Ho sempre amato molto le feste di paese.

Ci si possono trovare mille bancherelle con tantissime cose diverse. Ciò che più mi piace trovare è un’infinità di produttori locali e di cose a km zero.

Mi capita spesso di andare in cerca di questo genere di feste popolari e ritrovi ma mai mi sono sentita così entusiasta come un paio di domeniche fa nel raggiungere la splendida Caldes.

Incastonata in piena Val di Sole e a cortissima distanza dal centro della Val di Non, Caldes spunta agli occhi del visitatore come un paesino d’altri tempi. Ho avuto la possibilità di conoscere Caldes durante Arcadia, manifestazione supportata da Melinda, che si è tenuta il 23/24 Luglio.

Ero molto curiosa a riguardo perché non sapevo cosa aspettarmi. Perché vi dico questo? Perché Arcadia è un ritrovo di bande musicali… sì… prorpio le stesse bande che sfilano nei nostri comuni nei giorni di festa o di celebrazione.

Non appena arrivati, la perfetta organizzazione trentina si è fatta subito riconoscere riuscendo a far parcheggiare molte persone senza causare chissà che scompensi ad un paese dalla viabilità non di certo facile. Scesi dall’auto e incremati con protezione solare per bene (io mi scotto con niente), ci siamo avviti verso il centro della festa e davanti ai miei occhi è proprio apparso un paese coeso, unito e allegro per tutto ciò che si stava vivendo.

Il centro di Caldes è davvero piccolissimo e quel giorno brillava di luce propria: c’era chi vendeva dei funghi immensi e sicuramente buonissimi, c’era chi si occupava di vendere i propri formaggi (pezzi dei quali sono venuti a casa con me), c’era chi si occupava dei punti di ristoro ricavati in vecchie cantine o piccoli grotti dove mangiare sarebbe diventato un’esperienza fantastica.

Il campanile del luogo mi ha colpito in maniera davvero particolare: così antico, così montano e così … a suo modo … puro e autentico. Sembrava racchiudere l’essenza stessa della gente che nasce e cresce in valle.

La mia attenzione è stata poi colta dai moltissimi spaventapasseri prensenti a Caldes quel giorno, dentro gli orti ma soprattutto fuori. Sembrava che la città fosse popolata anche da queste creature festose e felicemente impertinenti.

La storia di questi spaventapasseri è ancora avvolta di mistero per me. Dalle voci che sono riuscita a cogliere in paese quel giorno, si tratta di una tradizione del tutto contadina e montana per festeggiare la prosperità dell’estate e per augurarsi che l’ultimo periodo di maturazione del raccolto sia più che favorevole.

Mi piace pensare che questi spaventapasseri si siano animati per i giorni di festa e mi piace anche considerare che, invece che restare nei campi a lavorare, essi vogliano partecipare alla festa assieme a tutti.

E fanno bene… perché oltre a mangiare e bere in modo divino (grazie Stand degli Alpini per gli ottimi spaeztli al Casolet), ci si diverte anche un mondo.

Qui arriviamo al capitolo delle bande: mi veniva da ballare sempre di più ad ogni minuto passato. I repertori proprosti dalle varie bande presenti sono stati un qualcosa di bellissimo e travolgente.

Come restare fermi sulla colonna sonora dei Blues Brothers o su In fondo al Mar dal notissimo film “La Sirenetta”? No, non si poteva e la mia opinione è stata condivisa da moltissime persone presenti.

Armonia, musica, buon vino, buon cibo e mele spettacolari … cosa volere di più da una domenica di Giugno?!

Quel giorno mi sono sentita proprio in pace con tutto ciò che mi circondava. Il Sole, le mele, la valle, la musica e tutto ciò che rendeva possibile l’atmosfera di Arcadia erano ai miei occhi del tutto speciali.

Prima di tornare a casa (già con un mondo di malinconia nel cuore) non ho potuto far altro che fermarmi al fornitissimo stand Melinda a fare buonissimi acquisti.
Il ricavato raccolto quel giorno era dedicato ad aiutare l’Emilia, che è la mia regione, piegata dal terremoto. Iniziative come queste, in cui il cuore soppianta il valore commerciale, sono importantissime ed io ho trovato giusto contribuire, seppur nel mio piccolo.

La mia casa è rimasta in piedi ma c’è chi non è stato fortunato come me.

Il mio contributo si è tradotto nell’acquisto di tutto succo di mele possibile: adoro quel gusto dolce e mi piace iniziare la giornata con un sorso di Melinda.

Un po’ come Proust e la sua madeleine, il succo di Mela Melinda mi riporta sensazioni legate alla Val di Non.

La mia mente viaggia, corre su quelle montagne ed io mi sento subito felice.

Ringrazio ancora Melinda e il suo staff  per l’opportunità data e vi invito tutti a fare un giro sulla pagina Facebook di Melinda per dire quanto vi piace un mondo fatto di mele!

A proposito dell'autore

Giovy Malfiori

Travel blogger e scrittrice freelance: classe 1978, sbrindola, poliglotta e viaggiatrice per indole. Nasco e cresco in Veneto, divento grande in Svizzera per poi coltivare le gioie del cuore in Emilia. Mi piace viaggiare con i mezzi pubblici, con gli occhi ben aperti e con il cuore curioso. Ho una passione sfrenata per le Isole Britanniche e per i piccoli luoghi che non aspettano altro che essere raccontati.

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