La Valle dei Bagni del Masino non è famosa come la Val di Mello o pittoresca come la Piana di Preda Rossa, anche loro laterali della Val Masino. Però è conosciuta già dal XVII secolo per una rinomata fonte terapeutica di acqua calda, è il punto di partenza per la salita al rifugio Gianetti e alle cime del Cengalo e del Badile, ha una faggeta che per la sua bellezza e naturalità è stata dichiarata foresta di importanza regionale… e ci sono stato in campeggio io con l’oratorio tanti anni fa.

Valle dei Bagni, Val Masino

L’albergo dei Bagni è chiuso da qualche tempo e nella penombra del mattino è un luogo spettrale, un grigio monolito con finestre chiuse che guardano una scura pineta. Sono solo, nessuna anima viva, mi sento a disagio per tutto il tempo che impiego a mettermi gli scarponi. Appena pronto, via. La  mia meta è il Pian del Fango, sul sentiero per il rifugio Omio, sempre meglio della Val Merdarola lì dietro, pare ci sia un bel panorama.

Qui in basso cammino tra le ombre ma i pizzi dell’Oro su a sinistra sono già illuminati. Questione di minuti, sono sul prato all’imbocco del sentiero e anche la cima del monte Boris che si alza sopra il bosco si accende di rosa neanche fossimo sulle Dolomiti… sarà una bella giornata.

Valle dei Bagni, Val Masino

La mulattiera sale ripida a stretti tornanti prima nella faggeta poi nella pineta, niente di particolare da segnalare se non il rumore del torrente che scende dalla Val Porcellizzo, un altro toponimo “rurale”, al ritorno devo dargli un’occhiata. Nell’ultimo tratto di pineta arriva il sole, giusto in tempo per il Pian del Fango dove l’erba alta brilla di rugiada e bagna scarponi e pantaloni.

Sono proprio in mezzo al panorama: alle mie spalle punta Medaccio è avvolta da una nuvola che va e viene tra i larici rossicci, a sinistra altre nuvole mattutine dividono gli alti pascoli della valle dell’Oro dalle prime nevi della costiera che termina col Pizzo Ligoncio, il monte Boris è proprio qui davanti, un pilastro grigio tra le nuvole sopra il bosco, e a destra i due primattori, il Badile e il Cengalo. Niente male. Foto, panino, ancora foto tra un boccone e una nuvola dispettosa che vaga tra le due cime, soddisfatto e ristorato comincio la discesa.

Valle dei Bagni, Val Masino

Una traccia scende ripida tra i pini verso il torrente, una pozza d’acqua azzurra ai piedi di bianche cascatelle, l’acqua si riposa un attimo poi riprende a salti e spruzzi la sua discesa tra i massi viscidi, impossibile seguirla. La faggeta adesso è tutta una festa in giallo, sul sentiero le foglie cadute scricchiolano sotto gli scarponi, il posto ideale dove incontrare un orso, o forse no.

Dopo 400 metri di discesa verso il prato dei Bagni, ti giri e lo spettacolo è lì. Il bosco adesso è tutto un caleidoscopio di colori e io sono come sempre affascinato da queste onde arboree che scendono dall’alto dove il giallo rugginoso dei faggi si stempera nel giallo pastello di aceri e betulle, e il verde cupo di pini e abeti contrasta con quello smorto dei frassini. L’ombra che ancora incombe sulle cascatelle della Valle dell’Oro offre maggiore contrasto, se ce ne fosse bisogno, alla luminosità del quadro, le cime però erano più belle questa mattina. Incredibile come la luce cambi il mondo.

Valle dei Bagni, Val Masino

Sul prato al di là del torrente altri due visitatori muniti di cavalletto e macchina fotografica, la bellezza è di tutti, ma per un attimo vorrei egoisticamente che fosse solo mia. L’albergo dei Bagni è adesso in piena luce, ci sono altre due o tre macchine parcheggiate ma io continuo ad essere un po’ ansioso.

Cento metri più in basso mi devo fermare, troppo bello il bosco, questa mattina nella penombra non lo avevo proprio notato. Una luce dorata risplende in alto tra le foglie, tronchi bianchi emergono da un caos di massi grigio scuro, raggi di luce filtrano tra le foglie e fanno brillare di verde il muschio che tutto tappezza, un gruppo di abeti dai rami scuri fa da sfondo. Sembra il bosco delle favole, quello che si dipinge sui libri per bambini.

L’ultimo saluto della valle è un raggio di sole che illumina un gruppo di alberi abbarbicato alle rocce di un versante per il resto in ombra, sul lato opposto sotto la cima del Cavalcorto continua la festa dei colori. L’avevo detto che sarebbe stata una bella giornata.

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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