Sappiate che, prima di passare per Brescello, non conoscevo i romanzi di Giovannino Guareschi, o meglio, pur avendo visto parecchie volte i film da essi tratti non vi avevo mai prestato attenzione e ignoravo quanto fossero profondi e come rispecchiassero fedelmente la nostra società del dopoguerra.

È stato su consiglio di alcuni amici che, durante un fine settiana a Mantova, abbiamo deciso di fare una breve deviazione e visitare il paese reso celebre dall’accoppiata Peppone e Don Camillo. Già il paesaggio, avvicinandomi al piccolo borgo, era emozionante ed evocativo. Siamo in piena Pianura Padana, provincia di Reggio Emilia, in quella zona dolcemente bagnata dal fiume Po che mansueto si dirige verso la propria foce. Vaste pianure, quadrettate dai confini dei terreni coltivati, si alternano a lunghe strade rettilinee ombreggiate da piante e alberi.

Attraversato il Po ne costeggiamo per un tratto gli argini fino a raggiungere Brescello. Molti visitatori si aggirano per le vie del comune e noi giungiamo in piazza Matteotti, di fronte alla Chiesa di Santa Maria Nascente. Si tratta proprio della chiesa dove spesso Fernandel, nei panni del parroco romagnolo, parlava con il crocifisso che oggi è conservato ed esposto in una cappelletta a sinistra dell’ingresso.

Mancano poche settimane a Natale e di fronte alla chiesa si trova un grande abete addobbato e poco distante, immobile in cenno di saluto, c’è proprio Don Camillo col suo bronzeo ed eterno sorriso. Camminiamo verso di lui quasi ignorando il capannello di ragazzi davanti al municipio che si alternano per essere immortalati in compagnia del sorridente Peppone, che accoglie immobile i visitatori all’altro capo della piazza. Spostandoci alla ricerca del Museo di Peppone e Don Camillo lasciamo la piazza e raggiungiamo il carro armato comparso in una delle scene del film. Qui ragazzi e bambini si contendono la scena per farsi fotografare animando la piazza con risate ed un vivace vociare.

Quando la fame comincia a farsi sentire, arriviamo al ristorante ‘La Bottega’ per una sosta e per saziarci. Ottimi piatti di cucina emiliana ci stuzzicano il palato, ricette caserecce ma davvero gustose come l’uovo sodo con parmigiano ed aceto balsamico, le tagliatelle con il culatello e il guanciale con la polenta… è tutto buonissimo! Lasciata la taverna, ci dirigiamo fuori paese alla ricerca della Madonnina del Borghetto, per poi passare davanti alla “casa di Don Camillo”. Dall’altro lato del borgo si trova, sotto ad un portico, la celebre campana senza batacchio sotto cui Peppone rimase accidentalmente intrappolato. Proseguendo ancora raggiungiamo quella che fu la casa del famoso sindaco.

Più esterna al paese è la storica stazione ferroviaria, che si raggiunge camminando lungo viali alberati e che vale la pena visitare se si è vista la serie dei film. Per non sbagliarsi, ogni luogo saliente è indicato da un cartello che raffigura una paletta del ciak su cui c’è scritto: ‘Ciak si gira!’

Torniamo verso il centro per un’ultima passeggiata in piazza. Il viaggio è lungo e decidiamo che è giunta l’ora di rincasare, e mentre dico a me stesso che al più presto dovrò sicuramente rivedermi tutti e cinque i film della storica coppia, mi volto ancora una volta ad osservare i celebri amici/rivali che sorridenti si porgono un eterno saluto da un capo all’altro della piazza.

A proposito dell'autore

Sphimm

Alias Gian Luca Sgaggero: per hobby appassionato di viaggi fai da te, luoghi, tradizioni e culture lontane, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, di autentico e di vero in questo mondo che sempre più spesso somiglia ad un teatrino a misura di turista. Non importa dove, come o quando, l'importante è esserci e vivere fino in fondo!

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