Cosa fare a Gerusalemme seconda parte

Un ampio panorama culturale

Ma a Gerusalemme si respira anche un’aria intensa grazie alla perfetta commistione di stili e di visioni figurative: ad esempio la cupola della roccia, sul Monte del Tempio, che domina da sola ogni veduta di Gerusalemme, è un meraviglioso esempio di architettura Islamica e la roccia è ritenuta da tutte e tre le religioni un posto mistico e sacro. Qui Abramo voleva sacrificare Isacco a Dio e qui nacque il monoteismo proprio in seguito a questo gesto.

All’interno del Quartiere Cristiano vi è anche il mercato, un centro commerciale ambulante e pulsante tra rumori, colori e aromi straordinari – attenzione, qui vige la regola del mercanteggiare, quindi basta armarsi di pazienza e voglia di trattare per uscire con affari tra le mani. Si trova di tutto, anche negozi che vengono stoffe preziose, con ricami in oro che posso arrivare anche ai 10 mila euro di valore (foto sotto).

Il Quartiere Musulmano è il più esteso dei quartieri della Città Vecchia e gran parte degli abitanti giunsero qui dopo che i Cristiani e gli Ebrei che originariamente vi abitavano si trasferirono nelle zone più moderne della città: proprio per questo motivo qui è forte la componente interculturale e interreligiosa con la presenza di chiese, moschee e scuole rabbiniche.

Le Mura di Gerusalemme

Muovendosi per le celebri antiche mura di Gerusalemme è facile trovare importanti punti di riferimento, basta ad esempio osservare le fondamenta del Muro Occidentale, che in linea di massima è tutto quel che rimane del Tempio di Salomone dopo la distruzione ad opera dei Babilonesi nel 587 a.C.

Lungo le mura è possibile incontrare Ebrei giunti da ogni Paese del mondo per pregare o lasciare un messaggio a Dio su un bigliettino di carta nascosto tra le crepe del muro. Tante persone, tanti pensieri e tanti stili di vita, a volte anche così diversi tra loro da sembrare lontani nel tempo e nello spazio: da uomini ebrei in abito tradizionale hassidico a ragazze che si avvicinano con fede alla sezione femminile del muro vestite di bianco.

In un viaggio a Gerusalemme non può mancare una visita al Muro del Pianto, sia che lo si voglia vivere come un momento di raccoglimento spirituale sia che ci si lasci spingere dalla curiosità di un posto celebre come questo. Il Muro Occidentale, noto anche come Kotel, è un muro di cinta del secondo Tempio di Gerusalemme e attualmente.

Il Muro del pianto è un luogo sacro estremamente importante per la religione ebraica e sorge lungo la parete occidentale della Spianata delle moschee, un promontorio della città che include anche la meravigliosa moschea Al Aqsa, la Cupola della roccia e altri luoghi di culto musulmani – tra l’altro la Spianata è un luogo sacro anche per i cristiani. 

Non ho rinunciato nemmeno io a scrivere un preghiera su un piccolo foglio di carta poi incastonato tra le rocce del muro.

Una curiosità: periodicamente i biglietti di carta contenenti le preghiere dei fedeli vengono raccolti e sepolti in campi appositi non lontano da Gerusalemme. Insomma, non vengono ne bruciati ne gettati nella spazzatura come molti posso credere.

Camminare per il Getsemani

Altro simbolo di Gerusalemme è il Getsemani, noto anche come Orto degli Ulivi o “giardino” – nome che spesso trae in inganno chi lo visita e al posto di un trionfo di piante e fiori trova un piccolo podere con pochi ulivi secolari, che è comunque l’ambiente naturale più fedele alla Gerusalemme di duemila anni fa e più simile ai luoghi a cui Gesù stesso era abituato.

