Day 14 il Ulan Ude e la Buriazia (Il racconto del Day 13 lo trovate qui > Irkutsk e il mercato bazar, dove vedere la vera vita degli abitanti della Siberia)

Ultima tappa russa.

Veniamo svegliati bruscamente dalla capo-carrozza alle 4.30 del mattino. Perchè mi chiedo io, dovrei svegliarmi un ora e mezza prima di scendere?! Non mi è dato sapere ma ubbidisco.

Inizia così la nostra giornata. Siamo arrivati ad Ulan Ude, ultima nostra tappa russa di questo viaggio. Abbiamo dormito solo qualche ora ma poichè abbiamo una giornata è mezza per visitare tutto quello che questa città ci offre decidiamo di uscire subito dall’hotel.

Che cosa c’è da sapere di Ulan Ude? Situata nel cuore della Siberia, la città di Ulan-Ude è famosa per essere il principale centro buddista della RussiaLa nostra prima tappa è quindi un piccolo villaggio nei dintorni della città, ad una 50di km. Lungo la strada il paesaggio è veramente magnifico immense distese di steppe ricoperte di neve.

La giornata è stupenda ma il freddo è glaciale. Ci sono -25 gradi ed è difficile resistere facilmente. Per darvi meglio un idea della situazione posso dirvi che per sopravvivere a queste temperature indossavo 3 maglie termiche, calzamaglia, pantaloni termici e pantaloni da sci. È vi assicuro che il freddo mi entrava nelle ossaLe parti peggiori sono le mani e i piedi. Neanche gli scladotti (quei sacchetti i da agitare che emanano calore) sono sufficienti a tenerli al caldo.

Detto questo dopo neanche un oretta arriviamo a destinazione. Siamo accompagnati da Victoria, colei che gestisce l’albergo nel quale alloggiamo e che vista la scarsa affluenza di turisti in questa stagione si è offerta di farci fare un giro della sua città natale. Siamo tra colline innevate, circondati dalle case tipiche della Buriazia, le yurte. Quando ecco apparire un cammello.

No non è il freddo ad avermi dato alla testa. È proprio vero, nonostante il clima questa terra ospita diverse specie di animali tra cui cavalli, mucche ,capre, pecore e cammelli.

Affascinati e stupiti continuiamo la visita del villaggio fino a quando Victoria ci presenta Iddima. Iddima è una vera buriata. La sua famiglia vive in queste terre da generazioni. Grazie all’aiuto di Victoria riusciamo a creare una sorta di dialogo. Abbiamo così l’opportunità di scoprire e sapere di più di questo popolo e di questa terra misteriosa.

I Buriati sono la più grande minoranza etnica della Siberia. Sono concentrati soprattutto in Buriazia, una delle suddivisioni amministrative della Russia.

I Buriati sono di origine mongola come dimostrato dalle loro caratteristiche somatiche, da molti loro usi e costumi, inclusi l’allevamento itinerante, praticato dalla maggior parte dei popoli nomadi delle steppe, e l’uso di yurta per il pernottamento. Oggi la maggioranza dei Buriati vive intorno ad Ulan-Udė, la capitale della repubblica di Buriazia, mentre il resto è stanziato nelle regioni circostanti.

Per evitare di congelarci entriamo così in una yurta e per passare il tempo Iddima ci insegna alcuni giochi buriati. Per giocare vengono usate delle ossa di animali. Vinco io.

Mannaggia anche questa volta vuol dire che in amore non mi sta andando granchè. Un po’ riscaldati (non credo sia veramente possibile) continuiamo la nostra gita: prossima meta il tempio buddista. Si trova su una di queste colline e una volta entrati assistiamo al rito russo Buddista di queste terre.

Victoria e Iddima eseguono una sorta di rituale di preghiera una volta terminato per uscire dalla porta del tempio non possono dare le spalle al Buddha è così indietreggiano fino all’uscita. Anche in questo caso ci viene raccontata la storia dei Dalai lama e del loro rapporto con lo Zar Pietro.

Dopo questa valanga di informazioni è finalmente giunta l’ora del pranzo: i buuzy, ravioli tipici. Questo il piatto principale della cucina locale. Per mangiarli bisogna seguire un esatta sequenza: un piccolo morso alla pasta di questi ravioloni, per poterne bere così il brodo all’interno e poterli poi mangiare normalmente.

Ci viene anche offerto, ripetutamente, dalla proprietaria del posto un whisky locale fatto di latte, pinoli e lievito. Gradazione 40 gradi. Una botta, ma con questo freddo non si rifiuta niente.

Veramente sazi affrontiamo il viaggio di ritorno verso la cittá.

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