Non esiste quasi angolo a Città del Capo, nella provincia sudafricana dell’Eastern Cape, da cui non sia visibile il massiccio montuoso che abbraccia la città. Table Mountain, la montagna piatta, è sovrastata da una superficie piana lunga circa tre chilometri ai cui lati si ergono le cime note come Devil’s Peak e Lion’s Head. L’altezza massima raggiunta da questa superficie è di 1.086 metri sulla superficie del mare.

C’è una funivia che collega la cima della montagna con una stazione sottostante posta pochi chilometri fuori dal centro cittadino. Io abitavo nei sobborghi meridionali, perciò dovevo prendere la linea rossa del servizio ferroviario cittadino fino in centro. Da qui un minibus mi portava ai limiti dell’area metropolitana, da cui è possibile arrivare alla funivia a piedi in meno di mezz’ora.

Per arrivare fino in cima a Table Mountain, però, ci sono anche dei percorsi escursionistici molto appaganti, che si insinuano tra le rocce della montagna – talvolta anche a notevoli pendenze – e fanno arrivare gli audaci esploratori alla meta con un meritato senso di realizzazione, per poi lascarli senza fiato di fronte all’incredibile spettacolo di quella piana a mille metri di altitudine.

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I percorsi disponibili variano per difficoltà e lunghezza. La Gola di Platteklip attraversa il fianco della montagna quasi in linea retta e richiede circa due ore e mezza per l’attraversamento completo. Un altro percorso molto più lungo collega il fianco di Table Mountain ai giardini botanici Kirstenbosch, dove sentieri dai nomi evocativi come Skeleton Gorge e Nursery Ravine – “Gola dello Scheletro” e “Burrone Infermeria” – risalgono le pendici del massiccio circostante.

Sinceramente salire su per Table Mountain rientra tra i cinque o sei episodi di maggiore intensità fisica dei miei ultimi dieci anni di inattività, ma per chi veramente crede che il sudore sia il suo abito ideale la montagna più famosa del Capo offre la possibilità di esercitarsi in arrampicate, escursioni speleologiche e tratti in mountain bike.

A proposito dell'autore

Flavio Alagia

Laureato in Giornalismo, il mio limbo professionale mi ha portato dagli uffici stampa alla carta stampata, per poi approdare al variopinto mondo della comunicazione digitale. Ho vissuto a Verona, Zurigo, Londra, Città del Capo, Mumbai e Casablanca. Odio volare, amo lo jodel e da grande voglio fare l’astronauta.

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