Il fiume Kunene prende velocità e scalpita nel suo letto scontrandosi con le rocce smussate, saltando infine per decine di metri e producendo lo spettacolo naturale delle cascate Epupa. Il fragore dell’acqua, che copre ogni altro suono, è quasi un grido di stupore emesso da milioni di gocce, divise all’improvviso in canali scavati nella montagna da un moto perpetuo. Piccoli arcobaleni compaiono tra la vegetazione arruffata, per incoronare la bellezza d’un luogo ancora incontaminato.

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Estremità settentrionale della Namibia, confine naturale e amministrativo con la tormentata Angola, è proprio questo Stato che ci guarda in faccia appena oltre le cascate, ma i nostri occhi non registrano alcuna differenza, come non vi è mai stata per gli Herero e gli Himba, le popolazioni dagli usi e costumi così lontani tra di loro che convivono in questa collinosa regione, il Kaokoland. Per raggiungerla abbiamo viaggiato su gibbose strade sterrate, lasciando in pegno le sospensioni dei fuoristrada e le nostre vertebre cervicali, chiedendoci se tanto disagio sarebbe stato ricompensato.

Isolata dal grande traffico, solo uno sparuto gruppo autoctono vive in questa zona occupandosi anche della poca ricettività turistica. Le giornate sono scandite dal ciclo naturale che alterna le ore del giorno a quelle della notte e tutte le attività trovano la loro collocazione in questo ordine ancora inalterato. Sul far della sera, quando l’aria rinfresca, gli abitanti lasciano le loro spartane abitazioni per camminare attorno a questo grande cratere, attardandosi nei laghetti naturali formati da copiosi schizzi d’acqua. Le donne fanno il bucato, gli uomini si lavano esibendo fisici scultorei in una nudità priva di pudore.

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Nell’ora dorata del tramonto, quelle piscine risultano davvero invitanti e la tentazione di immergersi è forte, ma il monito dei cartelli raffiguranti coccodrilli fa prevalere il buon senso e prendere la più saggia decisione di dedicarsi solo all’estasi contemplativa. Arroccati su uno strapiombo assistiamo al rito del sole che scende: la Natura mette in scena un grandioso spettacolo di luci e colori che spinge più in fondo nell’animo il seme del Mal d’Africa. Un’umidità copiosa si spande nell’aria, bagnando la pelle e i vestiti; la spuma dell’acqua sul fondo emerge dal vapore e rende onore al nome originale di questo luogo, esteso oltre 1,5 chilometri: epupa, in lingua herero, significa “schiuma”.

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La luce si affievolisce e il nero cala sulla vegetazione e sui sentieri. Solo il rumore dell’acqua è costante. Una coltre di stelle, fitte e inesauribili, prorompe tra i rami spogli dei baobab, creando l’ottica illusione di esservi incollate. Senza torcia bisogna affidarsi all’istinto e alla buona sorte, imparando velocemente a compiere passi rischiarati solo dalla luce dubbia della luna. Il paesaggio si tinge di blu e il fiume riflette l’argento dell’astro notturno.

Attorno a un falò la notte diventa meno lunga e lo spirito si prepara ad assistere alla rinascita del sole. Scalando le alture quando il lieve chiarore dell’aurora si fa strada all’orizzonte, cercando la migliore angolazione su degli spalti naturali, l’alba africana apre a un nuovo giorno e, sullo scorrere indomito di litri d’acqua dolce, seduti su pietre dalle nuances fiammeggianti, si ha la certezza d’aver percorso tanta strada per uno spettacolo sempre unico.

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Come arrivare: da Windhoek andare in direzione nord verso Opuwo; da Opuwo seguire per Okongwali e da qui Epupa Falls. Strada percorribile con automezzi alti.

Dove dormire: campeggi spartani; il camping pubblico è gestito dalla comunità locale, mentre l’Omarunga Camp è dato in concessione a un’agenzia tedesca che organizza anche escursioni e visite a un villaggio himba della zona.

A proposito dell'autore

Barbara Oggero

Per smentire la reputazione di “bôgia nen” dei piemontesi, viaggio da quando ho memoria e appena posso parto alla scoperta del mondo con la macchina fotografica, un quaderno per gli appunti e la curiosità verso tutto ciò che incontro e mi circonda.

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