L’accoglienza del Paese del Sol Levante non è un caloroso abbraccio o una pacca sulla spalla, bensì un educato saluto, con cui ci viene porto un sofisticato biglietto da visita. È così che si presenta il Giappone dandoci il suo benvenuto.

L’antica cittadina di Takayama è la nostra prima meta dopo aver visto Tokyo di sfuggita a bordo di uno shinkansen (il treno ad alta velocità giapponese). Arriviamo in città in serata e trascorriamo la notte nella gelida foresteria di un tempio, pregando che la stufetta del monaco non si spenga.

takayama

Al risveglio rimaniamo incantati alla vista della città rivestita da un manto di neve fresca. La città sembra essere tornata indietro di centinaia di anni: i monaci si affrettano a spazzare gli ingressi e le botteghe fanno affari d’oro vendendo il sake a chi cerca di scaldarsi. Esploriamo la cittadina e la sera, dopo aver immerso i nostri piedi stanchi in una fonte termale, sperimentiamo pietanze sconosciute in un ristorante dove nessuno parla inglese. Colto il nostro imbarazzo, la rumorosa e allegra compagnia di avventori al tavolo accanto decide di farci provare i loro piatti e così, fra cibo delizioso e improbabili conversazioni in nippo-italo-english, scopriamo il volto gioviale del Giappone, nascosto dietro al formalismo e alla precisione.

Il viaggio procede veloce a bordo dello shinkansen verso Kyoto e il primo impatto con l’antica capitale imperiale è un po’ scioccante dopo la quiete di Takayama: davanti a noi si staglia un’enorme metropoli, che in ogni angolo nasconde tesori ricchi di storia. Sono i primi giorni dell’anno e per le strade molti giapponesi sono vestiti in abiti tradizionali: uomini e donne con indosso il kimono e le buffe calzature che abbiamo imparato a conoscere grazie ai cartoni animati. Le lanterne rosse sono ad ogni angolo e la sera tutto si illumina, facendoci vivere il contrasto tra le due anime del Giappone: la modernità e la tradizione.

Kyoto 1

Kyoto è una capitale dai diversi volti, quello dei suoi centri commerciali, in cui i dolci sono confezionati come gioielli, e quello dei mille templi, affollati dai fedeli festanti. Kyoto è il silenzio del suo bosco di bambù e i suoi pullman affollati, i giardini zen e i bagni ipertecnologici. Ma ancora prima di poterne comprendere i contrasti siamo di nuovo in viaggio alla volta di Hiroshima.

Arrivando, nella mente si affacciano immagini di guerra e devastazione. Eppure la città è tranquilla e pare non recare traccia del suo doloroso passato, fino a quando non si arriva a Genbaku Domu, la cupola della bomba atomica, lugubre scheletro di quel che è stato. Da lì si inizia ad avanzare lentamente, in silenzio, soffermandosi davanti alla fiamma della pace e infine entrando nel Peace Memorial Museum, negli occhi gonfi di lacrime le immagini di quel passato recente, non si può evitare di pensare “mai più!”.

Con l’animo pensieroso ci avviamo verso una perla del Giappone tradizionale: l’isola di Miyajima. La vista del suo torii (l’architettura tradizionale a porta) rosso ci dà il benvenuto e il santuario sembra galleggiare tra le onde del mare. La cittadina pullula di suggestivi scorci mentre tutti fotografano i cervi in libertà e assaggiano specialità gastronomiche locali. Un rilassante bagno in un onsen (fonte d’acqua calda) e una gita fino al monte Misen per ammirare il panorama dalla cima coronano il nostro soggiorno e ci preparano per la prossima meta: Tokyo.

miyajima

La capitale sorprende e conquista: la folla che si riversa nell’incrocio di Shibuya, ma anche il Palazzo Imperiale, il Mercato del Pesce nelle prime ore del mattino e la città dell’elettronica. La città è un dedalo di linee metropolitane, dove i giapponesi si affollano nelle ore di punta e dove convivono lolite-dark, seriosi impiegati in giacca e cravatta e statue dedicate ai cartoni animati.

Tokyo è da gustare in piedi, con una bollente tazza di soba acquistata al mercato, o passeggiando con un gelato italiano in un angolo di Europa a Omote-Sando. Tokyo è il maestoso Fujiyama, talmente bello da meritare una visita da vicino, nella cittadina di Hakone dove il monte si specchia nel lago.

Il ritorno si avvicina, ma c’è ancora tempo per un’ultima ciotola di ramen e per salutare con un bicchiere di sake il paese del Sol Levante.

A proposito dell'autore

Francesca Patatofriendly

Viaggiatrice per passione e mamma appassionata (e un po’ incasinata) cerca di mettere ordine nei suoi pensieri (anche) scrivendo un blog, di viaggi ma non solo.

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