Foto STANISLAO LOFFREDA

A est della valle del Cedron, proprio all’incrocio del sentiero verso il Dominus Flevit e Jerico Road, un cancello dà il benvenuto ai pellegrini che vogliono passeggiare tra gli ulivi secolari ammaiati dalle atmosfere dei Vangeli – qui accanto agli otto alberi più antichi i curatori del Getsemani hanno piantato giovani ulivi in sostituzione dei cipressi e dei fiori che nell’Ottocento fungevano da decorazioni del Santo Sepolcro.

Il villaggio di Ein Karem

Sul versante ovest degli altipiani della città. Ein Karem è una meta molto popolare tra i pellegrini. Noto anche all’epoca di Geremia, ha un grande valore per i credenti di fede Cristiana che celebrano il luogo in cui abitavano Zaccaria e Elisabetta, genitori di Giovanni Battista e in cui avvenne la Visitazione di Maria a sua cugina Elisabetta. Da vedere la fonte che ha dato il nome al villaggio e dove secondo la tradizione cristiana la Madonna si sarebbe fermata a bere, e fare una passeggiata fino alla Chiesa Francescana della Visitazione – meraviglioso il mosaico sulla facciata che raffigura la Madonna a cavallo di un asino, scortata da un coro di angeli lungo la via verso la Giudea.

Il mercato di Mahane Yehuda

Il mercato di Mahane Yehuda è un mercato ambulante che si tiene sette giorni su sette, ma che diventa particolarmente frequentato il giovedì e il venerdì. Un’esplosione di colori, frutta e verdura, aromi che ammaliano chi passeggia per le bancarelle di Jaffa street.

È il centro pulsante della zona occidentale di Gerusalemme: un mercato che va dalla porta della città vecchia alla stazione centrale dei pullman lungo l’area pedonale di Ben Yehuda, dove la vita notturna di bar e locali si intreccia alla folla di gente che la vive di giorno.

Qui c’è così tanto da osservare e assaporare che una visita enogastronomica tradizionale sarebbe pressoché impossibile: ecco che entra in gioco Bitemojo un’app che ti guida tra i locali food da provare, con un’itinerario da seguire dove vengono segnalati i punti d’interesse food (ma non solo) per una visita alternativa del mercato Mahane Yehuda. 

Di sera il mercato di Mahane Yehuda si trasforma completamente, diventando un punto di ritrovo per aperitivi, cene, musica e festa in generale. Locali offrono happy hour, specialità gastronomiche, musica e tanto alcool. Una grande festa sopratutto il giovedì sera in quanto il venerdì è ultimo giorno lavorativo e poi arriva il sabato e ci si riposa.

Un viaggio per godere dei sapori e dei colori della tradizione culinaria

Israele, e Gerusalemme soprattutto, non sono facili da inserire in un contesto gastronomico ben definito, sia per la storia di dominazioni straniere e guerre costanti, sia per la posizione centrale di meltin pot tra oriente e occidente che ha sempre influenzato ogni aspetto della società – cibo incluso.

Nel corso dei secoli gli ebrei emigrati da ogni angolo del mondo sono riusciti ad arricchire e inglobare in un’identità decisa e contaminata le abitudini culinarie locali di Israele. Il risultato è che tuttora il dibattito sull’esistenza o meno di una reale identità gastronomica è in fase di discussione.

In ogni caso, in un viaggio a Gerusalemme non si può non assaggiare i falafel, le polpettine mediorientali di legumi e spezie, piccoli e fatali: potresti mangiarne anche 100 nella loro perfetta forma rotonda e affogati nell’hummus o nella salsa tahina.

L’hummus è presente ovunque e si può mangiare con qualsiasi cosa: insieme ai falafel, ma anche da solo con la pita calda (panini rotondi di farina di grano) con ceci interi, pistacchi o pinoli.

Dopo una passeggiata al mercato, a colazione o dopo pranzo, in un caffè israeliano: la spremuta di melagrana è un sapore che facilmente scorderai una volta tornato a casa e in parte è colpa del sapore straordinario e unico del frutto, che qui è particolarmente dolce.

