E’ considerata la strada più bella del mondo. E a parte la solita questione di gusti, è assodato che la Highway 1 sia davvero un tragitto spettacolare non fosse altro che per l’immensità degli spazi tipica dell’America, dove tutto è grandioso e monumentale.

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Sono tornata in California tre anni dopo la mia prima esperienza sulla West Coast con l’intenzione di rimediare a un enorme vuoto: è vero che non si conosce la California se prima non ci si concede un contatto ravvicinato con la natura come solo il Big Sur può offrire in tutta la sua immacolatezza. La Highway 1 è la strada che lambisce l’Oceano Pacifico, inerpicandosi da San Diego fino a San Francisco ed oltre. Bellissima in ogni angolo, portentosa nel tratto che va da San Simeon a Carmel quando si addentra nel ventre di quello che è solitamente indicato come il Big Sur, un luogo senza confini definiti, uno stato dell’anima che rapisce i viaggiatori con le sue nebbie improvvise, le scogliere a picco sull’oceano, il verde fitto dei boschi.

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Novanta miglia di curve fanno di questa strada – inusuale e “pericolosa” per gli standard statunitensi, tanto che gli abitanti del posto non mancheranno di sommergervi di accorate raccomandazioni – una delle più scenografiche al mondo, non solo per i paesaggi ma anche per gli straordinari incontri che è possibile fare lungo la via: i condor che volano in alto sulla vostra testa, le balene che a seconda delle stagioni solcano le fredde acque del Pacifico, i leoni marini sulle spiagge, le farfalle monarca che stazionano qui ad ottobre prima di riprendere il loro viaggio dal Messico verso nord.

Per vivere profondamente l’esperienza del Big Sur l’ideale è soggiornare in questo tratto di terra ancora vergine, dove l’energia elettrica è arrivata solo alla metà del Novecento e le poche costruzioni sono immerse nel fitto della vegetazione. Un luogo dove il tempo pare si sia fermato e che proprio per questo è stata fonte di ispirazione per musicisti e scrittori. Come Jack Kerouac, ad esempio, che ha intitolato un suo romanzo proprio “Big Sur”.

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Gli alloggi sono poco numerosi e nei periodi di alta stagione occorre prenotare in largo anticipo per godere appieno dell’atmosfera. La soluzione più semplice ed economica è offerta dai campeggi, ma chi è alla ricerca di un ambiente riservato e molto new age può provare a contattare l’istituto Esalen, un rifugio molto esclusivo fondato nel 1962 e amato dalle star dove è possibile frequentare workshop sulle discipline olistiche.

Se non avete l’opportunità di alloggiare direttamente nel cuore del Big Sur vi consiglio caldamente di organizzare bene i vostri trasferimenti in modo da far rifornimento prima di inoltrarvi (non troverete distributori lungo il percorso) e di viaggiare sempre con la luce: dopo il tramonto le strade rimangono al buio,  la nebbia scende impenetrabile e, oltre a rischiare per la vostra incolumità, vi perdereste colori ed emozioni dei paesaggi per cui questo tratto di strada è famoso.

A proposito dell'autore

Clelia Coppone

Il mio primo vero viaggio fu a 16 anni. Andai a Parigi dalla Sicilia con mezzi di fortuna: in treno fino a Torino e poi in pullman. Eppure quella faticaccia non mi ha fatto passare la voglia di partire. Acrobata del bagaglio a mano, in viaggio non posso fare a meno della macchina fotografica e di un mucchio di guide. Giornalista professionista, appena posso mi dedico allo yoga e al Pilates.

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