La magia dell’Alto Adige tra luoghi incantati e cibo da favola (1 parte)

Zussa zussa, hata hata

Ora la noia è passata!

Ritornate in vita, uomini grigi

E dateci i vostri servigi!

Per una notte la pietra sia rimossa

vogliamo uomini in carne e ossa!

Così recita la formula magica con cui le streghe, nella notte della Valpurga, risvegliano gli “Omini di Pietra”… Vi ho incuriosito? Tranquilli ora vi spiego tutto! Ma iniziamo dal principio.

Tutto inizia con la mia partecipazione a un viaggio davvero speciale, quasi magico direi: un weekend in Val Sarentino, ospite del Südtirol Alto Adige.

Venerdì: tempo di presentazioni e delle prime scoperte

Raggiungiamo in treno Bolzano e poi in stazione ci viene a prendere Uta, dell’ufficio stampa Alto Adige Marketing, nonché nostra guida esperta e appassionata.

Dopo un po’ di gallerie e tornanti, ideali per il mio mal d’auto, arriviamo al Bad Schörgau a Sarentino: hotel a conduzione familiare, con una lunga tradizione di bagni contadini e particolarmente attento al rispetto della natura senza trascurare il design…

Gregor Wenter, da vero padrone di casa, ci accoglie subito con entusiasmo e ci mostra la struttura spiegandoci la loro filosofia di “upcycling”: riutilizzo di materiali poveri, derivanti soprattutto dal mondo contadino, per produrre oggetti di arredamento e design di alto livello. Un esempio? Avete mai pensato di utilizzare vecchi rastrelli in legno per farne degli appendiabiti eco-chic?

Visitiamo poi l’area Spa e i bagni contadini con impianto Kneipp, saune, piscine riscaldate e un’ampia sala relax. Gregor ci svela che uno dei principi attivi più usati nei trattamenti al Bad Schörgau è il pino mugo della Val Sarentino: il “Pinus Sarentensis”, con spiccate proprietà terapeutiche.

Poi arriva il momento della cena: lo Chef Egon Heiss ci stupirà con la sua cucina innovativa ma sempre rispettosa della tradizione. I piatti sono tutti davvero gustosi ma mi colpisce particolarmente un primo: un risotto al pino mugo (ecco che ricompare ma questa volta lavorato diversamente) su speck croccante e polvere di pino mugo e pinoli… un sapore davvero particolare e delicato.

La serata prosegue fra i racconti di Uta e la presentazione del programma del weekend: “Sulle tracce di Pachler Zottl”, l’ultima strega del Tirolo, bruciata viva nel 1540.

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Sabato: seguendo Pachler Zottl dal luogo di accusa fino al carcere

Partiamo presto in pulmino e raggiungiamo la Baita Sarner Skiütte, da cui partirà la nostra escursione “Stoanerne Mandln”, i cosiddetti “Omini di Pietra” (eccoli che ricompaiono…): una passeggiata alla portata di tutti (dislivello di 250 m. e 1 ora e 50 di salita e 1 ora di discesa).

L’aria è frizzantina e il paesaggio che ci circonda è davvero molto bello: montagne, prati verdissimi, ruscelli… Qua e là spuntano “funghi matti” e piantine di mirtilli rossi: ne assaggio uno… è aspro, certo molto diverso dalla dolcissima marmellata che ho assaggiato stamattina a colazione (proprio a base di questi piccoli frutti rossi).

Già in lontananza scorgiamo le sagome degli “Omini di Pietra” avvolte nella foschia del mattino: l’atmosfera è davvero surreale, quasi magica…e lo è ancora di più una volta arrivati in cima!

Ci troviamo nel luogo esatto in cui fu processata e accusata di stregoneria la povera Pachler Zottl.

E i cosiddetti “Omini di Pietra” sono le numerose colonne, più o meno alte, costituite da pietre piatte in porfido (quindi rossicce) impilate una sull’altra, che si trovano sull’altipiano a 2300 m. s.l.m.

La loro origine è incerta e si pensa abbiano rappresentato un luogo di culto durante l’età della pietra, considerate le incisioni nella roccia e gli strumenti di pietra focaia rinvenuti nella zona.

E questa è storia… Invece le numerose leggende descrivono gli “Omini di pietra” come luogo misterioso in cui avvenivano le ridde delle streghe e in cui si celebravano orge sinistre e veri e propri atti di cannibalismo!

Ne approfittiamo per scattare qualche bella foto perché il paesaggio merita davvero e poi proseguiamo il nostro cammino lungo sentieri fra i boschi per poi raggiungere il Gourmet Hotel Auener Hof, dover pranzeremo. Si tratta di un ristorante “stellato” in cui assaggeremo piatti particolarissimi a cura dello chef Heinrich Schneider, abbinati a vini della zona selezionati sapientemente dalla sorella Gisela, sommelier e lontana parente di Pachler Zottl.

Un piatto che mi intriga particolarmente è l’infuso di muschio islandese legato con gallinacci e ricotta fritta del maso Erchbaum (più difficile da dire che da mangiare…): un consommé dal gusto delicato, che richiama i sapori e i profumi del bosco.

Il vino con cui è servito è un Alto Adige Valle Isarco Kerner della Cantina Köfererhof, che possiede le vigne più a nord d’Italia (quasi sullo stesso parallelo di Losanna per intendersi): piacevolmente fresco e sapido e di buona struttura, fruttato e con sentori aromatici.

Dopo pranzo ci trasferiamo al Castel Reinegg per una visita da brivido… Che vi racconterò nella Seconda Parte!

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Seconda parte del viaggio in Alto Adige di Valentina

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