E poi ci sono le shakshuka: uova morbide cotte nel pomodoro e aromatizzate da spezie locali, un piatto dalle origini nordafricane che gode del contrasto agrodolce di cipolla, aglio, pomodori, peperoni e i toni suadenti di pepi e spezie piccanti. Ideali da accompagnare con una delle tantissime varietà di pane che ogni giorno i mastri fornai sfornano senza sosta – Gerusalemme è il paradiso degli amanti del pane: zucca, papavero, girasole, sesamo, integrale, misto, bianco, pita o intrecciato come vuole lo shabbat.

Chiudono il défilé delle tentazioni i dolci israeliani, alcuni di chiara origine araba come il Baklava, pasta fillo, sciroppo di zucchero, miele, frutta secca o il Kugel, il tradizionale sformato dolce o salato.

Qualche consiglio su dove mangiare? Per un’interessante esperienza di Kosher food bisogna andare da Anna: piatti di pesce e verdure con un’ispirazione tutta italiana alla base che rivede il menù in chiave mediterranea.

Chi è in cerca di qualcosa gourmet non può non dare un’opportunità al celebre Machneyuda, dei noti chef Asaf Granit, Yossi Elad e Uri Navo – lo stesso del Palomar di Londra. Il cibo diventa una performance a tutto tondo e prende vita a tavola tra sapori intensi e la celebrazione della portata. Gli amanti del dessert non resteranno delusi.

Se si è di ritorno da una visita al Museo di Israele, è meglio approfittarne per mangiare al Modern il ristorante del museo: una terrazza panoramica che riesce a sorprendere e un menù attento alle esigenze di un pubblico esigente e internazionale.

Due consigli su dove dormire: per un’esperienza esclusiva in un hotel di lusso con servizio in camera h24, piscina e tutti i confort degni del soggiorno perfetto c’è Inbal Hotel – meravigliosa la terrazza panoramica – Per una vacanza romantica meglio l’Alegra Boutique Hotel nel quartiere di Ein Karem: zona tranquilla, hotel raffinato e terrazza con vista sulla chiesa di San Giovanni Battista. 

Come arrivare a Gerusalemme dall’aeroporto di Tel Aviv:

  • Con sherut (taxi condiviso) – il modo più conveniente e comodo di raggiungere la città. Sherut lo si trova agli arrivi dell’aeroporto di Tel Aviv e costa circa 60 NIS. Dai all’autista l’indirizzo al quale devi arrivare e il gioco è fatto. Ci vuole circa un’ora e mezza per arrivare a Gerusalemme.
  • Bus – dal terminal degli arrivi dell’aeroporto serve prendere uno shuttle che ti porta gratis alla pensilina da dove partono gli autobus. Cerca il Bus 945 e 947 che partono ogni venti minuti. Prezzo 30 NIS.
  • Taxi – ovviamente il mezzo più veloce per arrivare in città ma anche il più costoso: 250 NIS circa. Trovi varie compagnie di taxi all’interno dell’aeroporto.
  • Blacklane altro servizio di taxi per Gerusalemme con autista che vale la pena segnalare.

Come arrivare a Gerusalemme dall’Italia:

Diverse compagnie aeree partono da Milano Malpensa e Roma, tra le quali easyjet.com e elal.com – Da poco aperta anche la tratta Ryanair.com da Orio al Serio, Bergamo. Per confrontare prezzi e tariffe delle varie compagnie aeree prova Google Flights

Visti e permessi

Non serve nessun visto per i cittadini italiani: all’arrivo all’aeroporto di Tel Aviv verrà rilasciato il permesso di soggiorno di 90 giorni. Da qualche tempo non viene nemmeno più stampato il passaporto. Serve comunque avere un passaporto valido per almeno sei mesi dalla data di ingresso nel paese.

Non resta che augurarti Buon Viaggio!

A proposito dell'autore

Marco

Viaggiatore per il mondo con oltre 100 nazioni visitate nei 5 continenti. La passione per i viaggi è accompagnata da quella per la fotografia. Fondatore e autore di NonSoloTuristi.it e ThinkingNomads.com

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