Kinsale, Irlanda – Avete presente quella sensazione che si prova quando si torna in un posto dopo tanti anni? Al di là dei cambiamenti evidenti, come la lavanderia a gettoni rimpiazzata da un negozio di telefonia, o la panetteria che ha lasciato il posto a un ristorante di qualche catena internazionale, quello che è diverso sono le sensazioni. Nel mio caso è quello che non si vede a dare la sensazione che le cose siano diverse: per esempio, quando sono tornata a Londra dopo qualche anno, ricordo di aver pensato che Piccadilly Circus fosse più piccola della volta precedente. I pannelli pubblicitari erano sempre gli stessi, così come le insegne dei vari Burger King, Boot’s e HMV.

Per questo motivo sono un po’ preoccupata prima di partire per l’Irlanda: passerò una notte in una città che visitai per la prima volta anni fa, ai tempi dell’università. Più che una città, Kinsale è più che altro un villaggio portuale nella contea di Cork, sulla costa meridionale del paese.

Avevo il ricordo di un piccolo paese colorato, con vetrine un po’ fuori moda; piccoli pub dove la gente del posto si incontrava per una birra dopo il lavoro, magari in strada, parlando ad alta voce per farsi sentire sopra i versi dei gabbiani che volavano avanti e indietro tra il porto e i ristoranti sul molo.

Sono ancora più preoccupata quando scopro che il B&B in cui ero stata la prima volta non esiste più. Ricordo ancora che la padrona di casa aveva preparato in casa il soda bread, il pane irlandese che prevede di utilizzare il bicarbonato di sodio al posto del lievito. Mentre parcheggiamo nel cortile dell’Acton’s Hotel mi lascio prendere dall’ansia, ma scopro ben presto di non averne motivo. L’albergo è proprio come me lo aspettavo: una stanza non troppo grande ma moderna e pulita, affacciata sul porticciolo del paese, proprio di fronte a noi.

Lasciamo in fretta l’hotel perché è pomeriggio inoltrato e vogliamo dedicare quello che resta della giornata a Kinsale. Ricordo dalla mia visita precedente che il villaggio è il punto di partenza del Wild Atlantic Way, il percorso costiero che si snoda per 2.500 chilometri lungo la costa irlandese. Purtroppo non potremo percorrerlo tutto, perché domani dobbiamo essere a Cork, da dove partiremo per Dublino.

Vaghiamo senza una meta precisa, su e giù lungo le stradine di ciottoli. Percorriamo vie strette, dove bisogna scansarsi per far passare le macchine, per sbucare in una piazza dove, come nel resto della città, le case basse sono ognuna di un colore diverso dall’altro. Sono colori sgargianti: dal lilla, al verde acido all’arancione. Dietro le vetrine ci sono macellerie, negozi di abbigliamento per bambini, librerie, gallerie d’arte e botteghe che vendono gioielli artigianali.

C’è tanta gente per strada, come ci si aspetta da una cittadina di mare in una giornata tiepida e soleggiata. Ovunque c’è un odore particolare: un misto di pesce, di fritto, di salsedine, di erba bagnata e di torba. A questo punto dovremmo incamminarci verso il Charles Fort, la fortificazione costruita alla periferia della città, per immergerci un po’ non solo nell’atmosfera di Kinsale, ma anche nella sua storia. Seguiamo invece il motto irlandese Always time for a Guinness ed entriamo al White House, dove ordiniamo due pinte al bancone del bar, mescolandoci con gli altri avventori.

Il profumo che arriva dalla cucina è invitante, ma non ci fermiamo per cena. Abbiamo prenotato in un tavolo al The Bulman, nel vicino villaggio di Summercove. È uno di quei posti dove difficilmente può succedere di passare per caso, né capita di guidare attraverso questo raggruppamento di casette a picco sul mare e fermandosi proprio davanti al vecchio edificio a due piani dipinto di arancione. A meno che non vi siate persi, o che qualcuno del posto vi abbia consigliato di mangiare qui. E in effetti, scoprimmo The Bulman anni fa, grazie proprio alla padrona del B&B che ci aveva ospitati durante il nostro primo viaggio in Irlanda.

 Nonostante sia un posto isolato, non è semplice trovare posto: nonostante avessimo prenotato qualche settimana prima della partenza, dobbiamo aspettare una ventina di minuti prima che il nostro tavolo si liberi. Non che ci sia da lamentarsi: nell’attesa ordiniamo due birre al bar al pian terreno e ci sediamo sul molo di fronte al locale, dato che anche i pochi tavolini sono occupati.

L’interno è quello che ci aspetta da un pub irlandese: pavimenti di legno grezzo e pareti con mattoni a vista. Anche il cibo è semplice e genuino: ostriche, salmone irlandese affumicato, formaggi a latte crudo, bistecche di filetto e soda bread. Anche la selezione di vini e birre artigianali è ottima.

Kinsale è proprio come me la ricordavo, penso guardando il tramonto oltre le finestre affacciate sulla baia.

A proposito dell'autore

Silvia Demick

Abito in un piccolo paese di provincia e lavoro in un ufficio in una stradina secondaria. Immagino però di vivere a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. E magari di fare shopping sulla Fifth Avenue. Non so cucinare, ma adoro mangiare. Mi piace conoscere un posto nuovo attraverso il suo cibo e le sue tradizioni culinarie. Non riesco a fare a meno di raccontare quello che ho scoperto agli altri.

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