L’estate se n’è andata da un pezzo, ormai. Chi mi legge dall’Italia sta già pensando a come coprirsi per difendersi dall’inverno che incalza. Dall’altra parte dell’Oceano, invece, c’è chi di freddo e cappotti ancora non ne vuole sentir parlare; mi trovo da qualche giorno a Santa Cruz, una graziosa cittadina della California affacciata sul Pacifico. Appena posate le valigie, mi dirigo subito verso la spiaggia.

Il lungomare si presenta nelle sue vesti migliori, ben lontano da quei colori sbiaditi che spesso la spiaggia assume fuori stagione. I bar continuano ad offrire happy hour e le terrazze si riempiono di musica ed allegria, con coppie che trovano l’entusiasmo di lanciarsi in un ballo anche in un normale lunedì pomeriggio di fine ottobre. Il divertimento prosegue sui classici campi da beach volley e, ancora, su delle coloratissime giostre con vista oceano, per quei bambini ancora troppo giovani per buttarsi su una tavola da surf e sfidare quelle onde, che fiere ed indomite arrivano ad infrangersi a riva.

L’acqua è fredda e sono pochi i temerari che si avventurano in un bagno gelato, i più si limitano a prendersi un assaggio d’oceano bagnandosi gambe e piedi per tornare, poi, a riposare sulla spiaggia, dove molti altri stanno facendo lo stesso. Pochi sono turisti, molti sono gli abitanti. Ho sempre pensato che abitare al mare fosse qualcosa di speciale. Un modo di andare oltre all’equazione  spiaggia uguale ombrellone-sdraio-asciugamano-crema solare. Sabbia che diventa quotidianità, e non eccezione, compagna di viaggio ed amica di ogni giorno.

E, così, la triste immagine della spiaggia d’autunno se ne va dalla mia mente, così come se ne sono andati i turisti che affollavano la spiaggia nei torridi pomeriggi estivi, prima di scoprire la sua natura più intrinseca.

Non lo sapevano, loro, che non appena se ne fossero andati sarebbe cominciata la magia. Quella vera.

 

Dove si trova Santa Cruz?

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