Durante i nostri numerosi viaggi per il mondo, ci siamo resi conto di come le piante ed erbe medicinali siano tutt’ora molto diffuse nella maggioranza dei paesi non occidentali quali Asia, Africa, Sud e Centro America. In Bolivia, come in Peru, Ecuador e Colombia per esempio, le foglie di coca vengono usate tutt’oggi per moltissimi usi e rimedi medicinali.

Da qualche anno a questa parte anche nei paesi occidentali si è iniziato a parlare e dare maggiore importanza alle erbe e ai rimedi fitoterapici, cioè rimedi che permettono di curare malattia attraverso l’utilizzo di sostanze vegetali.

Domanda: ma se queste erbe sono tuttora usate in moltissimi paesi del mondo, perché nelle nazioni occidentali si fa fatica ad abbandonare i farmaci a composizione chimica?

Per fortuna esistono anche in Italia società che si impegnano su più fronti a produrre e far conoscere prodotti e medicinali con principi attivi naturali: per far capire meglio il mondo della fitoterapia, delle piante ed erbe medicinali, Aboca ha organizzato e promosso un evento in Vallarsa, Trentino, che prende il nome di “A seminar la buona pianta”.

Un evento della durata di tre giorni nei quali si sono approfondite le tematiche delle erbe e piante medicinali, con esperti del settore, quali Fabrizio Zara, botanico farmaceutico e residente proprio in Vallarsa, e Andrea Lugli, docente presso il Master di Fitoterapia dell’università di Trieste e in quello di Etnobiofarmacologia dell’università di Pavia.

In questi tre giorni si è camminato per prati e boschi della Vallarsa alla ricerca delle piante medicinali spontanee, come l’iperico e il mirtillo rosso (il primo antidepressivo e rilassante, il secondo antiossidante) oppure la rosa canina ricca di vitamine A, C, E.

Per dare ancora più “peso” all’evento sono intervenuti personaggi del calibro di Lella Costa, che ha letto tratti di opere di Italo Calvino considerati “vegetali”, di fronte ad una folta platea in un pomeriggio di sole, sui prati della Vallarsa.

E’ stata inoltre presentata l’opera di Gianpietro Carlesso, uno scultore che da sempre utilizza materiali naturali (pietra, ferro e legno), intitolata Vuoto di Memoria, una seme gigante che sta a rappresentare il rapporto tra Natura e Pensiero Umano.

Non poteva di certo mandare la musica: gli Enerbia hanno reso omaggio al poeta Giorgio Caproni, accompagnando la lettura di una scelta di suoi versi dedicati alla natura, al paesaggio e alle piante, con l’esecuzione di canti tradizionali sopratutto dell’Appennino emiliano-ligure. Il tutto circondati dalla bellissima cornice delle piccole Dolomiti di Vallarsa.

Al Mart di Rovereto abbiamo inoltre potuto ammirare le opere d’arte futuristica di Balla e Depero che delineano una nuova poetica della natura, l’idea di un giardino futurista fatto di forme geometriche dai colori sgargianti. A partire da esempi di piante e fiori geometrizzati futuristi, questo percorso propone un itinerario di esplorazione di diverse modalità di rappresentazione del mondo botanico, attraverso gli alberi e i giardini di Willi Baumeister fino ai giardini pensili di Fausto Melotti.

Paolo Rumiz, giornalista di Republica e scrittore, ha poi letto tratti del suo libro dedicati al rapporto tra uomo e natura.

A conclusione dell’evento abbiamo seminato una piantina di biancospino, nel prato nei pressi del laghetto dei Poiani Vallarsa: un gesto simbolico per concludere questi giorni trascorsi a diretto contatto con la natura.

Insomma si è trattato anche e soprattutto di un viaggio nel tempo e nello spazio, per capire i modi diversi in cui artisti, scrittori, musicisti, scienziati hanno raccontato, e raccontano, il rapporto dell’uomo con le piante, il valore simbolico e linguistico che le piante hanno per noi umani.

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A proposito dell'autore

Marco

Viaggiatore per il mondo con oltre 100 nazioni visitate nei 5 continenti. La passione per i viaggi è accompagnata da quella per la fotografia. Fondatore e autore di NonSoloTuristi.it e ThinkingNomads.com

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