Per fortuna di nuovo il sole! Jericoacoara è un paese che si concilia male con la pioggia. Per oggi abbiamo programmato la seconda escursione in buggy. Partenza alle 9.30 dalla pousada con la nostra solita guida Jijù. Raggiungiamo subito un corso d’acqua e qui saliamo su una barca a remi. Il ragazzo che la guida ci indica i punti in cui è possibile ammirare i cavallucci marini. È la prima volta in vita mia che li vedo. Sono molto più grandi di quanto immaginassi, almeno dieci centimetri. Per mostrarceli meglio li raccoglie e li mette in un vaso di vetro.

Torniamo al buggy ma ci attende una brutta sorpresa: non da segni di voler partire, per cui ci tocca aspettare. Nell’attesa decidiamo di fare due passi oltre una piccola duna lì vicino e… meraviglia! Oltre questa duna si stende un’ampia spiaggia di sabbia bianca finissima. Quale miglior posto per rompere il buggy? Attendiamo per 40 minuti, ma Jijù non riesce a risolvere il problema. Quando arriva suo fratello si offre di accompagnarci per completare il nostro itinerario e arriviamo ad un punto dove, per l’attraversamento della laguna, è necessario imbarcare il buggy su una chiatta spinta a remi da alcuni ragazzi giovanissimi.

Tornati sulla terraferma raggiungiamo altri punti panoramici stupendi, situati sulle estremità delle dune. Il colore delle acque azzurre dei laghi d’acqua piovana si mescola al verde della vegetazione e ancora al bianco della sabbia delle dune. Fotografie che restano indelebili nella memoria! La meta di questo nostro tour è Tatajuba, un piccolo angolo di paradiso immerso in questo meraviglioso paesaggio. Qui troviamo alcuni ristoranti costruiti in legno sulle rive del lago. I tavoli sono posizionati sulla riva, così che si possa scegliere se mangiare tenendo i piedi immersi  nell’acqua. Anche le amache sono posizionate in modo tale che si rimane in parte immersi nell’acqua: una soluzione estremamente apprezzabile e rinfrescante.

In questo splendido contesto, per il pranzo, optiamo per un piatto di camarao alla griglia. Torniamo allo pousada, ma non prima di esserci goduti un po’ di emoçao tra le dune con il buggy. Purtroppo è l’ultimo giorno in Brasile di Tiziana e dobbiamo tornare perché lei possa prepararsi la valigia. Abbiamo però ancora il tempo di allietarci con l’ultimo tramonto dalla duna di Jeri! In più stasera c’è un risvolto inatteso: non appena tramonatato il sole, le persone, invece di seguire il normale percorso per scendere, iniziano a lanciarsi in corsa dalla parte più ripida. C’è chi rotola, chi salta, chi corre e noi, ovviamente, non vogliamo esimerci dall’unirci a questa esaltante discesa. Per l’ultima cena tutti e tre insieme, scegliamo un ristorante italiano in Rua do Forrò, Lo Sfizietto. Questo è un posto che raccomando: dopo 17 giorni senza pasta, la mia voglia viene saziata da un enorme piatto di spaghetti perfettamente cotti al dente e conditi con un’ottima salsa di formaggi e prosciutto. Anche la carne che ordina Cesco è divina.

La mattina seguente, alle ore 7, lasciamo Jericoacoara iniziando quello che sarà il nostro lungo e movimentato percorso verso i Lençois Maranhenses. Con quello che loro chiamano 4×4, percorriamo il primo tratto di strada che collega Jericoacoara e Camouncin. Per raggiungere Camouncin saliamo tutti, 4×4 compresa, su una chiatta, questa volta a motore, per oltrepassare il fiume che ci divide dalla città.

Una volta a Camouncin scopriamo di avere due ore di tempo prima che la navetta parta per Parnaiba, quindi decidiamo di andare a prelevare e fare un giro per la città con Cristiano, un ragazzo italiano conosciuto la mattina stessa. Entriamo nella prima agenzia di viaggi che troviamo per vedere se riusciamo a risolvere il problema del volo Sao Luis – Salvador, e qui devo dire che la fortuna ci assiste: l’agenzia in cui entriamo è la stessa con la quale era in contatto l’agenzia di Jericoacoara alla quale ci eravamo rivolti, e la ragazza con la quale parliamo è quella che ci ha riservato i posti sul volo che però noi non eravamo riusciti a pagare. Problema risolto: le diamo i soldi in contanti, che finalmente abbiamo potuto prelevare, e i tanto agognati biglietti sono nelle nostre mani. Torniamo nella piazza dove, alle 12, parte la nostra navetta per Parnaiba. L’aspetto curioso è che questa navetta non fa soste prefissate, ma passa direttamentea a prendere le persone a casa! Inutile dire che i tempi si dilatano e che finiamo il tragitto in circa 25 in un mezzo da 15 persone. Scendiamo intorno alle 16 al porto di Parnaiba e qui scopriamo che per oggi non partono più barche in direzione di Tutoia. Dal momento che non vogliamo fermarci lì la notte causa eccessivo ritardo sulla nostra tabella di marcia, proviamo ad insistere con la ragazza dell’agenzia di viaggi. Per fortuna altre quattro persone, due coppie brasiliane, hanno il nostro stesso problema e alla fine la spuntiamo: alle 16.30 partiremo con una barca che porterà noi sei a Tutoia e l’indomani mattina una 4×4 ci porterà a Caburè (totale costo a persona di barca + 4×4: 130 reais) . L’imbarcazione sulla quale compiamo la traversata di sei ore del delta del Parnaiba è una sorta di mini peschereccio abbastanza malridotto. Il viaggio che facciamo ha però un grandissimo fascino, soprattutto per la parte di tragitto fatto con la luce del tramonto sul tetto di latta della barca e il tratto percorso in notturna che ci regala l’incanto di un fantastico cielo stellato.

Arrivati a Tutoia veniamo accompagnati dal barcaiolo alla pousada “Palace Hotel” (80 reais a notte). Scopriamo subito di dover condividere l’enorme stanza assegnataci con ranocchiette, scarafaggi e un numero non quantificabile di formiche. Ma siamo pronti anche a questo e il sacco a pelo, questa volta, si dimostra indispensabile! Usciamo a cena ma l’unico locale aperto è una pizza al taglio nella quale mangiamo due terribili tranci di pizza. Seguendo la musica ci spostiamo poi nella piazza principale dove una decina di persone del posto ballano il forrò. Torniamo alla pousada pronti ad affrontare la notte con i nostri compagni di stanza.

Dove si trova Tatajuba?


Leggete la 7a parte del viaggio in Brasile ->

 

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: