Come anticipato nel precedente articolo, da Inhambane mi sono spostata più a nord a Vilanculos porta di accesso all’arcipelago di Bazaruto.

Alla stazione dei chapa collettivi di Inhambane regna la confusione, autisti che urlano per attirare passeggeri, gente in strada che grida gli uni agli altri, mezzi carichi di persone e merce all’inverosimile: serve essere snodati per trovare un proprio spazio e in questo gli Africani sono molto abili. Le ruote sembrano collassare da un momento all’altro per il troppo peso, le porte stentano a chiudersi e i rotoli di ciccia di qualche Mami fanno da cuscinetto.

Prendere un collettivo in Africa è un’esperienza da provare, per avere una visione più reale del paese visitato. In poco spazio si condivide tutto: odori, sporcizia, insetti, tosse, starnuti, musica, canti; nessuno ha sconti, neppure anziani, bambini, neonati, donne incinta, malati, nessuno e malgrado tutto ho visto tanti sorrisi a 32 denti e felicità spontanea. E’ meglio avere con sé sempre monetine per pagare la corsa.

Dalla fermata dei collettivi a piedi si raggiunge il molo di Inhambane, in 20 minuti di barca si attraversa la baia fino a Maxixe punto di interscambio degli autobus e minivan diretti a nord. Dall’approdo si percorre la salita e si arriva sulla strada principale frequentata dai mezzi pubblici specialmente durante il mattino. Si potrebbe raggiungere Maxixe anche via terra, ma il viaggio sarebbe più lungo.

Lungo il tragitto (approssimativamente di quattro ore) per giungere a Vilanculos, si palesa ancora una volta l’Africa povera, bambini che giocano vicino alle tombe, rottami di auto abbandonate, gente che viaggia dentro a cassoni, donne con enormi ceste in testa e neonati sulla schiena, volti segnati dalle fatica, un anziano costretto a camminare a gattoni sul ciglio della strada perché impossibilitato ad avere una sedia a rotelle o due stampelle, che spesso in Africa si tratta di due tronchi di legno.

Ero seduta vicino a una madre con il suo piccolo con i piedini ustionati che spurgavano pus e alla mia destra due sorelle, una visibilmente malata, sulla pelle aveva sfoghi cutanei ed era priva di forze, l’altra parlava di malaria. Spesso in Africa, per vergogna e per ignoranza, si nomina la malaria anche quando si tratta di HIV, molto diffusa e piaga sociale di alcuni paesi dell’Africa Australe.

I nostri sguardi si sono incontrati, lei mi fissava con occhi tristi e pieni di interrogativi io la fissavo nella speranza che fosse davvero ‘solo’ malaria e non qualcosa di peggio. La medicina tradizionale trova ampio consenso in Mozambico, spesso non vi sono altre possibilità, strutture ospedaliere e medici scarseggiano parecchio.

Arrivata a Vilanculos con un tuk tuk ho raggiunto la strada del mare, una pista sabbiosa con qualche struttura ricettiva, un ristorante bar, una scuola di immersioni e un’agenzia escursioni. Dopo aver trovato un’offerta online ho alloggiato al Palmeiras lodge, vicino al mare, circondato da un bel giardino verde e con bungalows accoglienti. Oppure un altro posto che ho visitato ben frequentato anche da backpackers e avventurieri in tenda è Baobab beach resort che sorge direttamente sulla spiaggia ed è gestito da Marina, italiana trasferitasi anni fa qui che si occupa anche di escursioni.

Ogni giorno sulla spiaggia di Vilanvulos ci sono dhow ormeggiate a volte in riparazione; nel pomeriggio arrivano i pescatori e tutto si anima. Le donne vanno incontro per avvicinare l’imbarcazione a riva tirando una fune e chi vuole aiutare è il benvenuto. Successivamente scaricano il pesce e lo vendono. Cani malaticci osservano, qualche gommone ritorna carico di subacquei affascinati dalla barriera corallina, nei giorni di vento c’è chi si diverte a fare kitesurf.

La cittadina si vivacizza notevolmente alla domenica pomeriggio e sera: musica, drinks e spensieratezza allieta la giornata a tutte le persone che accorrono al mare. La cucina del Mozambico è ricca di pesce e viene spesso utilizzato il latte di cocco. Un posticino informale, non lontano dal Baobab beach resort, dove mangiare è Zita, che prende il nome dalla proprietaria. Zita si reca tutti i giorni al mercato a prendere la materia prima e con passione prepara manicaretti.

L’arcipelago di Bazaruto si trova nell’oceano Indiano ed è costituito da cinque isole, Bazaruto, Benguerra, Magaruque, Banguè, Santa Carolina, alcune disabitate e le uniche possibilità di alloggio sono molto costose e assolutamente fuori dal mio budget, quindi ho deciso di prenotare visite giornaliere che partono al mattino e fanno ritorno nel pomeriggio per qualche decina di dollari, pranzo e attrezzatura snorkeling inclusi.

In base al vento si fanno escursioni a bordo di dhow oppure in barca a motore. Santa Carolina, che è la più lontana, solo in barca a motore per esempio. Se il mare è mosso preparatevi a ballare parecchio: io avevo le natiche piene di lividi. Consigliato proteggersi con abbondante crema solare, cappello e occhiali da sole.


Durante i trasferimenti ci si ferma anche ad osservare la fauna marina, delfini, tartarughe e dugonghi.

Ogni isola è diversa, ma quello che le accomuna tutte è la loro rara bellezza: dune, lagune di acqua dolce abitate da coccodrilli, mangrovie, uccelli, sabbia fine, mare limpido.
Bazaruto è costituita da dune di sabbia che alte spuntano dal mare color turchese, qualcosa di talmente scenografico che non ho mai visto prima di allora. Magaruque, invece, essendo più piccola, si può percorrere tutto il suo perimetro a piedi e ad un certo punto isolati da tutto vi troverete in compagnia solo di vanitosi fenicotteri rosa, pura essenza, puro Eden.


L’arcipelago è un luogo incantato che mi ha stregata e consiglio di andarci almeno una volta nella vita. Sono d’accordo a tenere alti i prezzi degli alloggi al fine di preservare dall’affollamento esagerato questo angolo di paradiso.

Quando ho visitato il Mozambico era sconsigliato raggiungere il nord via terra a causa di convogli militari. La parte settentrionale del paese, da quanto ho letto, è più arretrata rispetto al sud. Mi piacerebbe ritornare e concentrarmi su questa zona altrettanto ricca di siti da visitare, come l’isola di Mozambico, le sponde deserte del lago Niassa (Malawi) e l’esclusivo arcipelago Quirimbas.

Il nord è di facile accesso come estensione di un viaggio in Tanzania, oppure con un volo interno da Maputo, la compagnia aerea nazionale che però al momento è in black list. In Mozambico ci sono anche parchi naturali, come per esempio il Gorongosa, ma durante i numerosi anni di guerra civile la fauna selvatica si è ridotta notevolmente per bracconaggio sfrenato e ancora oggi non si è ripopolata.

La punta di diamante del paese rimane il suo litorale, 2500 chilometri con spiagge da sogno e fondali fra i più belli al mondo.

A proposito dell'autore

Anna Ragazzoni

Sono Anna, un'instancabile e insaziabile viaggiatrice convinta che la vita vada vissuta al 100 per cento. Paesi visitati fino adesso oltre 80, ma non ho ancora esaurito l'entusiasmo, l'energia e la curiosità di esplorarne altri, spesso in solitaria.

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