Non mi capita spesso, ma ogni tanto rimango senza parole. Una di queste rare volte il merito è stato della Norvegia. In particolare, è successo sul fiordo di Aurland, a poco più di un paio di ore da Bergen.

Flam, Norvegia - Fiordo di Aurland

Il Viaggio in Flåmsbana

Al mattino presto lascio la stazione di Bergen in direzione Flåm, un piccolo villaggio nella parte più interna del fiordo di Aurland. In due ore arrivo a Myrdal, la stazione da cui parte la Flåmsbana. I suoi treni percorrono la tratta più ripida d’Europa, con una pendenza del 55 per mille affrontata a scartamento normale, ossia senza l’uso di una cremagliera che renderebbe tutto molto più semplice. Ho già l’impressione che ai norvegesi non piacciano le cose facili: me lo conferma il fatto che questa linea ferroviaria detenga un altro primato, quello del numero di gallerie scavate a mano ai tempi della costruzione della Flåmsbana, creata per collegare la tratta Oslo-Bergen con il fiordo di Aurland.

A Myrdal, la stazione di cambio, la neve è alta quasi mezzo metro e l’aria è frizzante. Un paio di binari e una manciata di edifici di legno tra le montagne: qui non c’è altro. Anche perché raggiungere Myrdal in auto è impossibile, dal momento che non ci sono strade che portano qui.

Flam, Norvegia - Fiordo di Aurland

I vagoni verde muschio con gli interni dalle finiture di ottone e i sedili di velluto sembrano arrivare da un’altra epoca. Non si direbbe che in meno di un’ora questo treno percorrerà 20 chilometri in 800 metri di dislivello. Tra una galleria e l’altra si intravedono piccole cascate e raggruppamenti di casette di legno dai colori vivaci. A un certo punto il treno si ferma su una piattaforma di legno per consentire ai passeggeri di ammirare per qualche minuto la Kjosfossen, una cascata con altezza di caduta di quasi 100 metri, accessibile solo dalla Flåmsbana. Lì, di fronte a una montagna dalla quale esplode una cascata, rimango senza parole.

Il fiordo di Aurland

L’arrivo al capolinea è un’altra sorpresa: il villaggio di Flåm è il punto di inizio del fiordo di Aurland, uno dei rami del Sognefjord, il più esteso del paese. Non a torto è patrimonio mondiale dell’Unesco, con i suoi 20 chilometri che si snodano tra montagne fino a 1.400 metri di altezza. Come altri fiordi norvegesi, è stretto e cupo: i colori predominanti sono il grigio della roccia, il marrone delle montagne e il blu scuro – quasi nero – dell’acqua immobile tra le due rive. L’Aurlandsfjord si snoda attraverso tre municipalità principali: Flåm, il capolinea della Flåmsbana, Undredal, un villaggio che fino agli anni Ottanta era accessibile solo attraverso il fiordo, e Aurland, conosciuta per essere il punto di partenza per le escursioni in montagna.

 Fiordo di Aurland

Per un paio d’ore, prima di spostarmi a Aurland, rimango a Flåm. Non che ci sia molto da fare: la stazione è costituita da un unico binario da cui i treni tornano indietro fino a Myrdal e l’unico Cafe in riva al fiordo è chiuso. La passeggiata lungo le acque scure ha un non so che di tetro e affascinante allo stesso tempo, con il marciapiede reso lucido dall’umidità e le montagne che sembrano ancora più minacciose da questa prospettiva.

Aurland e l’ecomuseo delle scarpe

In macchina costeggiamo il fiordo e in nemmeno mezz’ora arriviamo al villaggio di Aurland, altro piccolo raggruppamento di case dove sembra non vivere nessuno. Raggiungiamo la Aurlandskoen, un laboratorio artigianale parte del progetto Economusèe, un’organizzazione che si occupa di conservare arti e mestieri tradizionali. Le scarpe di Aurland sono meglio conosciute con il nome di “scarpe nazionali”, perché pare che ogni norvegese ne abbia almeno un paio. Il primo modello venne prodotto agli inizi del 1900 da un certo Nils Tveranger, che proprio a Aurland stabilì il suo laboratorio artigianale.

Gli anni Sessanta rappresentarono un periodo di lento declino per i calzolai del paese: delle 19 aziende a conduzione famigliare non ne restarono che una manciata. Attualmente il laboratorio di Aurland è rimasto l’unico a produrre calzature a livello artigianale: attraverso il progetto dell’ecomuseo si sta cercando di salvaguardare un insieme di tradizioni e di capacità che rischiano di sparire per sempre.

Aurland, Norvegia - Fiordo di Aurland_aapo-haapanen

Il Fretheim Hotel

Quando torniamo a Flåm ormai è buio, ma nonostante l’oscurità è impossibile non notare la sagoma dell’edificio del Fretheim Hotel. Con le montagne scure alle spalle, il legno dipinto di bianco sembra quasi luccicare nel buio. Seguo il vialetto cercando di ripararmi dall’aria sempre più fredda e, dopo aver fatto il check in, raggiungo la mia stanza. È spaziosa e ben riscaldata, ma quello che apprezzo di più è il balcone con vista sul fiordo.

Aurland, Norvegia - Fiordo di Aurland

Forse è il pensiero di trovarmi in un posto remoto, ma non posso fare a meno di pensare all’Overlook Hotel. Metto da parte il pensiero cupo appena arriva l’ora di cena, nel ristorante dell’albergo. Il menu è stagionale, con piatti preparati in base all’offerta dei contadini della zona. Come antipasto oggi servono la Skalldyrs suppe fra Sognefjorden (zuppa di pesci del fiordo di Sogne) e qualche fetta di fenalår, un insaccato di carne di agnello salata e affumicata.

Il piatto principale è l’agnello al forno, mentre come dolce c’è il geitost, il formaggio di capra prodotto nel villaggio di Undredal. I norvegesi lo chiamano semplicemente “formaggio caramellato” per via del particolare colore marrone dovuto al processo di caramellizzazione del lattosio. Il pasto si conclude con un bicchiere di aquavit, un distillato di patate aromatizzato con erbe e spezie.

Geitost - Fiordo di Aurland

Così finisce la mia giornata, sul divano davanti al camino, mentre cerco di scorgere nel buio qualche altro dettaglio dell’Aurlandsfjord.

Foto di copertina: Juan Salmoral

A proposito dell'autore

Silvia Demick

Abito in un piccolo paese di provincia e lavoro in un ufficio in una stradina secondaria. Immagino però di vivere a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. E magari di fare shopping sulla Fifth Avenue. Non so cucinare, ma adoro mangiare. Mi piace conoscere un posto nuovo attraverso il suo cibo e le sue tradizioni culinarie. Non riesco a fare a meno di raccontare quello che ho scoperto agli altri.

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