Little Italy, il celebre quartiere di New York divenuto un simbolo dell’immigrazione italiana nel Nuovo Mondo, sta scomparendo. A darne l’allarme è stato di recente il New York Daily News, ma il processo è in corso da tempo e non sembra affatto in procinto di arrestarsi.

La causa più evidente è ironicamente coincidente con la grande popolarità che il quartiere di italo-americani si era conquistato con il tempo: sempre più divi, artisti, uomini d’affari e arricchiti di vario genere cercano un’abitazione alla moda in uno degli angoli più pittoreschi della Grande Mela. Questo ha portato ad un innalzamento degli standard economici della zona, gli affitti sono aumentati, i piccoli negozietti hanno fatto posto a boutique di marca e ora il carattere tipicamente italiota del quartiere sta scomparendo.

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La città di New York ha visto un grande flusso migratorio proveniente dall’Italia a partire dalla seconda metà dell’ottocento. Tra il 1860 e il 1880 68,500 italiani si trasferirono nella Grande Mela e il numero salì a 391,000 nel 1920. Interi quartieri vennero presi d’assedio dalle nostre usanze e tradizioni, dai ristoranti e dalle botteghe di sartoria. Little Italy si trova nella parte bassa di Manhattan – il lower-end – tra i sobborghi di Canal Street, Bleecker, Lafayette e Bowery. Non solo nei primi decenni del novecento era già stata completamente italianizzata, ma ogni gruppo regionale si era insediato in un preciso angolo del quartiere: i settentrionali lungo Bleecker Street, i genovesi avevano preso Baxter Street e i siciliani erano soliti riunirsi a Elizabeth Street.

Qui sono nate molte catene di ristoranti italiani che hanno poi esteso il loro successo sul mercato nazionale e il Lombardi’s, locale aperto da Gennaro Lombardi nel 1896 in Spring Street, fu la prima pizzeria degli Stati Uniti. Qui si sono svolte gran parte delle lotte spietate tra cosche criminali per il dominio del territorio: i boss che dovevano scomparire dalla circolazione in Italia venivano mandati a New York, dove avevano la possibilità di rifarsi un nome, mentre altri nascevano e crescavano qui, dando vita alla nuova generazione di mafia italo-americana.

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Ben presto sarà tutto un vago ricordo. Nel 2000 a Little Italy c’erano 44 italiani nati in patria, oggi non ce n’è più nemmeno uno. L’arrivo di residenti degli strati sociali più agiati ha fatto salire gli affitti alle stelle, costringendo alla chiusura locali storici come La Bella Ferrara, il cui affitto è passato da 7,000 dollari a 17,000 in due anni. I proprietari dei palazzi non aspettano altro che liberarsi dei vecchi locatari per fare posto ad altri appartamenti alla moda e insistere con questa specualazione immobiliare.

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Nulla è per sempre, questo è chiaro, e forse Little Italy non esisteva più già da tempo, da quando i primi italiani si sono spinti in altre aree residenziali – Bronx, Brooklyn, Staten Island – e i ristoranti regionali hanno ceduto il terreno a catene omogenee e negozi di articoli contraffatti made in china. Ora, però, non sembrano più restare neanche le apparenze. “I turisti entrano nel mio negozio – ha confidato un commerciante al giornalista del Daily News – e mi chiedono da che parte sia Little Italy, e io non posso che rispondergli che ci sono già.”

 

A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l’astronauta.

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3 Risposte

  1. Biagio Della Malva

    Salve ! io ero li nella Little Italy gia’ nel lontano 1994, allora China Town stava gia’ erodendo territorio alla piccola ma vivace Lillte Italy. Ci sono arrivato in taxy cercando di mangiare un piatto decente dopo tanto “fritto”, in mezzo alla strada c’era una signora molto anziana seduta su una sedia e cantava in italiano, un dialetto del nostro sud. Mi sono fermato a fare due chiacchiere con lei, poi salutandola mi ha chiesto dove avessi posteggiato la macchina e che comunque come italiano io li non avrei dovuto preoccuparmi di nulla. Una scena che mi e’ rimasta impressa, assieme alle varie vetrine con busti di Mussolini e altri cimeli…anche questo e’ ormai solo un pezzo d’antiquariato.
    Complimenti per Vs servizi, ciao !

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  2. Flavio Alagia
    Flavio Alagia

    Grazie, Biagio, per aver condiviso questo ricordo con noi. Era da tempo ormai che Little Italy non era altro che un fenomeno turistico, ma era forse ancora uno di quei posti dove un italiano poteva sentirsi in patria all’estero. Peccato. D’altronde nulla dura in eterno…

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