggio inaspettato, ma le ore passate su quel treno sono rimaste impresse nella mia mente.

Erano gli ultimi giorni di un tour che aveva portato me e la mia collega Fiona attraverso mezzo Regno Unito per incontrare comunità di pescatori sparse lungo le coste inglesi. Una mattina la sveglia suona prima dell’alba: dobbiamo partecipare a una battuta di pesca al largo delle coste della Cornovaglia.

Cornovaglia, UK

È la fine di febbraio, e il clima non è dei migliori: il freddo, l’umidità e il buio non fanno altro che farci sentire di più la stanchezza. Quando nel primo pomeriggio rimettiamo i piedi sulla terraferma ci sembra di aver attraversato i sette mari: il tempo di una doccia tiepida e siamo di nuovo insieme ai rappresentanti del sindacato dei pescatori per discutere possibili collaborazioni.

Fiona ha perfezionato l’arte di dormire da seduta con gli occhi aperti, per cui la cena è una tortura cinese: non sono nemmeno le sei di sera e già veniamo accompagnate in un piccolo pub in riva al mare, dove per la prima volta in vita mia non tocco nessuna bevanda alcolica per il timore di addormentarmi come Fiona. Ma a differenza della mia collega, io finirei con la faccia nel piatto. L’unica luce in fondo al tunnel è l’aereo che decollerà più tardi dal vicino aeroporto di Newquay per portarci a Londra: se non ci sono ritardi, alle dieci saremo all’aeroporto di Gatwick e al massimo a mezzanotte sarò nel comodo letto dell’hotel vicino a Paddington.

Cornovaglia, UK

Mentre Peter, il pescatore che ci ha ospitato, ci accompagna in aeroporto, penso che un po’ mi dispiace lasciare questa terra e queste persone che ci hanno accolto come se fossimo di famiglia. Allo stesso tempo però, mi mancano il comfort di un albergo e il caos di una grande città. Che questa sera però probabilmente non raggiungerò. Non con il nostro volo che è stato prima ritardato, poi cancellato per via della nebbia.

Potremo ripartire domani, ma sicuramente non al mattino. Se tutto andrà bene, saremo a Gatwick nel primo pomeriggio. È impossibile, spiego alla donna del desk, domani alle undici abbiamo una riunione alla Royal Society of Arts di Londra: se non ci presentiamo all’appuntamento rischiamo il licenziamento. Ovviamente all’impiegata della FlyBe non importa e, con un sorriso, ci consiglia di trovarci una stanza in un B&B nelle vicinanze. Intanto Fiona si è risvegliata dal coma e ha trovato una soluzione alternativa: alle 22.30 c’è un treno che parte da Truro per Londra: in poco meno di sette ore ci porterebbe a destinazione.

Cornovaglia, UK

Il nostro accompagnatore non ha dubbi: “Let’s go to Truro!” Guida come un pazzo nella nebbia – lui le conosce bene queste strade, non dobbiamo preoccuparci, ci rassicura – e ci scarica alla stazione di Truro. La biglietteria è chiusa, non c’è tempo per comprare i biglietti dagli sportelli automatici e il nostro treno si fermerà dalla parte opposta della stazione: con la poca forza che ci rimane solleviamo i trolley e facciamo gli scalini del sovrappasso pedonale a due alla volta, riuscendo a salire sull’ultimo treno del giorno per miracolo. Non c’è nessuno nel vagone, se non il controllore che emette due biglietti di sola andata a 50 sterline a testa.

Sarà l’adrenalina della corsa, sarà lo shock del prezzo del biglietto e il pensiero di come giustificare la spesa all’ufficio contabilità, ma non riesco a fare come Fiona e svenire sui sedili.

Cornovaglia, UK

Per la prima mezz’ora non vedo nulla oltre il vetro: solo il mio riflesso distorto e la nebbia che si va man mano diradando. Ben presto però mi tornano in mente le immagini della bellezza racchiusa nel triangolo di Cornovaglia compreso tra le prime tre fermate: Saint Austell, Bodmin e Liskeard. In poco meno di 60 miglia di costa si trovano tre dei posti più belli che io abbia mai visto.

Il primo è Mevagissey, un villaggio di pescatori all’estremità occidentale della baia di Saint Austell: un tempo rinomato per la pesca delle salacche (pesci simili alle sardine), ora è più noto per la lunghissima spiaggia di Pentewan, una lunga distesa di sabbia bianca sul mare blu. Una strada stretta e tortuosa porta a Polperro, centro minuscolo ma vivace. Lungo le sue vie si susseguono botteghe di artisti ospitate in vecchi cottage dipinti di bianco, alberghi a conduzione familiare e piccoli café sul porto che sembrano usciti da un romanzo.

Cornovaglia, UK

Da Polperro a Looe la strada è breve, e l’impressione di essere in un’altra dimensione viene amplificata ulteriormente. Looe è ancora più piccolo di Polperro, ma vanta anch’esso una posizione sul porto, con i piccoli cottage abbarbicati sulla collina. È sul porto di questo villaggio che ogni giorno si svolge la vendita all’asta del pescato, dove anche la gente di passaggio può acquistare il pesce direttamente dalle imbarcazioni.

È qui che ho il ricordo di uno dei pasti migliori: durante una tiepida giornata di sole, sul patio del Trawlers on the Quay. Un piatto semplice, fatto di salacche alla griglia, olio e limone, con qualche fetta di pane tostato. Un bicchiere di birra fresca, davanti alle barche ormeggiate, con i gabbiani che ti sbirciano, facendo finta di nulla.

Cornovaglia, UK

Quando arriviamo a Londra sono quasi le sei del mattino: Fiona ha dormito come un ghiro, io ho chiuso occhio solo a Reading, quando ormai la nostra destinazione era a poco più di mezz’ora. Significa che la riunione con la Royal Society of Arts sembrerà ancora più lunga, e che la cena con i nostri referenti in città sembrerà eterna. Ma come si dice, tutto è bene quel che finisce bene: sono arrivata a Londra in tempo, nonostante tutto, facendo anche un viaggio nei ricordi lungo la costa della Cornovaglia.

Foto di copertina: Baiba’s photography

A proposito dell'autore

Silvia Demick

Abito in un piccolo paese di provincia e lavoro in un ufficio in una stradina secondaria. Immagino però di vivere a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. E magari di fare shopping sulla Fifth Avenue. Non so cucinare, ma adoro mangiare. Mi piace conoscere un posto nuovo attraverso il suo cibo e le sue tradizioni culinarie. Non riesco a fare a meno di raccontare quello che ho scoperto agli altri.

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