La Puglia è una delle regioni che preferisco sia per la gente sia per i paesaggi, ma soprattutto per il cibo, perchè a mio parere è la regione con la cucina migliore d’Italia. Taralli, orecchiette, friselle, stracciatella, zeppole, canestrato, cavatelli, Negroamaro, Primitivo… Solo a pensarci c’è da svenire!

Visitare questa regione fuori stagione permette di apprezzarne le peculiarità evitando la ressa che da qualche anno caratterizza l’estate pugliese. Così, per il ponte del 1° novembre siamo stati in Valle d’Itria, un incanto di ulivi, masserie e trulli che si estende tra le province di Bari e Brindisi.

Partita con amici decisamente buongustai, la nostra vacanzina è stata scandita dalla visita a borghi indimenticabili e da mangiate epiche in luoghi speciali.

 

Cisternino

Il tutto ha inizio a Cisternino, dove alloggiamo in un b&b magnifico, l’Antica Aia: un cortile su cui si affacciano splendidi trulli rimessi a nuovo con gusto, inseriti in una cornice rilassante tra ulivi secolari, bouganville rigogliose e una piscina che ci fa promettere di ritornare in estate. L’accoglienza è calorosa ma al tempo stesso discreta nell’assecondare il ritmo del riposo e della luce in un luogo che è tutto stelle e silenzio assoluto.

Che pianta magnifica, l’ulivo! Bello e simbolico, con i suoi rami contorti ci ricorda quanto talvolta la strada sia difficile e ci obblighi a piegarci, senza smettere di puntare in alto reagendo alle avversità. Non mi stancherei mai di osservarli.

Altra immagine simbolo di questi 4 giorni è il trullo: ne abbiamo visti ovunque e di ogni grandezza. Il bianco della pietra, il fresco degli interni, la cupola che punta in alto… tutto è pace e compostezza.

A Cisternino abbiamo la fortuna di imbatterci in Vini & Vinili, tre giorni di festa di paese che è una delizia per le orecchie e il palato: musica live, tarante impazzite nella piazza festaiola e street food di qualità: un pieno di energia pugliese. Tra bombette, pucce, panini col polipo, il mio primo premio va al casaro che ha fatto stracciatella e nodini di mozzarella davanti a me, lasciandomi senza fiato (e con un paio di kg di troppo).

Ma Cisternino è anche la patria dei fornelli (a Martina Franca si chiamano bracerie), cioè di quelle macellerie dotate di forni a legna dove scegliere e gustare bombette di ogni tipo.

Alberobello

Alberobello ci sorprende per la ricchezza e la cura con cui queste antiche abitazioni preistoriche sono state rifatte nel XVII sec. Al di là della visita al Trullo Sovrano, che permette di comprendere come si viveva ai tempi, è bello passeggiare per i bianchi vicoli del paese e farsi sorprendere dalle insolite prospettive che il Rione Monti regala sul villaggio, composto da un migliaio di trulli.

 

Polignano a Mare

Polignano a Mare, il punto più a nord toccato nel nostro giro, è una cartolina: grazie alla giornata tersa e ventosa, il blu in contrasto con il bianco degli edifici a capofitto nel mare dà una visione del paesaggio in HD. I vicoli del paese hanno un sapore di raffinatezza popolare, forse anche perché Polignano ha dato i natali a Pino Pascali, tra i più importanti esponenti dell’arte povera italiana.

Francesco, il nostre ospite del b&b, ci consiglia il Covo dei Saraceni, il ristorante dell’omonimo albergo. L’ambiente è molto diverso da quanto mi sarei aspettata: curato e raffinato, è più simile a un posto da comunioni piuttosto che da pranzo con amici alla ricerca di sapori autentici, ma il cibo è qualcosa di speciale, a partire dai gamberi in guazzetto, che mi lasciano un ottimo ricordo.

Locorotondo

Passiamo la serata a Locorotondo, un dedalo di vicoli immacolati con tanti angoli caratteristici, balconcini curati, luce fioca e silenzio totale. La maggior parte dei locali è chiusa, sembra un villaggio fantasma, ma troviamo un gioiellino, ‘U Curdunn: un ambiente dove ogni particolare sembra studiato e curato con la passione di chi ci mette l’anima, Peppino e Margherita. Qui si mangia soprattutto carne, ma anche se io non ne mangio, riesco comunque a trovare dei piatti ottimi nella loro semplicità, come il tradizionale Fave e cicoriette o il piatto di formaggi che neanche a Natale! Infne, molto beverino il Bianco DOC locale.

