Quando il sole raggiunge lo zenith e annulla le ombre, la trasparenza dell’alabastro prende consistenza, ma è solo un effetto ottico dovuto al candore splendente della roccia. Alte e bianche, le scogliere della costa nord-occidentale della Francia sono gemelle delle dirimpettaie inglesi: pareti scoscese, frutto di una traumatica separazione geologica, si allungano per circa 120 chilometri da Dieppe fin oltre Étretat, regalando al visitatore uno spettacolo naturale, indomito e bellissimo.

Costa-d'Alabastro-Etretat-Aiguille

Falesie dalla superficie a scaglie, con spuntoni e rientranze come maschi e femmine a cui difetta l’incastro. Lambite dalle maree del Canale della Manica e sferzate dal vento del nord anche durante la stagione più calda, assaporare quell’aria apre i polmoni e ritempra. Un’aria di mare così densa e potente che si percepisce pure nelle migliaia di fotografie e nei dipinti di pittori famosi come Monet e Courbet, ma ammirarle dal vivo è comunque una sorpresa, soprattutto a Étretat dove assumono le forme più bizzarre e note.

Dal lungomare del piccolo villaggio normanno, la cui economia si regge soprattutto sul turismo, lo sguardo accoglie in una panoramica sia l’Arco della Manneport che la falesia d’Aval, con la vicina guglia Aiguille. Rocce intagliate dalla mano del tempo e battezzate dalla fantasia umana, il cui biancore brilla nel sole, mentre l’incombere transitorio di nuvole scure ne accentua soltanto l’esclusiva bellezza.

Costa-d'Alabastro-Etretat-Falesia-dAval-e-Aiguille

Dalla spiaggia di ciottoli dove i bagnanti più audaci sfidano le onde e i surfisti le cavalcano, la vista delle falesie non rende la loro reale altezza: è solo incamminandosi per un sentiero, definito dall’incedere costante di mille e mille piedi tra l’erba fitta, che si raggiunge la loro sommità e si prende coscienza del luogo e delle dimensioni. Saliamo in processione tra la gente di ogni età, in mezzo a bambini che sfuggono dalle mani di genitori allarmati e a curiosi fermatisi a ogni piè sospinto per guardarsi attorno e scattare immagini. La fila si blocca ed è l’occasione per sorpassare, oppure per recuperare fiato con nonchalance prima di arrivare in cima e assaporare il vuoto appena un passo più avanti.

Costa-d'Alabastro-Etretat-Arco-della-Manneport

Un tuffo di quasi cento metri e, nel guardare il blu sottostante, seguendo il planare dei gabbiani, un senso di vertigine fa girare la testa e ritrarre lentamente; solo i più arditi, sprezzanti del pericolo e della sorte, si insinuano tra i fendenti nella roccia e raggiungono speroni isolati, cercando e assaporando brevi istanti di pace, lontani dalla calca di gitanti chiassosi. In un gioco senza senso di “nota le differenze”, la sensazione di esser dentro un dipinto di oltre un secolo è forte, perché il tempo qui scorre più lentamente e non vi è percepibile differenza tra quel che videro i Maestri e vedono oggi i nostri occhi. Solo la mano dell’uomo ha saputo modificare il panorama, mimetizzando la propria opera con esso. Sulla sommità della falesia di Fécamp, raggiungibile a piedi lungo un sentiero impervio quanto una Via Crucis, i bunker nazisti della Linea Atlantica sono diventati tutt’uno col panorama. È da seduti su questi blocchi di cemento armato che si gode un tramonto rilassante, lontani dal rumoreggiare della folla, perdendosi nei colori finalmente caldi della pietra e soffermandosi a osservare l’orizzonte sfumato in una nebbiolina impenetrabile che sa di vento, di mare, di Nord.

A proposito dell'autore

Barbara Oggero

Per smentire la reputazione di "bôgia nen" dei piemontesi, viaggio da quando ho memoria e appena posso parto alla scoperta del mondo con la macchina fotografica, un quaderno per gli appunti e la curiosità verso tutto ciò che incontro e mi circonda.

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