E’ un piacere intervistare Alessandro Ceschi, classe ‘93, autore del blog Direzione Ovest dove racconta la sua esperienza negli USA come volontario dell’American Conservation Experience per la conservazione di ambienti naturali e per il miglioramento della loro accessibilità.

Alessandro, nel tuo blog racconti in tempo reale la tua avventura attraverso gli USA tra “ecologismo e peregrinazione fine a sé stessa”. Di che si tratta?

Il motivo ufficiale per cui sono negli States è il programma di volontariato a cui sto partecipando (e qui sta l’ecologismo), un punto a cui tengo moltissimo ma che, ovviamente, non è tutto. Avendo la possibilità di vivere qui, ogni piccola esperienza diventa parte del viaggio, della peregrinazione per l’appunto.

Sul tuo diario hai già annotato una “non proprio idilliaca” esperienza di couchsurfing, un incontro con i veterani di guerra, uno con gli indiani navajo e molti altri ancora. Qual è quello che ti ha trasmesso più emozioni?

Quelli che hai citato sono stati tutti incontri molto importanti, ma se devo sceglierne uno dico la conoscenza di alcuni ragazzi navajo. Spesso si parla di un’America giovane e priva di storia, ma questo solo perché non si pensa a ciò che c’era prima dell’arrivo degli inglesi: gli indiani d’America vantano secoli di cultura e tradizioni dal fascino avvolgente. I nativi navajo sono persone legate in modo speciale alla natura, con la quale mostrano un feeling che noi “civilizzati” abbiamo chiaramente perso. Centrale è poi per loro l’unione familiare: mi è capitato di vedere due fratelli parlare fra di loro in maniera così assorta che sembrava che stessero celebrando una funzione religiosa.

Con i tuoi racconti stimoli curiosità e interesse verso ciò che succede dall’altra parte del mondo. Quali sono invece le principali curiosità che gli americani hanno nei nostri confronti?

Sono stato solamente nell’ovest e qui, rispetto all’est, alla nostra Italia si guarda un po’ meno. Nonostante questo, alcuni mi hanno chiesto se c’è ancora la mafia, mentre tanti altri mi hanno interrogato su come si fa una buona pasta. Della nostra crisi si sa (e si chiede) abbastanza poco. Monti sembra un perfetto sconosciuto. Quando dico che abito vicino a Venezia, c’è, però, una domanda che sorge spontanea a tutti: “Ma è vero che sta affondando?!?”

Come è cambiato il tuo rapporto con la natura tramite l’esperienza che stai vivendo?

Già prima di partire amavo la natura ma non l’avevo mai vissuta come ora. Sono partito come un “topo di città” intenzionato ad immergersi del tutto in questa nuova esperienza, senza mezze misure. Durante i progetti ci alziamo all’alba e lavoriamo fino al tramonto; dopo la cena si fa un falò e poi si dorme: sono incredibili i benefici fisici che si ottengono seguendo il ritmo della luce solare! Inoltre, vivendo a stretto contatto con la natura, ci si dimentica in fretta (e volentieri) di comfort casalinghi, smartphone ed internet: la massima distrazione è un libro, ma di solito arrivo alla sera troppo stanco per leggere.

Che consiglio daresti a chi vuole partire come volontario dell’American Conservation Experience?

Ciò che serve lo riassumerei in una parola: flessibilità, mentale e fisica. Ci sono regole da rispettare, persone (tante e diverse) con cui convivere, spazi (stretti) da farsi bastare e, last but not least, c’è il lavoro (molto pesante). Non voglio scoraggiare nessuno, ma nemmeno far partire qualcuno con l’illusione che si tratti di un modo diverso di visitare l’America. È una grande esperienza ma come tutte le cose belle richiede un grande sforzo: per aspera ad astra!

Sei quasi giunto al giro di boa del tuo viaggio. Hai rimpianti? Ci sono cose che potendo rifaresti diversamente? 

Sono soddisfatto dell’esperienza vista nel suo complesso: l’ho affrontata con rispetto ed entusiasmo fin dall’inizio e le conclusioni che sto cominciando a tirare sono sicuramente positive. Niente rimpianti, se non quelli per aver mancato qualche foto: l’altro giorno c’è stato un tramonto stupendo ma stavo lavorando e non ho potuto immortalarlo…

A proposito dell'autore

Aritravelplan

Travel Planner per passione. Moglie e mamma adottiva di Calimero e Silente, viaggio da sola da quando ho 12 anni e voglio vedere tutto il mondo!

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