perini3Sergio Perini è un medico psicoterapeuta, ma è anche un esperto agopunturista che deve la sua competenza a un’intensa opera di studio e approfondimento in alcune delle più prestigiose università della Cina. Una combinazione che collega due pratiche molto differenti della medicina, quella tradizionale orientale e quella occidentale, che per molti anni sono state considerate inconciliabili a causa dei presupposti teorici contrastanti su cui vertono. Eppure il dottor Perini ha saputo individuare ciò che lega indissolubilmente le due pratiche e ne ha fatto il filo conduttore della sua analisi: l’uomo, il suo benessere e i mali da curare.

Dal 1990 Sergio dirige l’Unione Medici Agopuntori Bresciani, con cui organizza convegni e congressi sull’argomento, e dal 1999 è coordinatore didattico di un corso di perfezionamento in agopuntura presso la facoltà di medicina di Brescia. Di recente ha pubblicato un libro con Armando Editore, “Un medico in Cina”, il racconto di un viaggio conoscitivo nelle pieghe della medicina tradizionale cinese e nella cultura di un Paese immenso che vive spesso su contraddizioni eclatanti, ma senza mai abbandonare del tutto la spiritualità che ne permea la vita e i comportamenti.

Come è nato il tuo interesse per la medicina tradizionale cinese?

Ancora  studente in Medicina mi sono avvicinato alla Medicina Tradizionale Cinese perchè stimolato dalla mia curiosità culturale a fronte degli stretti paradigmi scientifici della Medicina ufficiale di tipo prettamente organicistico. La Medicina Tradizionale Cinese nasce da paradigmi scientifici assolutamente diversi all’interno dei quali non esiste la dicotomia culturale tra Mente e Corpo ma li unifica a priori portando l’attenzione ad una visione olistica del rapporto Medico-Paziente.

Quando hai visitato l’Oriente per la prima volta?

Il mio primo viaggio è stato nel 1991 entrando in Cina da Hong Kong. L’impatto è stato molto forte e mi ha dato un senso di straniamento rispetto ad una Cultura Altra ricca di contraddizioni: Taoismo e Bubbismo posti in contrapposizione ad una economia di mercato sempre più esasperata negli anni successivi.

Che rapporto hai avuto con i medici cinesi?perini1

Il rapporto professionale tra noi medici occidentali e i medici cinesi è stato sempre improntato al massimo rispetto e interazione, considerando i limiti linguistici. Nessun collega ha messo in atto atteggiamenti di non collaborazione e tutti hanno sempre messo a disposizione le loro conoscenze scientifiche. Capitava che a fronte di domande scientifiche per loro non comprensibili concludessero il dibattito con risposte evanescenti. Di fronte a queste difficoltà ci è sembrato corretto glissare il problema nel rispetto del “mianzi”[letteralmente “faccia”, ma nella cultura cinese indica una pratica comportamentale che evita all’interlocutore di affrontare situazioni imbarazzanti].

Come vedono la medicina occidentale i medici che in Cina praticano quella tradizionale?

Come scrivo nel mio libro, gli studenti di medicina in Cina studiano i primi 3 anni gli stessi argomenti di base, mentre nel biennio successivo il 50% studia la Medicina Occidentale ed il 50% la Medicina Tradizionale Cinese (Agopuntura, Fitoterapia, Moxibustione, Coppettazione, Tui Na). La cosa sorprendente e straordinaria è che, una volta laureati, i medici cinesi di formazione diversa collaborano tra loro con par condicio e nel massimo rispetto reciproco, ben conoscendo le indicazioni e i limiti di ogni tipo di approccio medico.

Come vedi la commistione tra spiritualità e materialismo in Cina?

Mi pare che lo stato centrale, pur controllando i vertici delle varie religioni presenti sul suo territorio, permetta alla popolazione di esprimere liberamente la propria spiritualità nei vari templi buddisti e taoisti, nelle varie chiese cattoliche e protestanti e nelle diverse moschee. Rimane aperto il grave conflitto con il Dalai Lama tibetano e i mussulmani delle aree centro-asiatiche per meri interessi economici e politici.

Agopuntura - Photo di marniejoyceIn Cina hai visitato molte università prestigiose: che impressione ne hai avuto?

Ho visitato le Università di Guangzhou, Beijing, Tianjin, Nanjing, Shanghai. In tutte ho rilevato grande impegno sia didattico che di ricerca, oltre che clinico. Vi è la presenza sia di studenti che di docenti di tutto il mondo, dimostrando con ciò un’apertura culturale di grande spessore. D’altra parte molti studenti cinesi (figli della nomenclatura?) ormai da anni possono frequentare Università Occidentali nella logica dell’acquisizione di elementi propri della Cultura Occidentale.

Hai qualche consiglio per i giovani interessati a intraprendere degli studi nel settore della medicina tradizionale cinese?

Sicuramente la Medicina Tradizionale Cinese può offrire nuovi spazi professionali per i giovani medici. Il problema italiano è “chi forma chi?” e “chi controlla chi?”. Ad oggi non esiste una normativa di legge che dia certezze sulla formazione. Pertanto esistono Associazioni di Medici Agopuntori o alcune Facoltà di Medicina che offrono corsi post laurea di formazione su questo tema. Altro problema è la mancanza del riconoscimento formale di questa formazione con impossibilità di creare posti di lavoro pubblici in strutture pubbliche. Pertanto la Medicina Tradizionale Cinese è praticata quasi esclusivamente in regime privato salvo alcune rare eccezioni.

A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l'astronauta.

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