Cosa ci si porta a casa

Viaggiare è … portarsi a casa un’emozione

Cosa ci si porta a casaSono spesso persa in questi giorni di neve e freddo in ragionamenti che riguardano il viaggio.
Pensavo al fatto che viaggio, di per sé, presuppone un ritorno perché altrimenti uscirebbe dalla sua stessa originale natura. Ritornare spesso si unisce al concetto di “portar con sé“.

Infondo è quello che spesso facciamo tutti: durante i nostri giri, più o meno lunghi, cerchiamo sempre qualcosa da portare con noi.

Personalmente mi ci vorrebbe una borsa solo per i ricordi legati ad un viaggio. Odio i souvernir in quanto tali ma non butterei mai via gli scontrini o ogni minima cosa trovata sul mio cammino.

Ho una serie di carte di caramelle, sottobicchieri e voucher di ogni genere dentro i miei diari di viaggio che se solo venisse un incendio impazzirei. Pensando a cose meno materiali, sto pensando al fatto che il viaggio è spesso una scoperta che poi portiamo con noi.

Per quel che mi riguarda, se non fossi andata nel Regno Unito così tante volte non avrei mai capito che i fagioli al mattino mi piacciono. Se non avessi assaggiato le Aringhe ad Amsterdam non avrei capito che, infondo, potrei trovare una merenda alternativa. Se non fossi andata in Brasile non avrei mai capito che là si mettono la crema solare anche se sono abbronzatissimi.

Goete diceva che non è necessario girare il mondo per capire che il cielo è azzurro ovunque. Io ritengo vero l’esatto contrario.

Ci sono porte che vanno aperte e mondi che vanno esplorati per capire cose che spesso nessuno ci racconta.
Poco importa che quei mondi siano distanti mezz’ora da casa nostra o che ci vogliano 20 ore di volo.

Mondo per mondo, questa è la mia personale lista delle cose che ho scoperto e che mi sono portata a casa.

  • Durante uno dei miei primi viaggi lunghissimi ho capito che la sopressa mi mancava da matti. E’ come se ci fosse sempre bisogno di recuperare un pezzetto delle proprie radici prima o poi.
  • Ho capito che posso viaggiare da sola in un paese di cui non sapevo quasi niente. E questo me l’ha insegnato il Senegal
  • Ho capito che il cielo che più si avvicina al concetto di bellezza totale per me è il cielo del Nord più Nord dell’emisfero Nord.
  • Ho capito che mangiare con le mani è un qualcosa di difficilissimo.
  • In Cina ho capito che il concetto di convivio, del mangiare assieme è più orientale di quanto si possa immaginare
  • Negli Stati Uniti ho capito quanto piccola mi posso sentire
  • Nel Regno Unito ho capito come funzionano realmente i trasporti pubblici
  • Sempre nella perfida Albione ho capito che i treni, in certe zone del mondo, non puzzano
  • Ovunque ho capito che noi Italiani siamo spesso, troppo spesso, quelli di Pizza e Mandolino
  • Ho capito che sembro più teutonica che italiana
  • In Messico ho capito che il peperoncino, il lime e l’alcool (moderato) servono a mantenere l’intestino sano
  • In Brasile ho capito che riesco a farmi la doccia e lavarmi i vestiti nello stesso modo

Potrei andare avanti fino a domani a raccontarvi quante cose ho capito (e quante ancora ne ho da capire).

Mi piacerebbe trovare qui sotto, nei commenti, qualcuna delle vostre liste.
Perché infondo qui siamo tra viaggiatori e tutti noi siamo qui con uno zaino in spalla, un borsone a tracolla o un trolley da portar con sé.

Per ognuno dei nostri viaggi passati, dentro quei bagali abbiamo messo kili di vestiti e di oggetti vari. Abbiamo anche inserito miliardi di ricordi immateriali ma che a loro modo sono perpetui.

Trattasi di tutti quei tasselli emozionali che arricchiscono la nostra esperienza e ci fanno sussultare appena leggiamo di qualcuno che ha visitato la stessa zona dove siamo andati noi. E’ lo stesso entusiasmo che ci fa sorridere nostalgicamente quando qualcuno ci racconta un viaggio nel momento in cui noi, magari, non possiamo partire.

Wordsworth diceva che la poesia non è altro che un’emozione raccolta nella tranquillità. Rivissuta e raccontata. Per me questa è la definizione esatta del viaggio. Emozioni vissute sulla propria pelle, lasciate decantare e poi … semplicemente … raccontate.

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