Ero in India da sei mesi e il mio visto stava per scadere. Dovevo uscire dal Paese per rinnovarlo. Potevo andare in Sri Lanka, in Tibet o in Nepal, e nel giro di un paio di giorni sarei stato di nuovo nel subcontinente indiano, alle prese con folle dilaganti, caldo soffocante e scritte incomprensibili. Invece sono andato fino in Tailandia per un semplice motivo: ero stanco, stressato, e volevo prendermi un mese di vacanza per fare il turista. Niente arte, o cultura, o crescita personale. Solo un mese di stupido turismo tra spiagge, feste, ristoranti e locali.

Se si arriva in Tailandia in aereo il visto turistico di un mese è gratuito. Dopo un’intensa tappa a Bangkok, città sfolgorante e mecca dei saccoapelisti, sono arrivato in autobus fino a Surat Thani, sul Golfo di Tailandia, e da lì un grosso motoscafo mi ha portato fino a Koh Samui. Bel posto, bel mare, belli i bungalow sulla spiaggia, ma non era quella la mia meta.

Con un’altra imbarcazione veloce sono arrivato alla prossima isola: Koh Phangan, l’isola su cui ogni mese si tiene la festa della luna piena, il Full Moon Party. A differenza di Koh Samui, dove tutto è più o meno a portata di mano, a Koh Phangan bisogna talvolta affrontare notevoli distanze per arrivare dove si vuole. Gli autobus scoperti non partono prima di essere relativamente pieni di passeggeri, cosa che può durare anche parecchio tempo, e una ragionevole alternativa sono i moto-taxi. Ma il mezzo d’eccellenza per scorrazzare impunemente sull’isola è lo scooter. Non che sia sempre il più sicuro: a causa di buche e tratti sconnessi – e di una sfortunata combinazione con alcol e droghe – ogni tanto qualche viaggiatore riemerge in spiaggia portando sul corpo e sul volto i segni di una rovinosa caduta.

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Io avevo preso un bungalow a Baan Kai, una spiaggia pressoché deserta, e con lo scooter preso a noleggio mi spostavo liberamente tra una festa e l’altra, tra il food market e i negozi della catena  7/11 aperti 24 ore su 24, tra il Serenity Bar della mia amica Mey e il Sunset Bar, su un promontorio da cui vedere il tramonto insieme ad altri visitatori sdraiati sui cuscini e avvolti dal fumo di mariuana. Dopo qualche giorno è arrivato il Full Moon Party e io naturalmente mi ci sono fiondato insieme ai nuovi amici incontrati da poco. La festa si svolge a Ban Tai, lungo un paio di chilometri di spiaggia su cui i vari locali fanno sfoggio di musica elettronica ad alto volume e secchielli colmi di superalcolici. Durante l’alta stagione raccoglie svariate migliaia di festanti. Si balla, ci si diverte, e alle prime luci dell’alba si fanno i conti con facce sconvolte, scarpe inghiottite dalla sabbia e mezzi di locomozione parcheggiati in angoli oscuri lontani da ogni utile memoria.

Ben presto ho cominciato a preferire gli angoli più discreti e selvatici dell’isola, come le cascate celate nel cuore della sua giungla, o le spiaggetta dove si tenevano feste per non più di cinquanta o sessanta persone. Ho collezionato tramonti solitari e albe affollate di gente, cene a base di pesce e aperitivi annaffiati da birra Singha. Pensavo di conquistare l’isola, invece ne stavo venendo inghiottito.

Un giorno sono uscito con il motorino per fare colazione. Sono entrato in un 7/11 per comprare qualcosa da mangiare e ho trovato un ragazzo con l’aria persa davanti al frigo dei gelati. Mentre raccoglievo le mie cose lo spiavo, cercando di capire se tentasse di riconoscere i prodotti nel frigo o l’immagine riflessa dal vetro. Poi ho raggiunto i miei amici e ho passato una splendida giornata tra spiaggia, mercato del pesce, bar e biliardi. Al ritorno mi sono fermato nello stesso negozio visitato al mattino. Davanti al frigo dei gelati c’era ancora lo stesso ragazzo. Gli ho comprato un gelato e gliel’ho messo in mano, invitandolo a sedersi per mangiarlo e riposarsi. In fondo dovevo ringraziarlo per avermi fatto capire che anche per me era ora di ripartire.

Dove si trova Koh Phangan?


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A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l'astronauta.

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