Martina Franca

Entrando dall’imponente Porta di Santo Stefano, ad accoglierci c’è Piazza XX settembre, un raffinato salotto attorno al quale si intervallano palazzi barocchi, negozi signorili e bar rilassanti che invitano alla chiacchiera.

Balconcini in ferro battuto e decorazioni barocche rendono la passeggiata in centro un continuo alzare gli occhi per farsi sorprendere dai dettagli delle abitazioni, popolari e curati al tempo stesso.

Ostuni

Altro incanto è la turistica Ostuni, arroccata su tre colli e definita la Città Bianca, per gli edifici colorati con pittura a calce che danno l’impressione di aggirarsi in una fiaba.

Gli angoli caratteristici sono numerosi, così come le botteghe di souvenir che sonnecchiano insieme alla città tanto che ti viene da parlare a bassa voce per rispettarne la calma. Nel passeggiare per i vicoli, attira la nostra attenzione l’Osteria del tempo perso, perché si trova all’interno di una grotta.

Ceglie Messapica

Ultima tappa a Ceglie Messapica, per respirare il profumo della Murgia dall’acropoli cinta da tre ordini di mura. A vegliare sulla piazza per un ultimo caffè c’è il mastio merlato del Castello Ducale.

Al di là delle soste fatte, questa terra ci ha donato la dimensione di vacanza che preferisco: andare in giro facendomi sorprendere dai colori, dagli scorci, dai profumi, dai modi delle persone. La Puglia non chiede guide turistiche, ma la voglia di farsi rapire dal mare, dalla campagna, dalla cucina e dalla musica.

Qualche info sulla Valle d’Itria

Come arrivare

Per visitare Valle d’Itria e Murge, gli aeroporti di Bari e di Brindisi sono comodi in egual misura. Giunti a Brindisi, noi abbiamo affittato una macchina con Hertz a 131 Euro per 4 giorni.

Dove dormire

Il b&b in cui siamo stati è straconsigliato in ogni stagione: Antica Aia, ‪contrada Panza 96, 72014 Casalini di Cisternino, www.anticaaia.it . Trulli di varie grandezze per fughe di coppia o relax di famiglia.

Dove mangiare

In Valle d’Itria i  ristoranti propongono tutti un piccolo aperitivo di benvenuto e porzioni davvero generose, quindi andateci piano con le ordinazioni! I Posti top in cui ho mangiato sono:

‘U Curdunn, a Locorotondo (‪Via Dura, 19). Arredato con gusto, condotto con simpatica professionalità, propone piatti della tradizione rivisitati. Il capocollo, le fave con la cicorietta, il filetto, il tagliere di formaggi gustosissimi: tutti piatti semplici ma con materie prime eccellenti. Accoglienti e disponibili fin dal prosecco di benvenuto. In 4, due piatti a testa con una bottiglia di Primitivo 140 euro.

Osteria del Tempo perso a Ostuni (‪Via Gaetano Tanzarella Vitale 47). Piatti, arredamento, particolari: tutto curato! Abbiamo preso un antipasto tipico misto che già da solo bastava come pranzo: burratine, ricotta affumicata, capocollo, grano saraceno al tartufo, funghi… un tripudio di sapori e genuinità! Come primo abbiamo assaggiato degli ottimi stracinati integrali alle cime di rapa e acciughe. Rum e whisky di livello. Non economico (50 euro a testa con 2 bottiglie in 4), ma la qualità e il contesto meritano.

 

Foto di Lorenzo Capirone
Foto copertina di Valeriani Armando

A proposito dell'autore

Barbara Franco

Viaggiare, come leggere, mi permette di vivere numerose vite. Ad accompagnarmi sono gli stimoli che vengono dall’arte, il piacere che deriva dalla buona tavola, la meraviglia che provo per tutto ciò che non conosco e mi affascina. Troppo sensibile, molto suscettibile. Innamorata della natura e degli animali.

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