Petra, la Variopinta città antica della Giordania

Che profumo meraviglioso. Annuso e capisco subito cosa può essere.

Sono spezie scaldate nell’olio perché gli aromi ne vengano esaltati. Sento lo sfrigolio dei piccoli semi di cumino che danzano nella pentola, poi l’aglio schiacciato e le verdi foglie di coriandolo.

Però è tardi e devo andare, Petra mi aspetta.

Antica e fiorente capitale dei Nabatei, popolazione nomade araba, verso il VII secolo venne abbandonata a causa della decadenza dei commerci e di numerosi terremoti. Il sito archeologico rimase poi sconosciuto fino al 1812 quando venne scoperto dall’archeologo svizzero Johann Ludwig Burckhardt.

Situata in fondo ad una valle rocciosa era considerata il luogo ideale per raccogliere le acque piovane, anche grazie alla parziale impermeabilità delle rocce circostanti.

Le acque scorrevano lungo il Siq (il canyon di accesso a Petra) in gallerie scavate nella roccia o lungo una rete idrica realizzata con tubi di terracotta. Questo sistema alimentava l’acquedotto e le numerose cisterne di raccolta sotterranee.

Grazie al costante lavoro dell’acqua si sono formate stratificazioni dai colori inimmaginabili. Proprio per questo il suo nome semitico era Reqem, la Variopinta, com’è testimoniato nei Manoscritti di Qumran (testi ritrovati nei pressi del Mar Morto che contengono anche scritti biblici).

Il Siq è lungo circa due chilometri e percorrerli a piedi è il modo migliore per apprezzare l’ambiente circostante, per ammirare ogni curva armoniosa, per toccare la pietra levigata dall’acqua, per imprimere nella memoria ogni singola sfumatura di colore.

Avevo già visto il Tesoro, la facciata con cui si identifica Petra,in tante foto ed altrettanti video ma arrivarci con le proprie gambe ed essere sovrastati da tutta la sua imponenza è un’altra cosa.

Il sole la illumina d’oro e d’arancio ed io non posso fare a meno di restare lì a contemplarla.

Il sito archeologico, in realtà, è enorme e non si limita al Tesoro. Per visitarlo tutto ci vogliono molte ore ed ogni angolo vale la pena di essere visto, anche il Monastero che giace in cima ad una ripida salita di circa un’ora. Tra l’altro gli scavi non sono terminati e pare che la facciata attuale del Tesoro sia solo il secondo piano di un edificio sottostante.

Durante le notti di luna piena, poi, vengono sistemate file di candele lungo il Siq ed è possibile giungere al sito accompagnati da un’atmosfera ancora più magica.

Petra è uno di quei luoghi dove non solo vorrei tornare ma da dove non avrei mai voluto andare via.

Curiosità sulla cucina mediorientale

Il pasto, nei Paesi arabi viene consumato intorno ad un tavolo basso seduti a terra, su tappeti o cuscini.

Il cibo viene posto al centro della tavola e si consuma con tre dita della mano destra.

E’ un grande onore essere ospitati a casa di un mediorientale ed è bene, per non incorrere in brutte figure, conoscere le dodici regole del galateo.

 

Le quattro regole necessarie:

  • sapere che Dio è il Dispensatore
  • essere soddisfatti di ciò che Dio ha dispensato
  • dire Bismillah (nel nome di Dio) prima di ogni pasto
  • dire “Dio sia ringraziato” al termine del pasto

Le quattro regole consuetudinarie:

  • lavarsi le mani prima di iniziare il pasto
  • sedere a sinistra della tavola
  • mangiare con tre dita della mano destra
  • leccarsi le dita al termine del pasto

Le quattro regole della buona educazione:

  • mangiare dal proprio lato del piatto
  • prendere pezzi piccoli
  • masticare bene
  • non fissare gli altri commensali