L’Italia è piena di bei castelli e di luoghi incantati.

Uno di questi è il Castello di Bardi, sull’appennino parmense, da non confondersi con il Forte di Bard che si trova in Valle d’Aosta.

Un bel pomeriggio d’estate, soffrivo un po’ di caldo … proprio come oggi, ho guardato il mio compagno e gli ho detto “andiamo un po’ in alto”. E così facemmo.

Bardi è facilmente raggiunbile dall’autostrada della Cisa, uscendo a Borgo Taro. Da lì la strada è breve e vi sembrerà davvero impossibile perdere di vista il massiccio su cui si posa il castello.

Una volta arrivati, il paesino vi sembrerà un qualcosa arrivato dal passato, quando i nonni andavano in montagna a Giugno accompagnati dai nipoti piccoli e si sedevano sulle sedie fuori dalla pensione a guardare la gente che passa. Sembra che per certi luoghi il tempo si sia fermato e Bardi è uno di quei luoghi.

La prima cosa che vi consiglio di fare è visitare, ovviamente, il castello. Sorto intorno al IX secolo dopo Cristo, il castello passò attraverso vari rifacimenti ma non perse mai l’identità di “fortezza” che lo contraddistingue nella sua immagine e sensazione di forza.

Circa nel 1500, la famiglia Landi (tenutaria di questa zona dell’appennino) fece diventare la pesante fortezza di montagna una dimora signorile, rimaneggiando soprattutto gli interni e popolando le stanze di quel castello di cortigiani & Co.

Ed proprio in questo momento che entra in gioco Moroello, cavaliere intrepido che si innamorò della bella cortigiana Soleste. Moroello e Soleste non ebbero vita semplice e Moroello venne mandato in battaglia lontano da Bardi. Soleste lo attese per molto tempo ma un giorno, dall’alto del Mastio del Castello, vide avvicinarsi una guarnigione nemica. Pensò subito che Moroello fosse stato ucciso e si gettò dalla torre.
I vessilli nemici in realtà era proprio in mano a Moroello che tornava trionfante al castello. Non appena il nostro cavaliere vide la sua Soleste morte si sentì così in colpa da assicurare a se stesso la stessa fine. Soleste però giace in pace… Moroello vive ancora tra le mura del castello di Bardi e, alcuni test svoltisi anni fa, dimostrano la sua presenza in una stanza precisa del castello.

Se vi sentite sufficientemente temerari e avete il cuore buono… andate garbatamente a salutarlo! Come una mezza matta io mi sono seduta dentro quella stanza e, con qualche brivido addosso, sono andata a dirgli quanto mi dispiaceva per le sue vicende. Magari mi ha trovata simpatica! Se tra un fantasma e l’altro vi venisse fame… proprio vicino al castello si trovano delle trattorie dove il vostro stomaco potrà sentirsi un re.

Ricordatevi che l’attuale sovrano di questa tratta di appennino è sua Maestà il Porcino, che comincia già ad essere disponibile, se l’annata è buona, dopo la metà di luglio. Una volta rifocillati per benino non vorrete mica tornare a casa subito?

Un luogo imperdibile è Compiano, a circa 25 km da Bardi.

La strada per raggiungere Compiano è un viaggio splendido attraverso un appennino ancora integro e non troppo sfruttato. Una volta arrivati a Compiano non potete perdervi una chicca che si è manidestata a me proprio per caso. Si tratta di un piccolo museo che racconta una professione che ha segnato famiglie intere di questa zona dell’appennino e che nessuno mai ricorda: si tratta del Museo degli Orsanti.

Il museo è autogestito da una discendente di una tradizionale famiglia di Orsanti.

Ma chi erano questi Orsanti? Trattasi di quelle famiglie che, non avendo coltivazioni o lavoro su in montagna, cominciarono a girare l’Europa con gli orsi (da qui il nome) o con altri animali per fare dei piccoli spettacoli. Spesso si univano ai circi, altre volte erano indipendenti … la loro storia è fatta di fantasia e fatica allo stesso tempo e vale la pena di essere scoperta ed apprezzata.

Anche Compiano sembra essere saltato fuori da chissà che racconto degli primi anni del 900 e sembra un paesino quasi surreale.
Seguendo il corso del Taro, in circa 11 Km vi ritroverere nuovamente a Borgo Taro e da lì potrete riprendere l’autostrada o, come ho fatto io, scendere lungo la vecchia statale della Cisa alla volta di Parma.

Si tratta di un itinerario non lungo ma estremamente piacevole e non troppo trafficato o frequentato, ottimo per un pomeriggio d’estate perché quel poco di altura che si raggiunge assicura già un calo dell’umidità e una leggera diminuzione delle temperature che, in pianura, si stanno già facendo roventi.

Un castello, un fantasma, i porcini e storie da scoprire. Che cosa si può volere di più per una gita improvvisata?!

A proposito dell'autore

Giovy Malfiori

Travel blogger e scrittrice freelance: classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi piace viaggiare con i mezzi pubblici, con gli occhi ben aperti e con il cuore curioso. Ho una passione sfrenata per le Isole Britanniche e per i piccoli luoghi che non aspettano altro che essere raccontati.

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