Il nostro viaggio a Varazze inizia con una finestra. Anche se quella non era solo una finestra ma piuttosto un quadro sonoro, una ninna nanna, un erogatore di serenità. Mare, cielo e rumore delle onde. L’apoteosi del blu e un sorriso. Il mio.

“Domani – dice Riccardo, il nostro risolvi problemi – si va in barca a vela!” “Bene”, dico io con un po’ di fifa dovuta al mio recondito terrore di soffrire il mal di mare. “Quanto tempo durerà?” continuo, convinta di cavarmela con un giretto di dieci minuti e via. “Direi un’ora.” Un’ora?! Mammamia come farò? Eppure sono ligure e non dovrei soffrire il mare, ma come direbbe il mio saggio marito, “un abitante di Fiumicino non sa per forza volare”.

Al risveglio ecco il regalo più bello: sole e mare, sornione e benevolo. Adesso sì che sono gasata per il giro in barca a vela! Arriviamo al Club Nautico di Varazze, che dal 1919 organizza corsi di vela per adulti e bambini durante tutto l’anno, e andiamo ad “armare” la barca. Saliamo e partiamo con al timone Francesco, uno degli istruttori del club, che inizia a darci comandi del tipo “cazza la randa”, “orza” ed altri termini astrusi e incomprensibili. Capisco solo che “scuffiare” è una brutta cosa ed è meglio non farlo. In tutto questo poi alzo la testa e davanti a me c’è Varazze. Bellissima. E il mare intorno a me. Splendido.

Mi rendo conto che la vela è uno sport meraviglioso: devi conoscere il vento, scovare le correnti giuste, osservare le onde e assecondare gli elementi della natura, piegandoti a essi o cercando di dominarli. Un rapporto strettissimo con la natura e un profondo rispetto per il mare. Varazze però non ha soltanto il mare. In dieci minuti di macchina dalla costa arriviamo al Parco del Beigua dove inizia la nostra escursione a piedi, completamente immersi in un paesaggio fatto di vallate verdi e profumi con la presenza costante del mare, che placido ci segue sullo sfondo e riempie i nostri occhi. Un sentiero semplice e piacevole che ci conduce sino al Santuario di Nostra Signora della Guardia sul Monte Grosso.

Qui sembra di essere lontani anni luce dal mondo, tanta è la pace e la quiete. Un luogo dove persino i pensieri stanno zitti. E di sentieri così Varazze è piena e sono stati tutti inseriti in una comoda cartina recentemente realizzata nell’ambito del progetto STL Italian Riviera – Itinerari di scoperta e turismo attivo, presentato alla stampa proprio in questi giorni, dove tra l’altro scopriamo che Varazze si è anche dotata dell’applicazione Varazze Turismo che è una vera e propria guida turistica digitale, scaricabile gratuitamente sia da android che iOS. Qui si scopre che le onde di Varazze sono considerate tra le tre migliori del Mediterraneo per il surf, che recentemente è stato scoperto il relitto di una nave romana del I secolo con dentro anfore dell’epoca, che lo scopritore delle Canarie è un varazzino, che ad aprile e maggio si possono vedere i delfini… ok, la finisco qua.

La scoperta di Varazze continua sul Lungomare Europa, un percorso ciclopedonale di cinque chilometri che collega Varazze a Cogoleto, realizzato sul tracciato di una vecchia ferrovia e dove noi sfrecciamo in bicicletta di prima mattina, lontani dal traffico, con il mare da una parte e la vegetazione dall’altra. Il profumo del mare e quello della vegetazione. Il rumore delle onde e quello degli uccellini cinguettanti. Sensazioni così famigliari per me, ma allo stesso modo sempre sorprendenti. Alla Liguria non ti puoi abituare, puoi solo conoscerla meglio e amarla sempre di più.

A proposito dell'autore

Serena Ferti

Dieci chili di morbido batuffolo bianco. Puzzolente però. E un carattere guerrafondaio. Questo è Icaro, il mio Jack Russell Terrier: un guastafeste, viziato e possessivo. Io non peso dieci chili, non sono ricoperta (ancora) da peli bianchi e ci tengo parecchio a non puzzare. Sono laureata in Scienze della Comunicazione e amo scrivere, viaggiare e soprattutto mangiare. Ma, come dice chi mi conosce, "ha lo stesso carattere del suo cane!"

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7 Risposte

  1. Jorge R. Buzzo

    Il mio bisnonno, Luigi Buzzo, fu nato a Varazze nell’anno 1812. Lui è venuto a Paysandu, Uruguay, in 1875 con 5 figli de nazionalitá argentina.

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