Turismo Responsabile

Viaggiare con la testa sulle spalle

Turismo ResponsabileC’è da dire che viaggiare è proprio una grande cosa.

Come vi scrivevo la settimana scorsa, c’è sempre qualcosa che ci si porta a casa da un viaggio. Sia essa un ricordo piuttosto che un bel souvenir da mettere nelle nostre case. Proprio questa faccenda del souvenir mi ha fatto ricordare uno dei principi base di quello che è un viaggio fatto come si deve. Questo principio si descrive bene con la parola responsabilità.

Responsabilità verso tutto. In primis verso noi stessi.

Un viaggio che si vive bene è un viaggio che ci parla e dialoga con noi proprio mentre lo viviamo. E’ un viaggio che vibra sulla nostra stessa lunghezza d’onda e ci capisce allo stesso modo in cui noi capiamo lui. Io, ad esempio, non mi vedrei mai a passare le mie giornate dentro ad un mega resort. C’ho provato e non fa per me. Io vivo bene le mie giornate vagabondando con sandali e zaino, armata di macchina fotografica, moleskine e tanta curiosità.

La Responsabilità è, in secondo luogo, verso il luogo dove ci rechiamo, verso le sue tradizioni, la sua cultura, il suo modo di essere. E’ il viaggiatore a doversi “adattare” alla circostanza e non il contrario. Il giudizio non è proprio del viaggiatore. Il viaggiatore vive, sente, si emoziona. E’ quando tornerà a casa che analizzerà, capirà e se vorrà giudicherà.

Calarsi dentro la tradizione altrui non vuol dire scimmiottarla e andare in giro, ad esempio, con il shari solo perché si è in India o avvolgersi in una kefiah solo perché si è in qualche luogo arabeggiante.  Calarsi dentro la trazione vuol dire essere spettatori consapevoli di un modo di vivere diverso dal nostro ben sapendo che “diverso” non significa sbagliato.

La Responsabilità è poi verso chi incontro, sia esso una persona locale o un viaggiatore come me. Bisogna sempre essere consci del fatto che qualcuno potrebbe essere nel mio stesso luogo, nello stesso momento per un motivo diametralmente opposto al mio o forse anche senza bisogno di motivazioni particolari. Non per questo il mio viaggio o la mia vita sono migliori di altri. Non per questo la sua vita o il suo viaggio sono migliori del mio.

La Responsabilità arriva poi a toccare un punto molto vivo: il rapporto. E per rapporto intento quel momento di scambio che si crea tra noi e il luogo in cui siamo, magari andando al supermercato a comprarci un panino o semplicemente comperando un souvenir su di una bancherella. Rapporto è quell’interazione tra me e il luogo.

E’ proprio a riguardo di questo quarto punto che spesso dimentichiamo di essere responsabili o semplicemente non ci accorgiamo di non esserlo. Chiediamoci sempre che ripercussioni potrebbero avere (o non avere) quei 5 dollari lasciati per tre collanine e un fermaglio o che differenza possa avere il fatto di andare a mangiare in un ristorante per turisti invece che in una piccola realtà locale.

Se scegliere tra un grande albergo affermato, ben quotato, conosciuto e una piccola posada di cui quasi nessuno sa nulla ma so essere d’appoggio a comunità locali … andrò a scegliere soprattutto la seconda realtà. Anche questo è un modo per essere viaggiatori responsabili.

In Italia esiste un’associazione che si occupa di parlare e far conoscere il turismo responsabile: si tratta dell’AITR. Il sito dell’associazione può essere fortemente d’aiuto per andare alla ricerca di proposte di viaggio costruite sul concetto di turismo responsabile.

A volte un pomeriggio passato a dialogare con qualche persona di un villaggio sperduto  o l’acquisto di caffé da qualche cooperativa locale possono fare una grande differenza, sia per noi ma soprattutto per la nostra “controparte” in quel rapporto grandioso e unico che si crea mentre viaggiamo. Sono le persone a fare il viaggio.