Il mio personale addio all’inverno è già iniziato. Ma come, direte voi? Semplice, vi rispondo io. Per me l’inverno non finisce il 21 Marzo (o 23, a seconda delle teorie) bensì termina categoricamente con l’inizio del Sei Nazioni.

Poco male che fuori ci siano temperature glaciali, neve e gelo. Dentro il mio cuore i germogli cominciano già a far sentire la loro presenza.

Per chi non lo sapesse (immagino davvero pochi) il Sei Nazioni è considerato tradizionalmente il più importante torneo di Rugby dell’emisfero settentrionale e, aggiungo io, del mondo … dato che il Rugby è un prodotto sportivo inglese.

Nacque nel 1883 come Home Championship comprendendo solamente Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles. Nel 1910 venne inclusa la Francia e diventò il Cinque Nazioni. L’Italia, piccolina e giovincella del gruppo, venne inclusa solamente nel 1998 e da quel momento ebbe vita il Sei Nazioni.

Perchè è tanto importante questo torneo? Al di là di questioni puramente tecniche e di gioco, il Sei Nazioni crea unione tra le persone che amano la palla ovale.

Crea scambio e sorrisi tra chi non si conosce. Crea movimento di gente in nome della volontà di partecipare ad un evento magico.

Il Sei Nazioni diventa anche un’occasione per le cosidette “nazioni non rappresentate”  in altri sport come Galles e Irlanda Unita (Ulster ed Eire assieme) per esprimere la loro emozione nazionale.

E quest’ultima imporante sensazione esplode nel momento dell’inno nazionale che, tenendo come esempio l’Irlanda, risuona sulle note di Ireland’s Call che da sole sanciscono l’unione di una nazione che, di per sé, non esite in quella formazione. Per questo un torneo come il Sei Nazioni va al di là del suo semplice valore sportivo.

E’ ben capibile ascoltando anche Land of my fathers o, per come si chiama realmente, Hen Wlad Fy Nhadau (da leggersi hen ulath vi nadai) che altro non è che l’inno del Galles.

A me personalmente è capitato di sentirlo dal vivo e dentro quel Gwlad Gwlad peidiol wyf i’m gwald (ovvero Patria, Patria , sono fedele alla mia Patria) che si sente circa a metà inno sono racchiuse tutte le caratteristiche di un’identità nazionale che vede nel Rugby un mezzo universale per esprimere chi si è.

Una cosa che non si deve dimenticare è che visitare una Capitale Rugbystica durante questo torneo regala una visione dell’ambiente in cui si trova particolare, imperdibile e irripetibile. Non me ne vogliano Italiani e Francesi, ma Roma e Parigi non saranno mai Capitali Rugbystiche dentro il mio cuore. Lo è, a tutti gli effetti, Cardiff.

Quando dici Galles dici Rugby. Quando dici Rugby in Galles dici Millennium Stadium. Se si è Cardiff è impossibile perdersi quello stadio. E’ così in centro e così presente da troneggiare sulla città molto più del torrione che i Normanni lasciarono come testimonianza della loro presenza.

E’ così imponente, moderno e complesso ma allo stesso tempo si inserisce nel contesto del centro di Cardiff in un modo totalmente armonico facendo sì che le differenze vengano esaltate e non schiacciate. C’è un’immagine del Millennium Stadium che non scorderò mai: i pali della porta … di quella magica H che sancisce lo scopo di un gioco con la palla ovale sotto braccio. I pali del Millennium non finiscono più. Sono immensi come lo è il valore del luogo in cui si trovano.

Anche Londra vive nel cuore di chi ama il Rugby e lo fa scandendo i propri respiri su di una sola parola: Twickeham. Ovvero il Tempio sacro… il suolo su cui tutti i rugbysti e rugbyste vorrebbero giocare un giorno.

Dublino non è da meno anche e per la capitale irlandese ci sono ben tre luoghi storici da visitare in nome del Rugby, due reali ed uno con la mente. Il primo è la Storia, il passato, dove si è sempre giocato: Lawnsdone Road. Demolito purtroppo nel 2007, ha fatto spazio al futuro che per Dublino si chiama Aviva Stadium. Il terzo è un ennesimo presente durato poco ma assai importante: Croke Park, luogo per eccellezza di ogni sport gaelico (hurling o calcio gaelico), simbolo dell’identità irlandese. Dentro al Croke Park, nel 1920, avvenne un massacro per il quale il governo inglese ha fatto ammenda nel 2011. A causa di quanto successo e per rispetto alle vittime, a nessuno sport di origine inglese venne mai concesso l’uso dello stadio tranne che per il Rugby per il quale venne emessa un’ordinanza speciale per il Sei Nazioni dal 2006 fino all’anno scorso.

Last but not least, Edinburgo dove la presenza in tribuna di Her Royal Highness The Princess Royal Anna è sempre data per certa ad ogni partita in casa. La casa del Rugby made in Scotland è Murrayfield Park e l’emozione viene garantita al 100% dall’esecuzione di Flowers of Scotland cantata a piena voce da ogni Scozzese presente.

Un solo consiglio vale su tutti se vorrete mai prender parte al Sei Nazioni in una di queste città: comprate i biglietti e prenotate l’albergo circa ad agosto dell’anno precente il torneo. I siti da tenere d’occhio sono quelli delle federazioni ufficiali della nazione che interessa. Non pensiate costino miliardi. In Galles si trovano posti buonissimi con circa 20/25£.

Se non riuscite ad organizzarvi, non vi resterà  altro che rimanere in Italia, andare al pub, guardarla da casa o dove vorrete.
Lo spettacolo dal vivo è solo per chi arriva prima. E prima significa di solito moooolto prima.

Dimenticate infine la frase che vi dice che il rugby è uno sport bestiale giocato da gentiluomini.
Lasciate stare i luoghi comuni e fate essenzialmente una semplice cosa: aprite il cuore e lasciate che la palla ovale faccia meta in voi.

A proposito dell'autore

Giovy Malfiori

Travel blogger e scrittrice freelance: classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi piace viaggiare con i mezzi pubblici, con gli occhi ben aperti e con il cuore curioso. Ho una passione sfrenata per le Isole Britanniche e per i piccoli luoghi che non aspettano altro che essere raccontati.

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5 Risposte

  1. Giovy

    Cardiff è davvero meravigliosa ed è un’ottima meta per un week end europeo che vada aldilà delle destinazioni “classiche”.
    Come tu ben sai Niko, è sufficiente volare su Bristol e poi prendere o un pullman o un treno che in meno di un’ora ci fa approdare in Galles 🙂
    Il castello mi è piaciuto moltissimo 🙂

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  2. Devis

    Vedi? sono uno dei pochi che ancora non sapeva… Ora posso dire: grazie ancora alla Giovy che mi ha insegnato….
    Grande sei!!!!

    Rispondi
  3. Marco
    Marco

    Hai detto bene: il rugby va oltre il semplice avvenimento sportivo. E’ una vera e propria cultura e vine vissuta in modo civile anche da parte dei tifosi (a differenza del calcio).

    Rispondi

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